Da stampa a stampa

Non c’è niente di meglio che un’ennesima sana indignazione, per salutare la caduta del Governo di Silvio Berlusconi, almeno da parte di chi è contento di quanto sia accaduto. Mi riferisco agli esiti suscitati da una pantomima, lontanissima dall’essere definita servizio giornalistico, ancor meno servizio pubblico, andata in onda su Rai Uno la settimana scorsa.

Titoli di coda di Porta a Porta, degno finale di cotanta trasmissione, scorrono su un ridicolo resoconto dello sgombero dei ministeri da parte degli ex membri del governo uscente. La prima notazione va alla musica di sottofondo che, lungi dal destare il voluto rimpianto, scomoda nientepopodimeno che Charlie Chaplin nel suo “Luci dalla ribalta” storia, manco a dirlo, di un buffone ormai fuori dallo spettacolo (benché lui presto si riprenderà, anche se per un’ultima clamorosa volta).

Inutile pretendere un esame di coscienza sulla profonda mestizia suscitata, già in apertura delle riprese, da scene che rimpallano tra gli uffici delle ex-ministre, e laddove non si riesca proprio ad immortalarne l’estremo saluto, andandosele anche a cercare nelle sedi del Partito, rassicurandoci che le buone donne già si stanno spendendo in fiori, più che in opere di bene. Inutile anche sminuire la levatura di un simile tributo, data la svolta epocale che il nostro Paese pare si stia preparando ad affrontare. Il logo in basso a sinistra delle immagini è più che sufficiente a certificarne il livello di qualità. Basta, perbacco, sparare sul pianista.

Ciò che fa specie, lo dico da collega a collega, è che ci siano inviati, magari giornalisti, che si prestano a tutto questo. Lo dico perché è troppo facile prendersela con Bruno Vespa o con la linea editoriale del primo canale della tv di stato, se poi c’è chi materialmente segue queste patetiche intuizioni, confezionando simili gioielli di propaganda, in vera chiave di servilismo ed assoluto nichilismo professionale. Chi opera, è complice di chi diffonde.

Avrei voluto dedicare a questo spazio poche parole, ma un post su Facebook è troppo riduttivo per dire no a questo triste spettacolo ed ai suoi metodi, sebbene la responsabilità civile e penale di quanto appare su questo blog mi leghi mani e piedi ad un commento ben più elegante di quella che è stata la prima reazione ad un vero e proprio vilipendio perpetrato alla dignità di un albo, quello dei giornalisti, al quale mi onoravo di essermi iscritta. E quindi non solo mi indigno, non solo parlo da sola davanti allo schermo, non solo esprimo con parole irripetibili il mio dissenso, ma mi affido a questa pagina per ribadire il mio NO ad una delle pagine più insensate, mielose, rivoltanti e tapine della cronaca italiana.

E chi si fosse perso lo spettacolo non deve far altro, per approfondire, che cliccare qui.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su novembre 19, 2011.

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