Basilicata coast to coast

Se devi partecipare ad un festival con la tua band a Scanzano Jonico, invece di preparati e partire giusto in tempo, perché non ti anticipi di qualche giorno, tipo una decina, con un tour itinerante di prove?

Idea simpatica dai risvolti filosofici, per il film diretto e scritto con Valter Lupo da Rocco Papaleo, un pretesto per guardare la Basilicata raccontando se stessi e guardare se stessi raccontando la Basilicata, un trait d’union ben riuscito.

Il viaggio, rigorosamente a piedi con l’ausilio di un cavallo e senza tecnologia, incrocia tra l’altro una vera e propria processione ed attraversa una regione che scherzosamente si dà per esistente fino a prova contraria, particolarmente intriso di avvenimenti significativi per i protagonisti, curiosamente arricchito di divertenti gag, sullo scenario paesaggistico più arido e vergine che possiate immaginare, fatto di luoghi senza civiltà, che la civiltà la rifiutano. Simpatico esordio di Max Gazzè, bella performance di Paolo Briguglia.

Attributi notevoli: la Mezzogiorno (spettacolo della natura e dell’arte), la fotografia, gli irresistibili siparietti musicali (fatti di note ruffiane e testi da vernacolieri moderni), attori convincenti, scenografie incantevoli. Il film raggiunge punte di arcana poesia, per inciampare tristemente in salti della quaglia troppo ingenui. E qui veniamo a qualche punto debole: era dai tempi di Caruso Pascoski che non vedevamo donne che cambiano umore ed atteggiamento da una scena all’altra, senza nemmeno l’intermezzo di una pausa di riflessione. Non ci sono tempi morti, ma la ricerca continua del colpo di scena sembra un capriccio infantile che da buon spettatore devi assecondare.

Ma va bene così, in fondo due orette piacevolmente trascorse. Mi torna in mente un paio d’estati fa, Metaponto ed i suoi scavi troppo poco valorizzati, Pietrapertosa, le strade contorte e quasi sempre vuote, l’aria di libertà, la voglia di scoperta, i pazzi di Venosa che ci rincorrevano in macchina perché non li avevamo fatti passare. Per non parlare di Matera, soltanto nominata, in questo film, credo proprio per segnare uno degli ultimi punti dove Cristo si sarebbe potuto fermare.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su agosto 10, 2010.

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