Il caso Genchi

Gioacchino Genchi è stato a Benevento sabato 9 gennaio, per presentare il libro sul suo caso. Certe cose, si sa, alla fine diventano un pretesto, un buon pretesto per intercettare sprazzi di novità e respiro, in cui confrontarsi con gli altri e ricambiare un po’ d’aria.

Arrivo, mi siedo. Un rispettoso silenzio aleggia nella Sala Virgineo del Museo del Sannio. Gli oratori fanno i loro interventi, Genchi attende il suo turno, poi parla.

Parla del nonno che rinuncia ad un posto in banca per il figlio, pur di non tesserarsi. Racconta con franchezza di essere stato dovutamente retribuito per il suo lavoro di perito informatico. Parla con rispetto dei tanti malviventi che ha rappresentato, come avvocato, e aiutato a condannare, come intercettatore. Si difende dalle accuse, smonta ogni possibile pregiudizio, rivelandosi subito come un uomo semplice, che ha fatto comunque i suoi errori, e che ha pagato per questi come per tanti altri che non ha commesso.

Genchi ha l’aria di uno che voleva fare solo il suo mestiere e che, travolto dagli eventi, mostra comunque di cavalcarli con l’abilità di chi sa trasformare la sofferenza in esperienza ed azione.

Non ho letto e credo che non leggerò mai il suo libro.

In fondo i dettagli non contano. Quel che si sa è che c’è una parte del Paese che commette peculato, truffa ai danni della collettività, aberranti smerci di dignità e corpi umani per soldi, abusi, malefatte. Ed è proprio questo che si racconta ne “Il caso Genchi”, di cui si parla brevemente prima di lasciare spazio alle domande del pubblico.

Molti vengono da fuori città. Soprattutto dall’hinterland napoletano e casertano, laddove si è portati a credere ci siano solo persone poco per bene. Tutti chiedono di sapere dettagli su casi giudiziari, molti gli fanno domande su Berlusconi, ma quello che sopra ogni cosa l’auditorium vuole sapere è: come si fa a credere ancora nello Stato, nella giustizia, nella verità, dopo aver letto il suo libro, ma soprattutto dopo averne vissuto i fatti ed averlo scritto?

Lo Stato: ci si accanisce contro, lo si contesta, lo si odia, lo si aborrisce, e questo stesso livore trasuda dalla raffica di domande che gli si spara contro, facendo conto sulla sua paventata corazza di indomita persona per bene. E difatti lui insiste: quello che mi dà forza è l’aver servito il mio Paese con onestà, su di me non troveranno mai niente.

Genchi non ha preso diritti per il libro ed ha chiesto e ottenuto che il prezzo non superasse i 20 Euro, per consentire ai giovani (prima di tutto blogger che lo seguono e sostengono) di acquistare il libro “senza accendere un mutuo”. Quei giovani ormai ridotti a subire ricatti pur di lavorare, aggiungerà.

Non ci saranno elezioni libere finchè gli italiani non saranno affrancati dal bisogno, innanzitutto di lavoro, da poter scambiare con un voto di favore.

Un punto fondamentale del cambiamento resterà sempre l’informazione, che non sarà mai vera ed attendibile, finchè la sua gestione resterà nelle mani di chi amministra potere esecutivo e legislativo, nonché una serie infinita di affari privati commisti a quelli pubblici.

Mentre lo ascolto mi domando quanti di noi, al suo posto, avrebbero continuato a non usare il cellulare, le macchine e le apparecchiature di servizio a scopi privati, quanti di noi avrebbero continuato ad indagare senza accettare alte cariche in cambio del silenzio, chi sarebbe stato capace di non tradire quelli che per lo Stato si sono fatti ammazzare; quanti, dico, continuerebbero a professare di voler servire lo Stato (cioè noi) dopo aver visto ciò di cui lo Stato (cioè noi..) è capace?

La sua espressione di malandrino mi suggerisce che la risposta abbia poco a che fare con umiltà e fiducia nella giustizia. Ciò che rende diverso Genchi da uno come me, che lo Stato lo rinnega, è forse solo questo: lui ha ben in mente che uno Stato dovrebbe funzionare, e non ha intenzione di smettere di lottare perché questo funzionare avvenga.

Mentre lo sento parlare di Campanella e Provenzano, Falcone e Borsellino, Mastella e Why not, il pubblico pilotato di Matrix ed i collegamenti farlocchi di Porta a Porta, la rabbia mi si scioglie in lacrime di profonda commozione:  mi giro intorno e vedo tanta gente incazzata, un uomo piccolo contro un potere enorme, credevo che avrei visto idolatrare un falso eroe e me ne vado sicura di aver incontrato un uomo.

Abbraccio tutti idealmente e mi guadagno l’uscita glissando, ancor più convinta, il banchetto dell’editore. Ad ogni modo il libro è andato esaurito, segno che la gente non ha solo voglia di sapere. Probabilmente vale mille volte di più, questo acquisto, che un non-voto dato solo per votare “contro”…

Ed io che non volevo nemmeno venire.

Guarda il video dell’intervento di Genchi –>

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su gennaio 11, 2010.

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