Come Santa Gianna Beretta Molla

Mi sono avventurata nella lettura di questo opuscolo che distribuiscono ai corsi pre-matrimoniali, nelle parrocchie di Benevento, essendomi stato consigliato, non importa da chi. Pensavo potesse arrecarmi danni irreparabili, confesso invece che ho passato una ventina di minuti divertenti, durante i quali ho avuto modo di allargare i miei orizzonti e conoscere le idee di una fervente cattolica, alla quale va tutta la mia gratitudine per alcuni gustosi spunti di ilarità che mi sono stati offerti dalla sua pubblicazione.

Certo, parto forte dall’aver militato ed aver compreso e vissuto i meccanismi che stanno alla base di un certo tipo di messaggio. In fondo, comunque, basterebbe un minimo di sana lucidità, per sopravvivere ad alcuni passaggi, in mancanza della quale, francamente, vi sconsiglio l’opera.

L’argomento è la maternità, e sfogliando queste unte pagine scopro che, secondo la sua autrice (madre di 5 figli e casalinga) essa è il dovere di stato che Dio ha voluto per la donna. Leggo poi che la donna è per vocazione tenuta ad essere al servizio dei figli e degli altri, e che ella raggiunge il massimo della felicità nell’occuparsi della casa e dei bisogni dei componenti della famiglia.

Sarebbe a dire: chi non è casalinga non è felice. Ergo: chi è felice senza essere casalinga è nel peccato.

Il peccato.

È in questo ambito che l’autrice di queste 20  illuminanti paginette, rende il massimo della sua ispirazione. È peccato, infatti: non avere figli, adoperare i cosiddetti “metodi naturali” come contraccettivo durante il matrimonio (vanno usati solo come pausa per riprendere le forze prima di fare un altro figlio), è peccato inoltre, come dice Santa Gianna Beretta Molla, non accettare la propria vocazione alla maternità.

Penso ai miei stoici amici, in particolare quelli che non si professano praticanti, che pur di ricevere un sacramento si sottopongono a tutto questo settimanalmente. È questa, anch’io sono d’accordo con chi tiene tali corsi, la vera prova che ci si ama.

Santa Gianna Beretta Molla era medico. Le piaceva: correre in auto, sciare, andare a teatro, ballare. Non le piaceva: non dare al mondo i figli. Tant’è che morì di parto, decidendo di non abortire il suo sesto figlio, nonostante gravi impedimenti di salute compromettessero la gravidanza e la sua stessa vita. Scelta onorevole.

Una santa vicina, dalle gesta proponibili in modo molto semplice, attraverso un modello di santità immanente, accessibile, uno di quelli che, da un lato, ti fa pensare che diventare santi non sia impossibile, dall’altro ti suggerisce che se non vuoi diventarlo è proprio colpa tua.

Ebbene, Santa Gianna Beretta Molla pare abbia detto “Guai a quelle figliole che non accettano la vocazione della maternità”.

In materia di esempi, la scrupolosa autrice dell’opuscolo ci riporta anche un episodio nel quale Padre Pio, ad una donna che era andata a confessare un aborto, avrebbe detto che, se fosse nato, il suo bambino sarebbe diventato Papa.

Lo avrà detto davvero? E se lo ha detto, come avrà vissuto quella donna, il resto dei giorni della sua vita?

Non ho sentito dire un gran bene di quello che un donna passa dopo un aborto, benché provocato. Probabilmente nessuna santa donna dedita alla famiglia avrà voglia di consolare chi ha volontariamente interrotto una gravidanza, ma ho idea che neanche simili taglienti giudizi aiutino la condizione di una madre che ha deciso di non avere un bambino, tantomeno quella del bambino stesso.

E veniamo al punto: il libretto si conclude con un invito alla gioia ed alla serenità, sentimenti che in nessun altro brano dell’opuscolo sembrano quantomeno veleggiare. Ogni riga, ogni capoverso, ogni paragrafo, appaiono piuttosto come fastidiosi anatemi ed irrispettosi (verso Dio) e rozzi tentativi di farsi interpreti della volontà di Dio medesimo.

A questo specifico proposito mi torna in mente una mia esperienza personale, ossia quella volta che parlai con un sacerdote molto illuminato, fondatore di una comunità di missionari, del fatto che il mio padre spirituale mi aveva detto che era volontà di Dio che facessimo un viaggio insieme. Il poveretto saltò dalla sedia e rimase col cranio incastrato nel soffitto.

Chi leggerà l’arguto manualetto sulla maternità delle vere sante, troverà anche il modo di confutarmi, se ho capito male quando ho letto che tutte le conquiste civiche del femminismo (incluso il voto alle donne) non hanno alcun valore, poiché non fattivamente contributive per la santità delle donne stesse. Ciò è per lo più addebitabile all’incancellabile colpa, delle stesse femministe, di aver promosso il dibattito sull’aborto, sfociato in una controversa legislazione in materia.

Altrettanto mi sembra esagerato dire “meglio schiava di mio marito che del peccato”, così come pure l’autrice afferma. Io direi meglio non schiava affatto.

Insomma, una mitragliata di invettive contro chiunque non decida saggiamente di impegnarsi nel dare alla luce almeno un figlio ogni due anni, perché, se è vero che spesso quella delle difficoltà economiche è solo una scusa, è pur vero che chi decide di non avere figli per paura di non farcela, manca, secondo lei, di Fede nella Divina Provvidenza. Una manifestazione soprannaturale che, sempre in base a quello che si legge nell’opuscolo, aiuta solo chi fa figli, mentre lascia nella povertà chi preferisce non averne (pag. 9, controllate se non mi credete).

Dice: ma ci avevi detto che si rideva. Avete ragione.

Ebbene, lasciate che dedichi questo mio ultimo passaggio al capitolo “Educare alla maternità”, un crogiuolo irresistibile di comicità, o almeno io l’ho trovata tale.

Oltre ai soliti richiami alla santità della famiglia, all’aberrazione dell’omosessualità ed all’imprescindibilità dell’educazione cattolica, la sezione in esame prevede un brutale elenco di mamme o non mamme-spazzatura: da quelle che insegnano i metodi contraccettivi alle figlie adolescenti, a quelle che rinunciano alla maternità per timore che si rovini loro la linea, a quelle che praticano l’aborto, per le quali l’unica meritata sentenza è quella di essere nulle ed inadeguate davanti al Signore.

Un appello accorato alla moralità, che assume tratti corali, quando la buona catechista passa ai consigli e rassicura chi soffre di queste paure e tituba prima della gravidanza, con quelli che possiamo riassumere in due concetti fondamentali (CITO TESTUALMENTE):

1)                 è vero, il corpo di una donna si modifica e forse si consuma per le gravidanze, ma non è detto che chi genera molti figli muoia prima di chi ne fa pochi (controllate, vi dico, è tutto scritto lì).

2)                 le donne che hanno il fisico sformato dalle gravidanze si consolino pensando alla parusia, ovvero a quando il corpo tornerà perfetto senza segni della fatica eterna!

Però (c’è un però): sempreché vi siate meritate il Paradiso, altrimenti brucerete con il vostro corpo deforme all’inferno. Voi ed i vostri bambini, probabilmente.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su febbraio 28, 2011.

8 Risposte to “Come Santa Gianna Beretta Molla”

  1. ricordo che a Nonna Emilia, per il suo matrinonio, la madre regalò “Il manuale della brava sposa cattolica”, che una volta trovai nella libreria della loro casa e mi fece fare molte risate, per quanto inquietanti. Diceva più o meno le stesse cose che hai letto tu, a parte ovviamente l’aborto. Riguardo la parusia (vengo ora a conoscenza di questo termine), mi sono sempre domandato cosa succede a quelli brutti e/o portatori di handicap quando il loro corpo torna a vivere: saranno condannàti ad essere brutti in eterno o saremo tutti belli, alti e biondi uguali?

  2. Scrivo per esprimere il mio disappunto a quanto letto sopra. Intanto è irriverente il tono in cui è scritto l’articolo. Ricordo che cmq si parla di una SANTA. E poi nessuno é obbligato a credere o avere fede. Perché tentare di mettere in ridicolo quanto scritto in merito al sacramento del matrimo da una.tra le principali sante italiane?

    • Caro Domenico,
      definire irriverente un articolo, il cui autore non sente nessun dovere di riverenza nei confronti dell’autorità della quale trattasi, è semplicemente pleonastico.
      Se poi, Le dovesse ricapitare di leggerlo con più attenzione e meno pregiudizio, si accorgerà che la parte peggiore è riservata tutt’altro che alla Santa (la cui scelta viene definita addirittura “onorevole”) bensì verso chi di certi esempi estremizza il significato per inculcare in tutti il senso di colpa di compiere scelte diverse. In merito a questo non Le vedo scrivere niente, invece.
      Nessuno è obbligato ad avere fede o non fede. Nessun altro è obbligato ad esprimere giudizi su chi la pensa in un altro modo.
      Maria Elena

  3. Anche la Santa é inquietante!La sua morte puzza di malasanità,benché lei (medico) fosse seguita dal fratello medico e da un luminare della ginecologia.Ma si legga sulla sua biografia il suo commento agli operai di suo marito che erano in sciopero:é degno della canzone di Jannacci e Fo, “il nostro piangere fa male al ricco”!La Santa disse che si vedeva bene come non ci fosse miseria in Italia,perché ci si poteva permettere di buttare via tutte quelle ore di lavoro!E lei, poverina, era tornata dall’ennesima vacanza a Courmayeur!Nell’anno di Marcinelle,prima di sposarsi,stava mezza giornata a prendere lezioni di sci!E la Chiesa la indica come Santa della normale vita quotidiana!E ce ne sono di aneddoti da riportare!

  4. La ringrazio per il suo articolo ma Le devo dire che si sbaglia enormenmente quanto dice: ” Probabilmente nessuna santa donna dedita alla famiglia avrà voglia di consolare chi ha volontariamente interrotto una gravidanza, ma ho idea che neanche simili taglienti giudizi aiutino la condizione di una madre che ha deciso di non avere un bambino, tantomeno quella del bambino stesso.”

    Ecco i verità sono molteplici le associazioni di fedeli che si occupano prorprio di prevenire i danni alla Madre ed al Figlio derivanti dall’aborto , in rari casi finisce tragicamente per entrambi(Br J Psychiatry. 2008 Dec;193(6):444-51.
    Abortion and mental health disorders: evidence from a 30-year longitudinal study.
    Fergusson DM, Horwood LJ, Boden JM. J Inj Violence Res. 2011 Jul;3(2):90-7.
    Suicidal mothers.
    Gentile S. )

    coe può controllare su )
    ma anche di occuaparsi delle donne che dopo l’aborto hanno subito gravi danni psico-fisici,
    e questo non viene fatto con un giudizio di condanna ma con Misericordia
    veda a questo proposito (non per insegnaLe nulla ma perchè a volte non ci si rende conto della Bellezza che viene dalle pagine del Vangelo
    e si cerca in altre filosofie ciò che noi possiamo bere alla sorgente)
    la Parabola del buon samaritano,
    dove quel poveretto si stava allondanando dalla città santa ed è incappato nei briganti, e bene ne i sacerdoti del tempo, nè le autorià politiche si sono curati di Lui , solo un samaritano stimato da tutti un infedele si è chinato su quell’uomo ne ha sentiito il dolore,gli si è fatto prosimo lo ha medicatoe così facendonese carico Lo ha portato alla locanda dove lasciandolo in consegna all’oste , ha dato due monete , e il resto lo avrebbe pagato al suo Ritorno.

    Bè questa non è una storiella
    ma è quello che hanno fatto tanti che hanno seguito quell’Uomo che duemila e 11 anni fà ha cambiato per sempre la storia dell’umanità
    ed è andato in Croce per aver detto di essere Figlio di Dio.

    Chi sono questi tanti ?

    S.Pio da Pietralcina
    Madre Teresa di Calcutta, che ha visto nei poveri quest’Uomo del Vangelo percosso dai briganti.
    S.Gianna Beretta Molla che ha amato di un Amore verò Chi pur non ancora visibile agli occhi portava dentro di sè.

    Sa noi abiamo una grande responsabiltà
    perchè se è vero che quest’uomo Gesu’ di Nazareth tornerà come Lei ironizzava nella Parusia.
    Ci domanderà conto di come abbiamo amato nella Verità
    e non ci chiederà la tessera di appartenenza
    ad un movimento cattolico,
    No ma ci chiederà se abbiamo amato di un Amore vero
    se abbiamo acceso nei cuori di Chi abbiamo incontrato la vera Carità.
    Bè perciò Le dico che risponderLe potrà essere per me stesso condanna.
    Perschè lo stesso Signore Gesu’ potrà dirMi il giorno del giudizio,
    beh hai scritto bene , a come hai vissuto ciò che hai scritto ,
    hai dato la Vita o sei stato nel tuo comodo?
    Hai scelto il bene che io ti ho indicato nei mie Comandamenti o ,
    hai voluto essere “come Dio” senza Dio e non secondo Dio.

    Perciò ora La saluto perchè devo andare ad amare
    perchè il tempo e poco e le parole sono troppe.

    • Andrea, ho servito la Chiesa Cattolica per 8 lunghi anni e conosco queste argomentazioni. Mai che qualcuno replichi ammettendo semplicemente che la chiesa sbaglia, specie quando si lascia andare a queste esternazioni che distorcono il messaggio evangelico che Lei ben conosce, a quanto pare, almeno letteralmente.
      Spero che Dio non la condanni né per aver replicato ad un semplice post, né per null’altro possa mai commettere Lei in tutta la Sua vita di così malvagio da poter meritare castighi.
      Comunque, Dio è amore. Ricordiamocelo, qualche volta.
      Grazie di aver scritto.

  5. NON SONO AFFATTO D’ACCORDO SUL FATTO CHE LA CHIESA CATTOLICA, ALLA QUALE IO PURE APPARTENGO, ABBIA FATTO SANTA GIOVANNA BERETTA MOLLA! E’ DI CATTIVO GUSTO E DI CATTIVO ESEMPIO! QUANTE PUR DI PORTARE A TERMINE UNA GRAVIDANZA SONO MORTE, E ANCORA MUOIONO, SOPRATTUTTO NEL TERZO MONDO. POTEVA BENISSIMO FARSI OPERARE DI TUMORE! E COSA HA OTTENUTO MORENDO? LA GLORIA ETERNA? MA CHI ERA, UNA KAMIKAZE? E’ MORTA, NON VIVE PIU’ ED HA LASCIATO ORFANI I SUOI 5 FIGLI! BELL’AFFARE! MA SI VERGOGNINO CHI L’HA FATTA SANTA E CHI LA ADORA!

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