Altilia

altinia-004Sulla Statale Benevento-Campobasso è visitabile Altilia, una delle innumerevoli colonie romane sorte in terra Sannita (intesa come nazione italica) in seguito alle conquiste, prima repubblicane e successivamente imperiali, della capitale.

I sanniti erano un popolo che oggi si definirebbe “montanaro”. Tramandavano le loro tradizioni perlopiù oralmente, amavano il teatro comico-satirico e le danze popolari, erano guerrieri stoici, pastori di professione, geniali inventori, e soprattutto parlavano una delle vere lingue italiche: l’Osco, di cui ancora oggi si trova qualche sporadica traccia scritta, laddove lo sterminio dei romani non ha compiuto l’opera.

Con i Sanniti i Romani furono particolarmente feroci. Basti pensare che altinia-031la resistenza provocò una serie di scontri che durarono dalla metà del IV secolo a. C. fino praticamente alla guerra sociale, e contestualmente alla propaganda di “denazionalizzazione” portata avanti da Augusto, per integrare le popolazioni locali con il suo impero. Parliamo ormai dei primi anni dopo la nascita di Cristo, anche se il periodo più cruento fu quello dei continui scontri per l’egemonia sul territorio, passati alla storia come le tre Guerre Sannitiche, durate almeno sessant’anni.

Fu durante questi secoli che Pentri, Marsi, Irpini, Lucani, Apuli, Vestini, Marrucini, Frentani e Peligni, si difesero strenuamente per combattere l’invasore, perdendo solo a causa di un misero errore di valutazione, che li fermò per un paio d’anni, sufficienti a Roma per recuperare energie e riorganizzarsi, passando così alla conquista definitiva.

Le città sannite avevano mura perimetrali molto brevi. altinia-083Raramente arrivavano ai due km. Le cinte erano costruite con il caratteristico sistema dell’intersezione di pietre quadrangolari in senso obliquo. Le città sorgevano sui monti del Matese e sulle colline, ma dopo averle conquistate, i romani ne spostavano il nucleo originario a valle, in segno di sottomissione, e in modo da poter sfruttare la pianura.

Così successe anche a Saepinum, che a valle divenne appunto Altilia.

Se non la conoscete rimarrete probabilmente sconvolti dall’integrità dell’impianto, splendidamente mantenuto e costituito da una cinta di milletrecento metri, intervallati da ben ventinove torri e quattro porte, dove sono ancora perfettamente visibili la basilica, il forum, il macellum, diverse fontane, due stabilimenti termali, un teatro di tremila posti (di cui ben poco è rimasto in superficie, per la verità) e il Decumano, e le abitazioni, e Dio sa cos’altro.

Forse perché così poco frequentata, Altilia rende un’atmosfera incantata, come se lì il tempo si fosse fermato e tutt’intorno il mondo fosse andato avanti. C’è addirittura l’usanza di portarvi animali al pascolo, come se fossimo ancora al centro dell’epoca dei commerci. È per questo che un fottìo di mosche vi ronzerà nelle orecchie fino quasi a farvi bestemmiare qualche dea, ma persino le mosche vi lasceranno, varcata la Porta Benevento per far ritorno al nostro presente, come paralizzate all’interno di un universo a parte, che vive e si alimenta solo di se stesso.

La considerazione scontata è che altre regioni d’Italia e d’Europa campano con molto meno, mentre per Sepino (così si chiama oggi) vale molto più il convento che sorge nelle immediate vicinanze del paese (su in collina, dove tra l’altro è ancora visibile Terravecchia, l’impianto originario ben più antico di Altilia), che una vera e propria città, visitabile ancor oggi senza avvertire minimamente il passaggio di duemila anni.

Dalle nostre parti, chi ama conoscere certe cose viene ancora visto come un fissato. La gente pensa a Sepino e sospira, facendo spallucce e rassegnandosi all’idea che un sito di tale portata non sarà mai considerato patrimonio, figuriamoci attrazione turistica.

Un segnale di quanto valga oggi, per chi lo frequenta, il sito archeologico di Altilia, è la condizione in cui versa l’antico lavatoio, attualmente ridotto così:

altinia-003

Per il resto, se desiderate vederne qualche foto, cliccate qui: pres-altilia

Per altre informazioni:

www.saepinum.it

www.comune.sepino.cb.it

Per i veri intenditori e gli studiosi: Il sannio_e_i_Sanniti
e:

Il blog_dei_libri_su_ Il_Sannio_e_i_Sanniti


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