Surrogates

Io stiravo. Tu leggevi i fumetti.

Poi ad un certo punto mi hai guardato, ero uno spettacolo: grondante di sudore, tentavo di distinguere le righe delle tue camicie dalle farfalle dei miei occhi. Hai sentenziato: – ti prendo una donna anche per stirare.

Faccio la casalinga a mezzo servizio e non mi lamento, se non quando, per pura e semplice ignavia, lascio che i panni si ammassino nell’armadio, stracolmo al limite, rinviando all’unico evento bimestrale della giornata dello stiraggio, lo stremante compito che mi auto-assegno: i colletti, i tessuti, le tovaglie. I lenzuoli no, mi dispiace, e per fortuna hai tante camicie che quelle da stirare non superano mai quelle che tieni accortamente appese nel guardaroba, una per gruccia.

Allora ti guardo un po’ disappointed e rimarco il mio ruolo di moglie stiratrice, perfettamente in grado di tenere a bada pieghe e vapore. Non riesco proprio a capire perché, tu voglia rimpiazzare questa mia abnegazione per i tuoi cenci, con un mesto avatar dello stiro, una sorta di surrogate dell’appretto.

Non ci sto, ti dico, e continuo a sfoderare le tasche increspate e spazzolare i peli del gatto dai tuoi maglioni.

Dove finiremo, se per ogni incarico casalingo o dovere coniugale, mi appiopperai un surrogato?

Non voglio fare la fine di Maggie, la moglie di Bruce Willis ne “Il mondo dei replicanti”.

A forza di delegare, manda il suo prototipo pure nel bagno, al posto suo (per inciso: lei nel fumetto originale si suicida…).

Anche perché poi ti fai prendere la mano, e si sa, come va a finire.. oltre ad un ottimo rimedio per mal di pancia o mal di “testa”, il tuo sostituto finirebbe per sobbarcarsi ogni seccatura al posto tuo.

Io, per esempio, se avessi un surrogate lo manderei a dire. Nel senso che lo manderei a dire tutte le cose che per vigliaccheria non riesco a comunicare agli interessati, che per il fatto di essere una donna non mi vengono ascoltate o considerate, le cose da figlia, da amica (?), da elettrice, da giornalista.

Ne trarrei gran giovamento, ne sono convinta, al punto che, quasi certamente, finirei per identificarmi io in lui, e non viceversa. Avrebbe di sicuro tutto il mio charme, tutto il mio stile, ma senza dubbio anche tutta la mia (auto-)stima.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su gennaio 30, 2010.

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