Il trombamico immaginario

Premetto che scrivo questo post in un momento di momentaneo sconforto empatico/sociale. È una di quelle fasi in cui ti aggrappi alle certezze che fino a cinque minuti prima eri pronto a rinnegare.

Non so se sia un caso o un mio preciso disegno inconscio, ma ultimamente mi capita spesso di chiacchierare con gli amici e di confidare o raccogliere sfoghi sentimentali di vario genere. Minimo comun denominatore, recentemente, è il classico tormentone della singlitudine.

La singlitudine non è uno stato, è un’arte, e in quanto tale spesso la si vive con pathos, ethos, thanatos. È un’attività che coinvolge corpo e mente, attitudini manageriali di gestione del sé e skill poco sviluppati (che ti sviliscono ai tuoi stessi occhi di fronte ai piccoli fallimenti amorosi). È qualcosa che ti spinge a biechi compromessi ed aumenta la necessità di scorciatoie morali per questioni di sopravvivenza.

Non dovrebbe toccare a me, per motivi di credibilità, disquisire di queste cose, ma va detto che non tutti viviamo la singlitudine allo stesso modo. Noi donne, per esempio, quando diventiamo tardone (dicesi “tardona” essere umano di genere femminile ultratrentenne, di poco spirito e molta assatanatezza) siamo intollerabili: abbiamo scritto in faccia “adoro stirare” e “prendimi tutta” senza ritegno. Oppure siamo acide ed andiamo in giro in gruppi di tre o quattro, affiatatissime nel frangente, ma capaci di trasformarci in vipere dalle 10 teste quando una del club si fidanza. Perché è lì che si spezza il patto di sangue che recitava: tutte per una, niente per tutte.

Sugli uomini mi arrivano parecchie storie di rimando e qualche dato raccolto dallo sfogo di qualche amico. Secondo le mie amiche single, i maschi sono per la maggior parte stronzi, pronti ad approfittare di te per poi darsela a gambe. Secondo gli amici maschi, invece, nell’ultimo ventennio siamo noi ad essere impazzite, spiazzandoli con l’inversione dei ruoli nel gioco delle parti.

Chi è che ha ragione?

Casi particolari.

A. e B., di poco più piccole di me, ammettono candidamente che se non sono stronzi non gli piacciono. A., in particolare, ha dunque avuto una storia breve con C., un bravissimo ragazzo di cui però non era convinta, mollandolo dopo un po’. E si stupisce di come mai lui non le voglia più parlare. D’altro canto, C., che conosco, mi sorprende affermando in maniera convinta che lui è per il si o no, senza vie di mezzo. Alla faccia degli stronzi che spariscono!

E., mia piccola amica, stava diventando per me un mito. Era innamoratissima da tanti anni di un certo F. (!). Il suo sogno adolescenziale si realizza quando lui finalmente compie lo sforzo di superare la barriera della notevole differenza di età, dopodiché lei lo lascia per questioni di… differenza di età. Stanno provando a rimanere amici, ma mi giungono notizie di scarsi risultati, soprattutto a causa del fatto che lui pensa che, se due sono innamorati, dovrebbero stare sempre insieme, mentre secondo lei si può prendere “il meglio” senza troppi legami formali.

G. è il mio stereotipo preferito. Lei, ultratrentenne non tipicamente tardona e anche piuttosto simpatica, è il tipo che la dà a tappeto nella speranza che, perlomeno statisticamente, prima o poi debba trovare qualcuno che rimanga. In realtà non rimane mai nessuno, forse proprio perché s’è sparsa la voce (o lo tiene scritto in faccia pure lei) che la dà a tappeto. E poi è un po’ troppo espansiva con gli uomini delle altre…

Potrei continuare con tutto l’alfabeto, senza riuscire, nemmeno per inferenza, ad individuare il giusto equilibrio che avevo intravisto (illudendomi) nelle trame della cosiddetta “trombamicizia” un trend in forte crescita tra i “giovani di oggi” che stipulano tra loro un patto di mutua assistenza morale e sessuale, ben corredato da clausole di assoluto disimpegno in caso di nuovi incontri. Un trombamico, cioè, è libero di andarsene con altri perché te lo ha detto subito da quando non vi siete messi assieme, che si sarebbe sentito libero di farlo.

Avevo avuto la sensazione che i trombamici fossero persone serie, risolute. Non solo aperte, ma anche franche e pudicamente disinvolte. “Cosa c’è di meglio – mi chiedevo – di una sicurezza affettiva che però non comporta legàmi?”. Probabilmente è più facile giudicare dall’esterno che viverle, certe cose. E invece magari ti capita la sventura di innamorarti e, che fai, lo lasci andare via così tra le braccia di un’altra solo per la sua felicità?? Col cavolo.

Inoltre ho scoperto, con un velato senso di sollievo, che non è così semplice trovare gente che ti condivide tanto facilmente con altre persone. Se gli piace uno o una, vogliono starci insieme. No way.

Insomma: possiamo scongiurare per i nostri figli un futuro in cui  si consolino con un trombamico immaginario?

Staremo a vedere, infatti non credo che sia già possibile fare un bilancio: si sa, ogni tipo di unione non convenzionale sperimenta i suoi limiti al proprio nascere, ma mi sbilancerei nell’affermare che, almeno per ora, questa storia del trombamico mi sembra lungi dal potersi candidare a rimedio contro la solitudine, insidioso e temibile nemico delle peggiori ore passate senza qualcuno da amare (tipiche della singlitudine). Quindi torno alle mie angosce iniziali, quelle che mi fanno venire ‘sti cazzi di amici miei quando mi vengono a raccontare le loro storie. Sembra niente, ma io sono sensibile, ed un po’ ci sto male, per loro. E mi domando, anche se non mi dovrebbe competere più tanto: c’è qualche speranza per coloro che cercano la felicità nella coppia, senza trovarla, la coppia?! (ps. La loro, e non quella di qualcun altro)

 

PS. Link per familiarizzare col concetto di Trombamicizia:

–         Nonciclopedia (attenzione!)

–         Itrombamici.com (fantastico…).

 

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su gennaio 6, 2011.

6 Risposte to “Il trombamico immaginario”

  1. Ciao! Davvero fico il post 🙂 ne ho scritto uno oggi proprio sul mio trombamico, ma la mia situazione è un pò più complessa, ci vuole coraggio per scegliere come trombamico il tuo ex di cui non sei più innamorata… allora qualcuno mi spieghi perchè oggi rosico come un castoro! A presto 🙂

    • complimenti per il coraggio, davvero! grazie del tuo commento, vedo che anche tu hai un blog dove non si va per il sottile.
      ma questa storia dei trombamici è già fallita? :)) a presto

  2. […] per stare insieme, che siano amici, compagni, fidanzati o trombamici, il piacere deve essere quello di stare con chi ci piace. O […]

  3. ma, in tutto questo, D.?

  4. l’ho dovuta saltare per far coincidere la f!

  5. capisco..

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