Resistenza contadina e consumi reazionari

Quando si immagina un contadino, per prima cosa si pensa alla fatica. Il sacrificio, la tenacia, l’insanabile pervicacia dell’attaccamento alla terra. Tanto che, si sa, per un contadino non c’è ambizione più alta che arrivare al prossimo raccolto. Vuoi per l’impagabile soddisfazione di assistere ai cicli naturali dell’agricoltura, vuoi perché vedi i frutti del tuo impegno, vuoi perché nessuno ha il diritto di importi altra legge (di mercato, di lavoro, di convenienza) se non la tua passione.

Sicché, questi indomiti cuori ardenti difficilmente appaiono come degli eroi, quanto piuttosto come stoici impenitenti, talvolta un po’ zucconi, ma ben tollerati perché, in fondo, menomale che ci sono loro, altrimenti non si mangerebbe.

Quello che pochi dicono, o forse che pochi vogliono sentire, è poi che essere contadini, da ormai diversi anni, vuol dire qualcosa in più. Oltre le tecniche di coltura, infatti, per loro più che per altri si è reso necessario saper affermare i propri diritti: ad un giusto reddito, ad una legislazione abilitante, ad una concorrenza leale e regolamentata, ad una corretta educazione del consumatore di prodotti agricoli.

Giovedì 16 Febbraio 2012, al Ristorante Umberto di Napoli, Slow Food Campania ha presentato il Manifesto della Resistenza Contadina, un documento redatto attraverso un lungo percorso di ascolto dei contadini, senza sostituirsi alle loro voci, ma sostenendoli ed amplificando il segnale dei loro disagi (l’incontro è riportato in sintesi nel video di Maria Grazia Marchetti visibile qui).

La dignità e la nobiltà del lavoro della terra, sono infatti continuamente minate da un contesto socio-politico sempre più costringente, reso tale probabilmente dalle pressioni della lobby dell’industria agroalimentare nazionale ed internazionale, dalle infiltrazioni malavitose nel settore, ma anche dalla complicità di molti di noi, che spesso, risparmiando sugli acquisti, ci cibiamo di sostanze non nutrienti (quando non dannose) e contribuiamo a non riconoscere al prodotto agricolo ed agroalimentare artigianale il giusto valore.

Non si può nascondere che la distribuzione commerciale ci ha ormai abituato a ritmi di acquisto perfettamente innestati nel caotico bailamme della vita quotidiana, e tutti noi sappiamo quanto sia difficile sradicare queste abitudini ormai consolidate di spesa effettuata in GDO, col carrello enorme che già predispone allo spreco, alla ricerca del prodotto civetta, quasi sempre spendendo comunque più del dovuto. Ma bisogna cambiare. Non serve chi produce, se dall’altro lato del bancone non c’è chi compra, e compra bene, anche per il proprio bene. Soprattutto in risposta a questo grido di allarme, che inizia dalle zone periurbane delle grandi città, riecheggiando nelle aree interne e sub-appenniniche, per poi toccare i latifondi e le grandi coltivazioni di massa, dove spesso lavoro nero e caporalato sostengono gli interessi poco puliti di qualche “riciclato” imprenditore. Non è un caso, infatti, che il Manifesto sia stato elaborato proprio in una regione così difficile.

Resistenza alimentare vuol dire no alla cementificazione, all’abbandono di un mestiere nobile per mancanza di sussistenza, alla riduzione dei prezzi a scapito della remunerazione del lavoro, all’omologazione della qualità del cibo, all’eccessiva burocratizzazione che inabissa la figura unica dell’imprenditore/amministratore/coltivatore in un mare di cartastraccia.

Una delle più grandi sfide di Slow Food è rendere il consumatore consapevole di essere un co-produttore. Perché si produce quello che lui sceglie. Se almeno una parte di quel carrello rimarrà vuoto, per far spazio a produzioni con più valore aggiunto (e che per questo costano di più), evitando qualche eccesso e vagliando con più cura le quantità, la sindrome della credenza vacante potrà lasciare, magari, pian piano spazio all’impagabile gratificazione dei sapori veri, e all’essere protagonisti e co-fautori di un circuito economico virtuoso, che premia qualità ed impegno.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su febbraio 29, 2012.

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