I spent my morning in Cellarulo

Vi giuro che non sembrava di essere a Benevento. Ho perfino visto le carpe nel fiume, come se fossi stata sopra al Ponte Vecchio, come in una città grande ed importante, insomma.

Stamattina avevo una gran voglia di passeggiare, salto in macchina per cercarmi un posto bucolico ed alla Rotonda dei Pentri mi viene in mente della recente inaugurazione del Parco di Cellarulo. Viro Blanca (la mia supersonica Opela Corsa) a babordo e mi fiondo nella direzione indicata dai cartelli. Si vede subito quando una cosa comincia bene: le indicazioni mi portano proprio dove devo andare, e non in the middle of nowhere, come quando all’improvviso le segnalazioni cessano e non capisci più dove ti trovi.

Attracco Blanca ed entro in un posticino tutto curato. L’accesso dal Rione Ferrovia mi regala subito la promenade sul primo ponte che attraversa il Calore. Mi giro di 180° e vedo il sedere della Madonna delle Grazie (la Chiesa). Mi sembra di essere completamente altrove, invece sono a 500 metri in linea d’aria dal centro della città.

Mi addentro.

Un uomo legge il giornale all’ombra di un pino, un bimbo guada il fiume di pietra incurante dei ponti di legno. Un’area belvedere sopraelevata (come gli autogrill “Fini” sull’autostrada), ai limiti della sicurezza, ma di grande impatto, mi invita a dare un’occhiata al panorama (rimando al rientro, quando verificherò che da lì sopra la visuale non migliora di tantissimo). Seduta sulla caratteristica panchina a foglia, una figlia discute con la madre dell’impossibilità di trovare un posto fisso come lei vorrebbe. Alberi appena piantati un giorno daranno fresco e tanti frutti. Ciclisti vanno e vengono… dio santo, mi sembra una simulazione virtuale, sembra un posto perfetto, un piccolo paradiso dell’ecologia. Cammino cammino e la strada non finisce.. deve essere almeno un chilometro di percorribilità.

Intanto proseguo. Lo scenario è sempre più apocalittico: ho perso il senso del tempo. Prima di un cavalcavia, costruito per consentire la viabilità pedonale proprio al di sotto dei binari della Valle Caudina (urgh!), intravedo un cartello (sembra più una fermata dell’autobus, a dire il vero, ma tant’è..): in una striminzita ed alquanto poco celebrativa descrizione, mi si parla delle famose “fornaci”. Si tratta, evidentemente, del villaggio dell’artigianato già sannita e poi romano, per la lavorazione di ceramiche e tegole con fornaci risalenti al IV secolo a. C. C’è una foto sul pannello, ma non mi sembra granché veritiera, rispetto alle 4 pietre antiche che riaffiorano tra le erbacce. Faccio spallucce come al solito, e sgrano l’ennesimo Rosario per intercedere affinché un giorno un qualunque amministratore di questa città possa comprenderne il valore archeologico, nonché il significato stesso della parola “archeologico”, poiché è questo l’appellativo dato al Parco urbano di Cellarulo, che di archeologico non mi sembra avere più di tanto.

Poco male, mi consolo con l’architettura sulla quale sembrano essersi sbizzarriti i progettisti, e mi addentro in delle onde di erba. Sulla mia destra, una mitologica coltivazione di tabacco mi ruba gli occhi e smarrisce il cuore. Dopotutto, penso, queste piante hanno costituito il principale sostentamento della provincia di Benevento negli ultimi decenni, mi sembra giusto doverne rendere onore in un parco dove si possano ammirare le peculiarità di questa terra. Giungo all’accesso di Santa Clementina, scorgo un sentiero sdrucciolevole dal quale ritorna un impavido ciclista. Percorro dunque la tangente del suddetto campo di tabacco e giungo ad un piccolo dirupo, dal quale mi godo la vista di un nuovo spaccato del fiume. Sullo sfondo, il complesso del Taburno mi sorride e le caprette mi fanno “Ciao”.

Faccio qualche scatto col cellulare. Mi sembra di aver visto delle foto del parco in giro. Ma sono notturne (non sanno che si perdono…), e per di più, nell’intento di esaltare l’opera di recupero, piuttosto che le bellezze naturali del sito, ritraggono il fiume di pietra, e non quello d’acqua.

Sono affascinata dalla bellezza del posto, tabagismo a parte, sento il bisogno di condividere tutto questo con qualcuno. Mentre mi avvio a rientrare chiamo un mio amico e gli dico: un giorno sarò sindaco di Benevento. Farò scattare centinaia di questi ritratti, ma non li impalerò a Piazza Orsini per farmi ri-votare.

Li manderò alla Republica, a Canale 5, al Turismo Culturale. Tutto il mondo deve sapere. Tutti devono conoscere il giardino delle delizie in cui mi trovo.

m.e.n.

ps. grazie al Comune di Benevento per le notturne foto.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su settembre 5, 2010.

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