Boris – la fuoriserie italiana

Oggi è il 7 giugno 2010, è in preparazione il film della mia serie italiana preferita. Uscirà presumibilmente a fine anno. Mentre scrivo vorrei essere al casting per sperare di riuscire ad apparire anche solo come mano che porta una tazzina di caffè alla bocca. Chi lo vedrà senza conoscere la serie TV correrà alla ricerca di notizie, e forse leggerà questo post.

Boris ha dimostrato subito di avere qualcosa di diverso. Già nelle sue prime immagini si ritrovavano la follia e l’incoscienza di un matto appena liberato dalla camicia di forza. Un umorismo ermetico, surreale, delirante, talmente contorto da richiedere molta attenzione e curiosità.

È stato all’inizio della seconda stagione che il progetto ha cominciato a rivelarsi nel pieno della sua potenzialità. Queste svampite costrette a ruoli di professioniste della sanità nonostante il loro minuto corpo di ventenni, questi addetti ai lavori così sfiduciati e negligenti, questi direttori di rete incravattati e burattini, l’edizione e la produzione affidata a personaggi foschi e rivoltanti, lo sfruttamento della manovalanza che sogna di fare cinema. E poi la battaglia imperitura contro la categoria degli sceneggiatori.. un capolavoro di Guerra Santa per la liberazione della televisione italiana da questo stramaledetto Credo del “quello che la gente vuole”.

Boris mi ha divertita, scioccata, sorpresa, riconvertito alla speranza di una qualsivoglia forma di libertà di parola. Mi ha regalato una ritrovata Caterina Guzzanti (che ha dato prova di non essere solo sorella di), un Francesco Pannofino irresistibile, un Pietro Sermonti che scavalca la barricata e passa da un insipido medico in famiglia al ruolo di Star di Occhi del cuore, diventato dopo Beautiful il mio sciacqua-cervello preferito in assoluto. Per non parlare della sigla scritta e riadattata da Elio.

Non sempre gradevoli i tempi morti della regia, migliorata col tempo in modo sensibile, insieme ad un copione spesso arricchito da camei altrettanto geniali (indimenticabili quelli di Giorgio Tirabassi e Paolo Sorrentino), in un crescendo di ilarità che dal cazzeggio fine a se stesso, passa a compiere la sua missione al termine della terza serie, quando il divertito telespettatore scoprirà perfino perché alla telenovela che si gira sul set in cui è ambientata la vera serie TV, è stato dato il nome che porta.

Se siete dei tipi eccessivamente fanatici ascoltate questo consiglio: non guardate Boris, diventerà la vostra nuova Fede.

m.e.n.

*immagini tratte da Wikipedia

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su giugno 6, 2010.

2 Risposte to “Boris – la fuoriserie italiana”

  1. Aspetto il film con ansia ma anche con un po’ di preoccupazione. Speriamo che non si abbassi il livello.

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