Verso il mercato della terra sannita (10 novembre 2012 ore 16.00)

Quanta bella gente alla manifestazione “Verso il mercato della terra sannita” che si sta svolgendo in queste ore alla Masseria Roseto, qui a Benevento.

L’allestimento mi ricorda il presepe che facevo da piccolla con papà. Andavamo a San Gregorio Armeno a comprare i pastori, e poi ricostruivamo le scene della Natività e del resto del paese: quello che ne usciva fuori era un misto tra Quartiere Mercato e Betlemme, particolarmente piacevole agli occhi di un qualunque individuo con un gusto medio per l’orrido, ma tant’è. Ora qui è tutta un’altra storia.

Sotto l’impalcatura in legno della masseria, più di una decina di bancarelle espongono prosciutto, ortaggi, conserve, olio, vino, farina, dolci, pane fresco, pecorino, mozzarella di bufala, caciocavallo… gnam slurp.

Per mia somma gioia incontro Vincenzo Egizio, uno della Resistenza Contadina. Vive ed esercita a Brusciano (NA) dove coltiva papaccelle, pomodori San Marzano, pomodorini del piennolo del Vesuvio, pomodoro giallo di Visciano, fagioli cannellini di Acerra “dente di morto”, albicocche vesuviane, torzelle ricce, broccoli per la minestra, zucca lunga di Napoli, scarola riccia e schiana, e produce conserve di pomodori san Marzano, pelati ed in passata, papaccelle sotto aceto e marmellate di albicocche del Vesuvio (leggi i dettagli qui) .

Mi dice “questo mestiere si basa soprattutto sul sostegno della gente”, perché non è facile fare il contadino, se non hai il contatto con chi ti compra i prodotti. Sapete: quando si sente “prodotto Slow Food” subito si pensa di pagarlo a peso d’oro. Io rispondo sempre che non è un prezzo alto, è un prezzo giusto. Per non sbagliarmi vi dico di controllare i cartellini del supermercato. Sotto il prezzo unitario della confezione, trovate il prezzo al chilo del prodotto che state acquistando. Scoprirete che è ben più alto di quello che paghereste a Vincenzo o a qualsiasi altro suo collega. La differenza sta nel fatto che, nel primo caso, ai produttori viene dato (non temo di sbagliarmi) un centesimo di quello che gli date voi se comprate direttamente da lui, mentre il resto va alla Grande Distribuzione Organizzata: ossia i super, gli iper, e tutte le catene alimentari nate all’inizio degli anni ’80 con l’illusione di portarci il cibo in città, allontanandoci dalla campagna e buttando in mezzo alla strada tanti agricoltori che col tempo, nel migliore dei casi, sono diventati dipendenti di chi gli ha comprato la terra a quattro soldi, oppure sono finiti ad essere sfruttati, vendendo all’ingrosso da loro produzione all’industria alimentare che impone prezzi e condizioni. Detto così: come si fa a rimanere complici di questo meccanismo? Non mi fraintendete: anch’io compro ai Grandi Magazzini, ma una parte dei miei piccioli la spendo come oggi, perchè è giusto e conveniente. Per la mia salute, per l’economia, quindi per tutti.

Vincenzo invece mi ha risposto in un altro modo: se vogliono risparmiare, digli di venire da me in campagna. Gli do le papaccelle che la mia famiglia ha sempre fatto, gli raccolgo una cassetta e gliela do, gli faccio assaggiare il frutto appena colto. Mi faranno risparmiare tempo e fatica, e invece di ripagarmi le spese del viaggio, si vengono a comprare i prodotti da me, ci conosciamo, e mi danno pure la forza ed il conforto per andare avanti.

Ammazza!

Detto tra noi: il mercatino continua nel pomeriggio. Spegnete ‘sto computer e (parola mia) non vi perdete il pecorino ed il caciocavallo di Peppe Fortunato, i rustici di Giovanni Minicozzi, le conserve e gli ortaggi dei loro compagni di lavoro e la pimpinella e il nocillato della signora Piscitelli. Mi raccomando.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su novembre 10, 2012.

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