Il sogno che trionfa

Sei un “normale” poliziotto, sei appassionato di caccia, hai un figlio e vivi la tua vita piuttosto tranquillo.

Un giorno, alzando il tiro, ti rendi conto che sei proprio bravo. Decidi ti allenarti, cominci a fare sacrifici, di tempo, di fatica, con l’aiuto di chi ti ama, con l’aiuto di Dio.

Partecipi alle prime gare, vinci.

I quarant’anni si avvicinano. Nel frattempo, nel 2007, diventi campione del mondo di “Double Trap”, doppia trappola, anche se la chiamano Fossa Olimpica, perché il cannone è sotto il livello della pedana da cui spari. I due piattelli, poi, vengono lanciati a distanza di massimo un secondo uno dall’altro. Devi essere proprio un grande, se fai questo sport.

Pare che Francesco D’Aniello fosse un mostro, tecnicamente parlando, ma che gli mancasse quella dote così importante da essere persino stata catalogata tra le virtù teologali: il dominio di sé. È stato uno psicologo, ad aiutarlo a ritrovarla.

Così, in un mondo sempre più precoce, sempre più frenetico nel bruciarti su un palco o una passerella a tredici anni, ad un certo punto succedono queste cose, che ti dimostrano come, lontano dai frame della comunicazione globale, vale più che mai la pena di lottare… A trentanove anni, Francesco D’Amelio vince la medaglia d’argento alle Olimpiadi.

È vero, si tratta di una specialità che si può coltivare con tutta calma, perché non richiede l’elasticità dei doppi carpiati o il fiato della staffetta 4X200. Sicuramente lavorare sulla mente e sulla mira, sulla freddezza del tiro e sulla prontezza di riflessi, è più alla portata degli over-trenta. Ma quante occasioni sprecate si celano dietro il sipario che tanti di noi fanno calare sul proprio futuro, al laconico slogan del “non ho più l’età”… pur di non fare neanche questo sforzo?

Quante donne, per esempio, non accettando il proprio fisico rinunciano alla femminilità, alla maternità, alla sensualità…Quanti uomini rinunciano alle proprie ambizioni, quanta gente, in generale, si rassegna agli obiettivi facili…?

Non so se sono solo io a notarlo, ma ultimamente mi sembra di sentire sempre più spesso, che dopo una vita apparentemente “tranquilla e normale”, ad un certo punto la gente sembra impazzire e cambia la propria esistenza, di punto in bianco: tranciando di netto i legami, cambiando look e abitudini, tornando a respirare il meraviglioso senso della vita.

La vicenda di Francesco D’Aniello mi sembra l’emblema di tutto questo: si può passare un’intera fetta della propria esistenza arpionati alle proprie certezze, nel limbo della pavidità, nel dubbio del “se avessi…”, ma prima o poi il sogno torna, e trionfa. E lo fa proprio nel bel mezzo di una vita programmata, nel pieno del presente prestabilito, a metà del seminato, quando meno te lo aspetti, quando te lo chiede il fisico, pilotato, inconsciamente e a tua insaputa, dalla tua mente.

Il sogno trionfa su una realtà in cui saper ballare vuol dire al più sgallettare come gli Amici di Maria de Filippi, dove, che sia in un call centre o al livello di un top manager, devi avere: età inferiore ai ventiquattro, tre lauree, proprietà di quattro lingue, dieci master e otto specializzazioni, una realtà dove a trent’anni sei vecchio, e ti senti ripetere che il tempo passa… e il lavoro fisso ci vuole… e il matrimonio… e la benedetta benedizione dei figli….

Io a Francesco gli voglio bene, e non solo perché ha vinto una medaglia. Lo ammiro perché ha creduto in se stesso, ha riaperto i suoi orizzonti, non ha dato niente per scontato, e più di ogni cosa, benedetto Iddio, ha rischiato. La sua partecipazione a gare ed olimpiadi poteva essere un fiasco colossale, ma se non avesse mai tentato, noi non avremmo mai saputo neanche della sua esistenza, mentre qualcuno di noi non avrebbe avuto modo di pensare che non c’è limite di tempo, per cercare e poi esprimere il proprio talento, per aspettare la propria occasione. E per coglierla al volo, e vincere, o fallire. E magari rialzarsi e ritentare.

C’è un universo di potenziali campioni in mezzo a noi: quante medaglie non consegnate, o peggio ancora, appese al collo di chi ha osato più di te… Dio…questo pensiero mi farà impazzire. No, credo proprio di no… non voglio annichilire…

Continuerò ad insistere, finché l’istinto mi dirà di mirare più in alto… ho troppe cose da fare.

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