Bianca Bari e le sette Sgagliozze

La domanda è: “vuoi fermarti per la solita cena o ti portiamo in giro per un tour a conoscere la vera Bari?”. È un bivio, dalla scelta dipende la percezione che vi resterà della città e cosa ne rimarrà dentro di voi: un “porto di mare”, con tutte le accezioni positive e negative che questo modo di dire evoca, oppure Bari vecchia e le sue rivelazioni.

Dal Palace Hotel, già ritrovo di un nutrito pubblico internazionale che fa shopping, va al teatro e visita il centro, all’Arco Basso, fucina instancabile delle mitologiche Orecchiette, il passo è breve. È qui che la mattina un piccolo esercito di mani leste amalgama, sfoglia e incava la pasta che sfama i golosi di tutt’Italia e gli emigrati pugliesi di tutto il mondo. Basta ordinargliele, infatti, per poi omaggiarle a visitatori, fornitori, clienti, o semplicemente mangiarle a casa con il divino ragù (basta scorrere tra i filmati di youtube per trovare ventordicimila documentari che ne testimoniano la potenza socio-economica, tra cui questo, con la regia di Ardalan Nabavinejad, in cui le donne raccontano con orgoglio la vicinanza e la forte interrelazione personale tra gli abitanti del quartiere).

Step numero 2: le sgagliozze. Non si penserebbe mai che in una città di mare si possa mangiare polenta fritta, ma è così. Meraviglioso assaporare le salatissime e unte fette di questa specialità, insaporita dal genuino passaggio di mano (nel senso che costei le tocca) tra

l’indigena massaia friggitrice e voi, ma fa molto tipico anche questo. Sarà l’effetto allucinogeno del tradizionale snack, ma quella che vi si parerà davanti è una città bianca, pulita, quasi profumata (ogni casalinga si premura di pulire il tratto di strada di pertinenza di casa sua),

inframmezzata dai tipici campanili altissimi pugliesi e le piazze antistanti le chiese, tra cui quella di San Nicola, dove si consuma tuttora l’antico rito di recarsi presso la Colonna nella Cripta, attualmente recintata ma fino al 2007 oggetto di un triplo giro intorno, che secondo la tradizione aiuterebbe le zitelle a maritarsi.

Si procede poi verso il lungomare, percorribile su un lastricato, il quale da un lato affaccia sul porto e dall’altro disegna il perimetro delle case alte che danno sul mare, anch’esse bianchissime, e lungo questo cammino è possibile affacciarsi sulle strade interne del centro storico. Sono illuminate, frequentate, invitanti.

Altra breve sosta mangereccia al porto con una focaccia al pomodoro e prosciutto, accompagnata con birra rigorosamente Peroni, da bere come un vero barese: col mignolo alzato quando si porta il collo della bottiglia alla bocca.Bari vecchia 2

E poi via, verso il Teatro Petruzzelli (vederlo dopo averlo sentito nominare tante volte può essere un’altra avvincente emozione) e un breve salto in quella parte del quartiere Murat dove ci sono i negozi più belli e perciò visitati dai turisti durante le soste delle crociere. Pare che lo stesso Gioacchino avesse provveduto a disporre le attività commerciali in posizione tale che ognuno potesse controllare i prezzi dei dirimpettai, stabilendo di fatto un regime di libera concorrenza… vigilata.

Al rientro in albergo, il pensiero corre agli anni ottanta e novanta, durante i quali certamente una simile passeggiata non avrebbe potuto avvenire con tanta serenità a causa del degrado in cui la città era sprofondata. E corre anche ad altre città, prima tra tutte Napoli, dove in molti casi questo non è tutt’ora possibile per lo stesso motivo.

Ma questa testimonianza vuole rappresentare un moto di speranza. Bari può sorprendere anche i più scettici, grazie a taluni miracolosi esiti della riqualificazione. Se è stato possibile rivederla così, e se si assume questo fatto ad emblema, magari accadrà anche nel resto del nostro Paese.bari 007

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su novembre 3, 2013.

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