Il mio mestiere è il Fishing

Mi chiamo Lenzie, e cazzo la randa verso i mari più pescosi, alla ricerca di nuovi clienti per la mia azienda. Il mio mestiere è il “Fishing“, una parola burlona e a tratti imperscrutabile usata per definire la ricerca di potenziali acquirenti interessati ad un prodotto.

Il lavoro certosino e faticoso che faccio consiste nell’individuare il target da aggredire, per poi sparare a mitraglietta nelle sacche dove si insediano gli ignari pinnuti.

Il Fishing è fantastico.

Soprattutto quando rialzo le reti ed i compratori, dibattendosi per un poco, accettano rassegnati di essere cucinati poi per benino.

È un lavoro che non ho inventato io, l’ho scoperto per caso dopo un licenziamento da un rapporto di lavoro durato più di due anni, durante i quali ho dato l’anima, per una causa che si è in seguito rilevata nelle tasche di un manipolo di napoletani affiliati alla camorra. Alla Camorra quella seria, quella degli affari, quella delle connivenze, quella degli agganci politici… ma questa è un’altra storia.

Con un fisso davvero minimo, un telefono, un portatile ed una connessione internet, nel giro di un anno e mezzo ho dato vita ad un fatturato che sta per superare i settantamila euro. E sono felice, perché con questo ci campo, affiancandoci consulenze e incarichi vari.

Sono ormai una maga del precario, una scava-pozzi del profitto, una vendi-ghiaccio ai pinguini, il terrore dei tirchi, un’artista della mobilità, una self-manager: una free-lance, come va di moda dire oggi.

Che bel lavoro, è quello del Fishing, soprattutto quando, nella fase di fidelizzazione, dimostri alle tue vittime che possono fare affidamento su di te, come partner per le loro strategie. Perché io, ai miei clienti, gli cammino affianco, li sostengo, gli faccio l’assist, gli confeziono le palle goal.

Sparare Fishing è un po’ come rivolgersi al mercato globale, ci pensavo l’altro giorno quando sentivo dire che Celine Dion ha di nuovo superato i tot milioni di copie col suo ultimo album.

Mi domando: perché lei si e gli “Eva mon amour” no?

Perché, nonostante il Mulo, lei continua a stra-vendere, mentre gli altri stanno ancora a far alzare la mano ai fan, quelli che hanno comprato il CD originale, durante i concerti?

La risposta è semplice: Celine è comunque prodotta da una mega-casa discografica che stra-opera Fishing a pompa in tutto il pianeta, verso sconosciuti potenziali compratori. Cosa che gli Eva mon amour, evidentemente, non si possono permettere.

Ecco perché è importante che le radio si asserviscano ai produttori, ecco perché è fondamentale che la catena produttiva si assembli a monte, raggruppando nelle stesse mani produzione, promozione, e, perché no, anche la distribuzione.

Ed ecco perché il mondo suburbano ce l’ha col Pop, perché la prima vera operazione è partita negli anni ’80 o giù di lì, e ti segregavano se non eri paninaro, timberlandiano, e qualche altro cazzi-ano che ora non mi viene in mente.

È lì che è cominciato tutto, è lì, forse, che hanno inventato i mestieri globali, come il mio.

Beh, io il Pop lo amo comunque. Fa spesso da sottofondo alle mie interminabili ore di Fishing globale. Per la mia salute mentale starò solo attenta che tutto ciò non diventi il mio mondo. Mentre il pensiero mi va a tutti quelli che questa forza non ce l’hanno. Che non cavalcano l’onda dell’auto-imprenditorialità o che non ne vogliono sapere di vendere, che hanno perso il lavoro a cinquant’anni o che non sanno che farsene della laurea e si tuffano a capofitto nella centrifuga dei call center.

Perché lo scoraggiamento non prenda il sopravvento, perché non si spenga l’ultima fiammella di sinapsi che ci rimane nel cervello, per restare in qualche modo umani, e sopravvivere, l’unico modo è reagire, creare, inventare, non darsi mai per vinti. Perché l’unica cosa vera è che “con il giusto atteggiamento mentale la risposta arriverà”.

E a chi di precario ne sente solo parlare, a chi si esprime per slogan, senza aver mai provato sulla pelle il terrore del domani, a chi non sa cosa inventarsi, perché non ne ha bisogno, uno stereofonico “vaffanculo” non glielo leva nessuno. Senza ulteriori occasioni di farci strumentalizzare.

L.C.L.R.


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