Il discorso del re (2010 – Tom Hooper)

Per buona parte del film probabilmente vi chiederete che cosa può avere di così importante un discorso, e come vi è venuto in mente di andare a vedere un film intero sulla storia di un balbuziente, benché re. Ma con la svilupparsi della trama, raccontata e recitata con autentico humor british, vi appassionerete alla storia e probabilmente vi emozionerete, per un re che combatte un difetto che solo apparentemente è di pronuncia, con lo scopo di ripresentarsi al suo popolo, dopo l’abdicazione del fratello, con una presenza degna della forgia di un reale.

Chi non ha mai vissuto in una monarchia costituzionale potrà così intuire l’importanza che ha la guida di un re per un cittadino del regno, che guarda a lui come un leader, ascolta la sua voce in tempo di guerra riunito intorno all’apparecchio radiofonico e prega sperando che la nazione riesca a superare un nuovo conflitto, lascia fluire quella voce nella propria vita, come la sintesi di milione di anime riunite in una, con l’auspicio del bene comune.

Giorgio sesto, figlio di Giorgio quinto, diventerà un emblema per chi, come tutti i comuni mortali, non cresce nelle condizioni di ricevere l’eredità cui è destinato. Un uomo apparentemente senza velleità, convinto di non essere all’altezza, ridotto a cacagliare dalla più comune e banale storia di incomprensioni familiari, che trova in sé e chi crede in lui la forza per trasformare il suo destino, diventando uno dei sovrani forse più amati nella storia moderna.

Non so se sia a causa della mancanza di esempi altrettanto autorevoli e positivi, che in Italia non si raccontino simili storie, e soprattutto con simile maestria. Fatto sta che per la prima volta dopo tanto tempo si è visto un film meritevole dei premi ricevuti (e non solo di quelli), recitato da dio, scritto con dei regali controcazzi e diretto impeccabilmente.

Memorabile la scena in cui la neo-regina Elisabetta, sua moglie, lo accarezza amorevolmente per sorreggerlo in un momento di sconforto, imperdibili quelle in cui Berty, come lo chiama il suo aiuto-logopedista, intercala ogni sorta di volgarità alle parole che non riesce a pronunciare, per rendere più fluidi i suoi discorsi.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su maggio 16, 2011.

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