I beneventani e il Megaparcheggio

Multilivello, 540 posti auto, comodo, ben congegnato. A cento metri hai: centro, negozi, chiese, monumenti. Esattamente sopra: i principali uffici comunali, di fianco: un posto dove sguinzagliare libero il tuo cane, tutto questo alla modica ed accessibilissima (per ora) tariffa oraria di un euro o giù di lì.

Avendo frequentato tanti posti (civili) e girato un po’ il mondo, ho visto come funziona quando si parcheggia in analoghi posti: si effettua il pagamento alla cassa, si ritira lo scontrino, dopodiché si ha circa mezzora per riprendere la propria vettura, uscendo senza provocare disagio alcuno.

Il beneventano medio, invece, ritiene forse superfluo pagare prima e prendere la macchina successivamente. Sarà per ignoranza (della legge, s’intende), o per scarsità di approfondimento dell’educazione civica a scuola, ma egli (o ella) preferisce piuttosto prendere prima la macchina, parcheggiarla ad un metro dalla cassa automatica (in una zona ad accesso riservato agli abbonati) o meglio ancora (come ben si può vedere dalle foto) davanti all’obliteratrice dell’uscita, scavalcare come una furia gli appositi foto0032ostacoli interposti da un qualche maniaco delle regole, tra la suddetta obliteratrice e la cassa automatica, scapicollarsi a tornare indietro perché i dieci centesimi mancanti sono rimasti nel portaoggetti dell’autovettura testé lasciata a bloccare il transito in uscita, quindi tornare alla cassa, aspettare impazientemente che rilasci in un interminabile nanosecondo l’agognato scontrino, rientrare galoppante e sudante verso il posto guida e finalmente infilare il tagliando nell’apposita fessura e uscire.

Ecco cosa accade invece in un posto qualunque, che può essere Siena, come Milano, Roma o qualunque altra città in cui si è consapevoli, che vivere con altre decine e/o centinaia di migliaia di persone comporta un minimo di limitazione alla comodità personale. Innanzitutto la cassa è ai piani superiori, non davanti l’uscita, per cui non potrai mai avere la tentazione di risalire le scale lungo il tragitto pedonale, per portarci la macchina davanti.

Poi ci sono anche le casse manuali, dove esseri umani della stessa specie dell’automobilista parcheggiatore eseguono la stessa operazione delle macchine, però dal vivo, e non si limitano, come accade a Benevento, a girare la faccia davanti alle patetiche scene di cui sopra, o a rispondere “dall’altra parte!” quando qualcuno si avvicina per pagare. Si, perché, tra il finto guardiano del megaparcheggio di Benevento ed il suo collega automatico (dalle funzioni ben più vitali), c’è un angolo di novanta gradi, ricoperto lungo le semirette che si incrociano dandogli vita, da due pareti che misurano, tra il custode ed il diavolo di marchingegno, non più di dieci foto00331metri.

Di chi è la responsabilità, quindi, se per uscire dalla mirabolante struttura, chi ha pagato civilmente il parcheggio deve effettuare una gimkana tra i relitti dei suoi colleghi piloti, scaricati in malo modo nei cinque metri di rettilineo che separano la sua auto dallo stimato traguardo dell’uscita?

Di chi permette che la cassa luminescente di incivili tentazioni stia a pochi metri dalla dipartita, o di chi ne approfitta a scapito della tapina r-esistenza di chi si ostina a rispettare le regole?

Ai poste(ggiato)ri l’ardua sentenza.

COME ARRIVARE AL MEGA-PARCHEGGIO DI BENEVENTO—->


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