C’era una volta Melito Irpino

A sentire Enzo di Pietro, dell’omonima Trattoria (recensita nelle Osterie d’Italia – Slow Food Ed.), anche secondo lui ed i suoi concittadini non è che sia stato fatto un gran lavoro di ricostruzione in paese, dopo le innumerevoli calamità che ne hanno fatto un martire imperituro. Riedificato interamente a monte, Melito Irpino ha ora il classico impianto post-sismico squadrato, dissonante e dispersivo delle nostre parti.

L’evento più disastroso sembrerebbe comunque rimanere il sisma del 1962, in seguito al quale i resti del borgo antico (prima irpino, poi medievale) furono rasi al suolo per addotti motivi di sicurezza.

Di quel passato rimane una sparuta testimonianza, rappresentata da qualche rudere e da quella metà del castello normanno ancora eretto. Attraversare le sterpaglie per entrare, a proprio rischio e pericolo, nella vecchia chiesa di Sant’Egidio, proprio il caso di dire “in piedi per miracolo”, dà una forte emozione di avventura, che non sai se fotografarla o stare lì imbambolato a farti venire la Sindrome di Stendhal.

Un giro sulla collinetta del maniero è consigliabile per ammirare il verde tipicamente irpino ma specificatamente ufitano. Sempreché non vogliate andarci di notte, quando pare si possano ancora udire le urla strazianti di fantasmi girovaghi non meglio identificati.

Per concludere, niente di meglio che una sana rimpinguata di cucina irpina. L’aglio, anche se delicato, è costante e presente nella sua trattoria, ed Enzo di Pietro ci tiene a sottolinearlo… per cui, se non lo sopportate, state alla larga! O al più sarete tacciati d’ignominia seppur per una semplice intolleranza…

La lunga tradizione familiare si percepisce dalla padronanza dei fornelli con cui si rende una gastronomia gratificante, che non strafa con il condimento e parte da materie genuine che vengono rielaborate ad arte. Accompagnerà i pasti uno splendido padrone di casa, che non disdegnerà di donarvi qualche perla di saggezza, un po’ di storia locale ed un brindisi finale a base di una di quelle preziose grappe ben esposte in credenza.

E poi è al centro del paese nuovo. Nessun pericolo di mura crollanti o ectoplasmi in vena di dispetti.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su settembre 23, 2012.

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