Watchmen

Confessione: credevo che gli Watchmen fossero i guardiani di altri Supereroi, come Batman, Superman e Wonder Woman. Vengo a sapere, dopo cinque minuti di già intensissimi titoli di testa, che questi non c’entrano un emerito cavolo con gli sputtanatissimi bambocci che popolavano gli altri fumetti che mi era capitato di sbirciare…

Scontata l’onta, che altro posso dire…: Watchmen è un film intenso, truce, folle ma immanente, pieno ed indimenticabile, tanto che commentarlo è quasi riduttivo. Val la pena di riprenderne qualche scena e cercare di trarne una riflessione, preferibilmente non banale.

Dopo aver assistito all’omicidio del Comico e aver capito che un presidente “a caso”, degli Stati Uniti (Nixon) si è assicurato con mezzi beceri la terza poltrona della sua carriera, ci si cala in un fantastico 1985, che alcuni ricorderanno come l’anno dei primi passi del solista Sting sulla scena musicale, e del quale altri, invece, rivivranno la tensione emotiva, a causa della possibilità reale che la guerra fredda si trasformasse nell’ultimo e definitivo conflitto mondiale.

È questo che diventa il pretesto per raccontare la storia di alcuni Watchmen che, dopo essere stati intimati a posare le maschere, riaffiorano dalle fogne di una New York gotica più che mai, e dalle cloache di una “misera” esistenza di normali esseri umani (per quanto abbia potuto il Dottor Manhattan, naturalmente…) per tornare in possesso della loro vera identità, più che di uno sprazzo di legalità, per dirla tutta.

Il personaggio che ho amato di più è senz’altro Rorschach: faccia melliflua, infanzia infame, odio mal represso, idealista violento, eppure così maldestramente ligio al suo personale senso di giustizia, fino ad arrivare a morire, per realizzarlo. La scena in cui lo arrestano e gli tolgono la maschera, mentre lui grida “RIDATEMI LA MIA FACCIA!!!” è talmente auto-narrante che non ha bisogno di commenti.

C’è poi la super-bonona Miss Jupiter, che seduce il Padreterno uomo blu (di gran lunga più grande di lei) per poi lasciarlo per Daniel: pancetta, insicurezze e timor del vero, che però è così spassionatamente umano..

La scena in cui fanno sesso dopo il mega-salvataggio di una famiglia da un incendio, farebbe impallidire tutta la scuderia di Schicchi, per il semplice quanto umanamente irrealizzabile generarsi di una passione da un progetto vero, un’unione di intenti, un’affinità così elettiva, che nel caso di due Supereroi (bontà loro) trova addirittura la sua sublimazione nella comune vocazione per la salvezza del mondo, o almeno di una parte di esso.

E poi c’è il Dottor Manhattan, che da buon Padreterno assiste alle vicende umane senza muovere mezzo dito, tutto intento a costruire la macchina che lui crede servirà a risolvere i problemi del pianeta, e che, in qualche modo, poi, lo farà. Grandiosa e patetica allo stesso tempo, è la scena in cui decide di intervenire a pochi minuti dallo scoppio della Terza Guerra Mondiale, perché l’improbabile incontro-scontro dello spermatozoo e dell’ovulo che hanno generato la donna che lui dice di amare, gli danno ancora motivo di sorprendersi di una dimensione umana che lo aveva completamente esacerbato.

E poi c’è lui, l’uomo più intelligente del mondo, che da buon megalomane pensa di risolvere i problemi con un suo piano: drammatico e demoniaco, come ogni buon disegno che prevede un minimo sacrificio (che minimo non è), a fronte di un grande risultato (che poi grande lo è, ma in che termini?).

Insomma, come in ogni narrazione che si rispetti, di quelle decentemente amalgamate, e non diluite in classici volumi da tre episodi (probabilmente anche per concrete esigenze di non infinitezza di budget…), c’è veramente parecchia carne a cuocere.

Molti citano una frase di Rorschach per riassumere il film, che a me sembra poco appropriata. Una delle cose che dà senso al film e alla saga è invece, probabilmente, un botta-e-risposta che si scambiano, durante i tafferugli in atto proprio contro lo strapotere dei sorveglianti, il Gufo Notturno ed il Comico, che quando il primo gli domanda “Che cosa ci è successo? Che fine ha fatto, il sogno americano?” semplicemente risponde con il suo rivoltante sberleffo: “Si è realizzato!”.

comedian-3

m.e.n.

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Una Risposta to “Watchmen”

  1. […] senza poteri a farsi giustizia da solo. Ecco, se non avessi visto già quello e capolavori come Watchmen che mettono seriamente in discussione la figura del guardiano del bene, direi che Lo chiamavano […]

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