La Qualunque resistenza

Ho rimpianto tante volte di non aver saputo approfittare delle situazioni, di aver ricevuto un’educazione troppo ragionevole e tradizionale, di non saper andare al sodo e non aver voluto imparare la fragilità delle regole e la bellezza del saperle infrangerle. Ho commesso mille errori e non ho smesso ancora di pagare, mi faccio sempre tanti scrupoli e la mia più grande nemica è l’esitazione.

Ma mai, mai come stasera, all’uscita di uno stupido cinema, dopo la visione di questo film, in un raro momento di lucidità, ho capito quanto tutto questo mi sia costato e continui a costarmi.

Cetto la Qualunque è verità, attualità, schiettezza, esplicitazione, e capisco come se ne possa parlar male, di un film volgare, triste, banale e scontato, come solo la realtà sa esserlo.

Spinto in politica da un sano spirito di rottura di coglioni, imbrigliato nei suoi colori sgargianti, che solo verso la fine cangiano in un tetro viola-Quaresima e costipazione, La Qualunque è ciò che ci compra, ciò che ci libera, ci guarisce e ci alimenta, in tutti i sensi.

Non a caso, credo, il film è ambientato in un paese arretrato, ammorbato, isolato, crudo come il far west dei western di Sergio Leone, dove intimidazione, violenza, sopraffazione ed assoluta mancanza di legalità sfociano nell’imperare dell’autodeterminazione, della giustizia fai-da-te, della soddisfazione dei propri bisogni, farciti dal fallimento della democrazia che, nel vano tentativo di tutelare tutti, finisce per privilegiare pochi.

In un simile scenario, l’istinto primordiale umano non può che esplodere in tutti i suoi colori: la fame, la sete, lo svago, il benessere, il potere ed ogni altra bramosia che cova l’animo umano, dirompono in un generico e globale “Vaffanculo” che si rivolta contro un sistema che a lungo andare ha impoverito le coscienze di chi assiste alle ingiustizie, oltre che quelle di chi le compie.

Ecco perché si ride, benché in modo amaro, alle parossistiche scenette di un film tanto delirante quanto profetico (seppur nel breve termine): ciò che Cetto La Qualunque non comprende, lo corrompe, lo fa saltare in aria, lo insulta, lo prevarica. Come accade in questo mondo, quello vero, non fatto di celluloide. Cetto la Qualunque, infatti, siamo noi.

Appare evidente che, al di là di possibili brogli elettorali, spesso chi ci governa, a livello locale e non, è una proiezione di quello in cui crediamo, ed è proprio questo, ciò che ci rappresenta.

Vivo dunque in un Paese dove i puttanieri governano e spendono i soldi, i loro e quelli delle mie tasse, per fomentare un circolo vizioso che genera risorse per ricaricarsi, lasciando alle masse la Libertà di soddisfare i propri impulsi naturali più bassi, senza porsi questioni morali, esattamente come fa lui, Cetto La Qualunque, che è riuscito a farmi ridere persino per il modo in cui tratta i figli e le donne.

Che sia tacita o direttamente espressa, la maggioranza di questa nazione ha comunque voluto essere rappresentata da persone con questo stile di vita, questo modo di fare.

Tutto quel che rimane è una sparuta minoranza, quella che in un apocalittico capitombolo all’indietro potremmo chiamare “resistenza”, che ancora crede nella politica come amministrazione dell’interesse pubblico, che ancora si ferma agli stop, lungo un tragitto che assomiglia sempre più ad un Calvario, inteso come trascinarsi dietro una Croce, con la differenza che qui la croce non è un simbolo, perché non c’è simbolo in cui identificarsi, non c’è preferenza alternativa da esprimere, se non, talvolta e legittimamente, una consapevole scelta dell’unico candidato che abbia qualcosa da comunicare, fosse pure un semplice, degenerato ma franco “chiu Pilu pi tutti”.

Dopo aver visto il film mi sono domandata come mai non mi faccio comprare dai suoi soldi, convincere dalle sue pubblicità, allettare dai suoi tassi, tentare dai suoi sconti, abbagliare dalle sue promesse, ed ho sfiorato di arrivare a convincermi che sia mio il problema.

Perché se fossi capace di chiudere gli occhi, badare solo alle mie esigenze, tapparmi il naso e mettere quella crocetta, forse camperei meglio anch’io, invece di stare ancora ad aspettare un nuovo Messia.

E non vi biasimo, vi giuro, non vi giudico. Se siete dell’idea che è vostro ciò che vi spetta, senza limiti o costrizioni, se non ne potevate più di politichese e sciocchi idealismi, se avevate bisogno di sfogare le vostre frustrazioni in un fantastico e mediatico nuovo che avanza, avete fatto bene a votarlo. A votare per colui al quale (o colei alla quale) un impeccabile Antonio Albanese ha voluto rendere omaggio con un’esemplare rappresentazione di cinematografia.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su febbraio 6, 2011.

2 Risposte to “La Qualunque resistenza”

  1. mi domando se ci sia davvero bisogno di rappresentare in maniera parodistica scenari che sono così evidentemente reali. Io non ho mai trovato questo personaggio di Albanese divertente proprio per questo: si puo’ scegliere se riderne o meno, ma se c’è qualcosa da ridere, la realtà fa molto più ridere, altrimenti non c’è nulla da ridere

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