TERRAMADRISTA E NON TERZOMONDISTA

Al congresso regionale dello scorso 21 gennaio di Slow Food Campania, nella fungente cornice della Casina Vanvitelliana di Bacoli (NA), uno scatenato Carlo Petrini ci arriva con pochi passi, da solo, come un uomo qualunque, senza borie, senza inutili sofisticatezze, giusto prima di essere assalito dai festosi partecipanti.
Tanti i temi lanciati in vista del prossimo Salone del Gusto e Terra Madre 2012, a partire dalle piccoli grandi vittorie realizzate nel prestigioso obiettivo dei Mille orti in africa, in piena fase di realizzazione.
I soci Slow Food hanno potuto quindi ascoltare Petrini mentre dichiarava di voler fare, dell’Università di studi delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, una vera e propria scuola di pensiero. Queste sono, infatti, le conseguenze più tangibili dell’aver trasformato l’associazione in un vero e proprio movimento.
Carlo Petrini ha ribadito il ruolo delle donne, per troppo tempo allontanate persino dal riconoscimento del desco, nella conservazione delle tradizioni enogastronomiche delle comunità locali, verso la riscoperta, sempre più urgente, del bisogno di incoraggiare le iniziative imprenditoriali, specialmente quelle giovanili, in campo agricolo e gastronomico.
Una sana e “austera anarchia” è quanto auspicato dal presidente di Slow Food Internazionale nella prassi organizzativa dell’associazione, a volte, a suo avviso, imbrigliata in una burocratizzazione indubbiamente mal tollerata da uno spirito libero come il suo. Petrini ha incoraggiato i Fiduciari uscenti a non mollare, invitandoli a veicolare il messaggio che il diritto al piacere va interpretato in senso democratizzante, come istanza propria sia di chi gode della condizione privilegiata di abitante nei paesi più sviluppati, sia di coloro che vivono in ambienti dove le esigenze di profitto continuano ad impoverire e sfruttare le fasce più deboli della popolazione mondiale.
Tutti i progetti per la tutela delle piccole produzioni locali, in tutto il pianeta, la cui causa è abbracciata e sostenuta dalla rete di Terra Madre, devono fare di noi non dei “terzomondisti” ma dei “terramadristi”, con lo sguardo e l’attenzione costantemente rivolti ai produttori che resistono alle pressioni delle multinazionali, con coltivazioni autoctone libere da OGM. Solo così potremo far sentire alla rete di Terra Madre qual è la nostra visione del pianeta, lungi dal vivere una militanza sofferente che subisce le contraddizioni piuttosto che risolverle.


Una Risposta to “TERRAMADRISTA E NON TERZOMONDISTA”

  1. […] VAI ALLE SUGGESTIONI DI CARLIN PER I SOCI DI SLOW FOOD Rate this: Share this:CondivisioneFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this post. […]

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