Voglia di tenerezza

Ve lo ricordate? È un film del 1983, e non pensavo sarebbe stato così bello rivederlo. Un film in cui gli attori recitano, dove le donne (due fantastiche Debra Winger e Shirlie MacLaine) hanno un ruolo, che non è quello della solita oca tettona, dove la morte, finisce per rivelare le personalità autentiche di ciascun protagonista, a dispetto dell’impressione che si suole dare.

Gli spunti di riflessione sono innumerevoli, a partire dal fatto che una bisbeticona maschiaccia apparentemente insopportabile finisca per essere il punto di riferimento per un marito fedigrafo, una madre in perenne lotta con la paura di invecchiare, un’amica newyorkese super-manager e un figlio che fa di tutto per farle credere che la odia, fino all’ultima volta che la vede in un letto d’ospedale.

Per tutto il tempo non ho fatto altro che pensare quanto sia diverso dai film di oggi. E non solo perché è di 25 anni fa, ma soprattutto per l’intensità delle emozioni, per lo spessore dei caratteri, per la bravura degli interpreti, che non fanno altro che raccontare la storia di una donna incasinata, che a un certo punto si ammala di cancro e muore. Tutto qui, senza particolari trovate sceniche o colpi di sceneggiatura ultra-moderni tali da poter scioccare.

Diversamente da quanto si possa pensare, non si piange per scene strappalacrime, o perché ci si identifica in una donna insignificante che però significa tutto, né perché alla fine Jack Nicholson crolla e ammette di amare la MacLaine.

Voglia di tenerezza è un film intenso, degno dell’attenzione dello spettatore, che racconta di come si possa tornare ad amare a cinquant’anni (con la pancia e le rughe, come si faceva allora, che a cinquanta eri vecchio, e non un super-palestrato con manie di lasciare la moglie per una ventenne), e poi di un marito, quello della Winger, che non riesce a lasciare la moglie casalinga con tre figli, per un’avvenente collega ricercatrice. Dove il debole fa la figura del debole, la donna adulta quella della donna adulta, e dove, consentitemelo, può anche succedere che un incallito single playboy cambi per amore.

Insomma, c’è di tutto. Io l’ho trovato di nuovo emozionante nella sua banalità, straziante nella sua crudezza, intelligente nel suo svolgimento.

E non fa niente se alla fine l’eroe non salva il mondo, se la trama non è niente di ermetico ed incomprensibile, se le inquadrature mute parlano da sole, anche se a telecamera fissa e senza piani sequenza.

Io Voglia di tenerezza lo adoro. Mi ha fatto ricordare di quando, guardando un film, si poteva ancora vivere una storia parallela ed attuale, riflettere su che tipo di persona si voglia essere, sperare, vivaddio, che qualcosa può ancora succedere, anche se non ti accanisci a lottare con le unghie per poterlo ottenere.


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