Una donna in carriera (Working girl – 1988)

È troppo fico quando ti capita di rivedere per televisione uno di quei “vecchi” film che ti piacevano da ragazzina, ritrovandoli ancora piacevoli nonostante, in questo caso, la smisuratezza delle spalline e delle acconciature di Melanie Griffith.

E pensare che qui lei è solo la supporter di Sigourney Weaver, la stangona dei gorilla. Vabbè, ma quella è un’altra storia

Working girl è la vicenda che ha segnato alcune di noi sedicenni di allora: parla di un mondo che in pieni anni ’80 entra nel vortice dello sgomitamento tra uomini e donne, per un posto di lavoro.

Era il periodo durante il quale le prevaricazioni scottavano ancora, in cui era forte il bisogno di denuncia, in uno scenario in cui Bob (Kevin Spacey) poteva farti incazzare invitandoti ad un colloquio di lavoro nella sua limousine con tutti i “comfort” del caso, in cui i capi maschi erano giustamente raffigurati come dei papponi. Un mondo in cui Jack (Harrison Ford), che sta anni luce avanti, ti tratta come una collega e non come una Monica Lewinsky qualunque, salvo poi scoprire che sei la segretaria della sua auto-imposta fidanzata.

Ah…! Quei tempi meravigliosi, ritratti in un film che nessun uomo ti chiederebbe mai se hai visto (almeno non quelli le cui simpatie cinematografiche si fermano ai western e al Padrino), una commedia che sa regalare ancora oggi chicche di sceneggiatura (non a caso Kevin Wade – lo stesso di Vi presento Joe Black – ebbe per questo film la nomination al Golden Globe) e spunti memorabili. Come in Blade runner, ma al femminile.

Alcuni esempi??

“Vesti male e noteranno il vestito, vesti impeccabilmente e noteranno la donna. Coco Chanel” citata da Katarine.

“Ho un cervello per gli affari ed un corpo per il peccato. Ci trovi qualcosa da ridire…?” Tess.

“Mai tagliare i ponti! Oggi giovane coglione, domani socio riccone…”, sempre Katarine.

“Lei qui è l’unica donna vestita da donna, e che non ha pensato a come si sarebbe vestito un uomo, se fosse stato una donna…”, Jack.

… e così via.

Mi comporto come un degno esperto di cinema e mi informo sul regista.

Mike Nichols. Scopro che ha fatto nientepopodimenoché: Affari di cuore, Closer, IL LAUREATO (!), Cartoline dall’inferno e Silkwood, e mi viene da domandarmi…come mai un uomo ha così a cuore la sorte femminile nell’era contemporanea?

Le sue protagoniste (e qui devo ammettere il mio debole per la crecca, intorno cui ruotano infatti i “soliti” Meryl Streep, Jack Nicholson, Nora Ephron, Shirley MacLaine ecc..ecc..) sono quasi sempre donne impegnate nella causa, neo-eroine della rivalsa al femminile, signore che dicono cose che gli uomini ritengono scontate ed il gentil sesso considera fondamentali.

Un fesso a tutti gli effetti non può esserlo, fosse solo perchè ha dato due importanti vetrine a Kevin Spacey (divenuto poi Kaiser Soze, non dimentichiamolo!), che oltre a Bob impersona in Hurtburn anche il simpatico ladro che spenna la Streep durante una seduta psicanalitica collettiva.

Working girl è una commedia, ribadiamolo, ma è una di quelle che lascia il segno, se la guardi. Forse non ha contribuito a cambiare di una virgola, lo stato delle cose, e risulta anche un po’ lagnoso nel tentativo di dimostrare che se una donna, in affari, si comporta come un uomo, fallisce miseramente. Eppure seguire Tess (che è l’unica – in un mondo di segretarie – a farcela), mentre ce la fa senza sfigurare il suo essere donna, è avvincente ed emozionante.

Sarà perchè è terapeutico, per una donna…


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