Almeno il giullare

Il personaggio Hart-iano del Mago Wiz ha a che fare con un tiranno, che tartassa i sudditi e manda a morte chiunque osi contraddirlo.

Le vicende narrano di un mitico castello medievale, abitato da classici personaggi epici: cavalieri, ciambellani, principesse da salvare, schiavi e fattucchieri.

Una delle invenzioni più brillanti del perfido dittatore, all’alba di un nuovo giorno in cui ha deciso di concedere lo svolgimento di democratiche elezioni, è la macchina elettorale: costituita da due pulsanti, di cui uno da premere per votare per lui.

Quando il Mago gli domanda “cosa succede se si preme l’altro?”, il Re risponde: “rimane sempre l’altra mano per votare per me..”. Il disegno si amplia e mostra una mini-ghigliottina, posizionata su quest’ultimo bottone,  che si aziona al momento del voto contrario al sovrano, troncando la mano del traditore della corona.

L’unico che viene risparmiato (seppure perennemente torturato per aver aperto bocca) è il giullare Bung, pagato per insultare il suo precettore, che lo mantiene a corte costringendolo a far sì che a corte si rida.

Il problema è che si ride solo quando si parla dello stesso Re, per cui Bung si salva dai caimani del fossato, ma non dall’essere incatenato a testa in giù, pur se conservando vitto e alloggio.

In questo perverso gioco tra il potere e chi ne fa oggetto di satira, si inseriscono dei plebei, che ordiscono trame, ma al momento di uscire allo scoperto temono le verghe del padrone. E continuano a fare i servi, a lavorare per mantenere chi li vitupera, a sognare nient’altro che vanghe e messi da offrire come decima.

È in questa direzione che si è scatenata la mia perversa fantasia, alla vista dei risultati delle elezioni.

Ormai è evidente che, in Italia, chi non si sente rappresentato non va a votare, mentre, degli altri due terzi, uno vota a favore di Berlusconi, l’altro, essenzialmente, “contro”.

Le regioni azzurre avranno il nucleare, una nuova tangentopoli, Sandra Mastella. A quelle rosse toccherà il non facile carico del vessillo della resistenza, cercando di far meno danni possibili prima della prossima alternanza.

Saranno tempi bui. Tempi in cui sarà contento solo chi si è schierato dalla parte giusta. Tempi in cui si sfilerà in ordine preciso e a comando, tempi di faccette nere e braccia destre tese, tempi in cui non si riderà che con la bocca, ma mai con il cuore.

Sarà il tempo di festeggiare un vincitore senza valide alternative, reduce da una campagna elettorale massacrante e parolaia, in cui nessuno ha mai parlato di acqua, luce, lavoro, ricostruzione, lasciando senza scelta chi, per queste cose, avrebbe voluto votare.

Resistere? Qualcuno ci prova. A modo suo, certo, esibendosi nel cuore delle piazze rosse. O viola, come volete. Eppure lo sente, pesante, il freddo della mannaia sul collo: parlare si, ma sempre a proprio rischio e pericolo, in bilico tra i caimani e le catene. E ci ha fatto ridere, oh sì, se ci ha fatto ridere, ridere col cuore, ecco perché va fatto subito fuori.

Ad un tratto mi sorge un dubbio. Sobbalzo dalla sedia ed afferro il vocabolario (per fortuna ho ancora un vecchio Palazzi dell’81, allora sì, che si poteva cercare il significato delle parole..) e leggo: “Satira [dal lat. satira] componimento poetico che, deridendo le umane debolezze e mordendo il vizio, tende a correggere i costumi”…!

Cacchio, non mi sembra vero. Eppure così ho letto: satira = correggere i costumi.

Qui bisogna saltare dai balconi e correre a dirlo in giro, uscire dai circoli ed urlarlo ancora di più a gran voce: quello della coscienza critica è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

Di qui un appello, non c’è più niente, ormai, da poter contrattare. Per favore: lasciateci almeno il giullare.

Semplici giullari. Fintamente liquidati come schifosamente apartitici, idealisti reazionari senza forca, ignavi che lasciano solo perplessi, banali nei loro semplici propositi. Buffoni, menestrelli, cantastorie, saltimbanchi. Sono loro che ci fanno ridere, e lo ha capito chi la satira non la vuole perché odia esserne oggetto, chi non la vuole perché fa perdere voti alla cosiddetta opposizione, chi la schiaccia come Pinocchio col grillo parlante (ahimè…!) per non perdersi il Paese dei Balocchi.

Finiremo in bocca alla balena, ma poi, forse (e quando?) verrà Geppetto a salvarci. Qualcuno dice sarà Nichi Vendola, qualcun altro si sente, invece, già al sicuro.

Qualcun altro ancora continua a mescere intingoli nella sua pozza nera, con la speranza di vedere le cose brutte sparire. Mette nella pozione un po’ di tutto e la lascia riposare. Hai visto mai che un domani possa funzionare..

M.e.N.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su marzo 30, 2010.

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