Wonder… Bra (notizie dal Cheese 2011)

Immaginate una cittadina completamente rivoluzionata dall’arrivo di produttori di tutto il mondo. Odore di formaggio ovunque, la gente per strada gira azzannando paste dure e morbide, con tante buste in mano, fermandosi agli stand per conoscere le specialità portate qui dai venditori.

A piazza XX Novembre le Cucine di strada ripropongono tipici piatti regionali, squisiti e preparati con sapienze tradizionali italiane.

E poi c’è via Mendicità Istruita, dove tutto ebbe inizio, all’osteria Boccondivino, circa venticinque anni fa, quando un gruppo di goliardici gozzovigliatori diede inizio ad una delle più importanti avventure per la riscoperta dell’agroalimentare tradizionale italiano: Slow Food, chiamata così in contrapposizione all’avvento dei fast food, che allora cominciarono la colonizzazione dei pasti frugali, troppo frugali per chi ama la buona tavola, ma soprattutto indugiare al tavolo del desino, condividere il piacere di mangiare, di godere ciò di cui ci si ciba.

Guardavo Carlo Petrini al concerto ska con Roy Paci, venerdì 16, a Piazza Valfrè, e pensavo a quanto poco avrebbe potuto immaginare, venticinque anni fa, che quell’intuizione sarebbe diventata un giorno un’associazione con migliaia di iscritti in più di 100 Paesi del mondo, che almeno una volta all’anno si radunano in Piemonte per raccontare le proprie origini e scambiarsi cultura, e più di ogni altra cosa stringere i nodi delle maglie che li legano, in una tenace lotta, che spesso si fa resistenza, contro l’omologazione del sapore che schiavizza popoli e terre.

In vari punti sparsi per la città i Laboratori del latte raccontano la storia dei prodotti ed insegnano ai nostri sensi a riconoscerne la qualità.

Durante la rassegna stampa mattutina, Roberto Burdese, presidente nazionale di Slow food, ricorda ai presenti “Mille orti in Africa”, l’ambizioso progetto, in parte già riuscito, per finanziare la nascita di areali di produzioni autoctone in tutto il continente africano, tentando così di contrastare in tutti i modi le vendite, a prezzi stracciati, di enormi latifondi, primi tra tutti ai cinesi, che li acquistano nella lungimirante consapevolezza che la cementificazione sta sottraendo tantissimo spazio ai terreni coltivabili. L’ennesima speculazione ai danni dell’Africa, tuttora schiava del neo-padronato finanziario e sversatoio dei nostri rifiuti. Per la prima volta sento dire chiaro e tondo che non si tratta di banale elemosina per i bimbi poveri, ma di un vero e proprio atto di restituzione di un maltolto.

In via Marconi c’è lo spazio dei presidi, italiani ed internazionali, all’incrocio con via San Rocco una chiesetta, adibita a Casa della Biodiversità, fa da ospite per il ciclo di incontri e proiezioni sui temi a cura dell’omonima Fondazione.

E per finire la Piazza della Birra, la Piazza della pizza, l’enoteca e un angolo degustazioni dove ho meditato per la prima volta col tabacco di un sigaro.

Nello stand della Campania si presentano, in poliedrico spazio di incontro interdisciplinare, ottimamente coordinato dal presidente Gaetano Pascale, un nuovo piatto in cui servire la pizza (leggermente convesso per consentire al condimento di scivolare fino al cornicione, ed aumentare la godibilità della pizza, prodotto concepito e realizzato dalla Fabbrica delle Arti di Napoli), il libro “L’altra cultura italiana” (Ed. Ideas), un’analisi dei costumi che costituiscono dei ritrovati punti di incontro tra le diverse culture del nostro Paese, nonché il nuovo presidio del Latte Nobile dell’Appennino campano, costituito per promuovere un gruppo di allevatori, che per ora sono solo otto, le cui mucche pascolano libere di ruminare le fresche erbe dei monti di Castelpagano, in provincia di Benevento. Such a wonder… Bra.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su settembre 28, 2011.

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