POP! Goes my heart

Chiamavo un cliente per fissare un appuntamento (faccio il commerciale, di mestiere) e mi mettono in attesa per parlare con la persona che dovevano passarmi. Senza avere il tempo di alzare le difese mi sento appioppare la musica di cortesia, e cosa odono le mie orecchie? I like Chopin di Gazebo..SPLAT.. una tranvata al cuore.

Tutt’a un tratto vengo catapultata nei mirabolanti anni ’80 e mi passano davanti tutti i video dei vari Wham, Madonna, Michael Jackson, Culture Club, Duran, Spandau… che flash.

Rimango sospesa tra le immagini patinate dei cantanti doverosamente boni, ancora desiderosi di ammaliarti e pronti a girare un video in cui te lo cantano, dalle sequenze auto-narranti di quelle orrende clip sballate piene di avventure commoventi alla ricerca del vero amore… e poi  dai Papa don’t preach rivendicativi, dal mistico rapimento dei placebo per menti fuorviabili, dai cuori spezzati delle strofe intercalate da quegli irrecuperabili “oh! yeah…“, il tutto senza avere il minimo dubbio che il mio trip non sia assolutamente fantastico.

Il jingle gira già per la terza volta e comincio a domandarmi se Gazebo, looppato all’infinito, non finisca per rompere i gazebi, ed intimo al mio cervello di piantarla di dissociarsi, ma l’anfetamina poppettara riprende il sopravvento, come ha sempre fatto e sempre continuerà a fare, col suo fascino esercitato imperituramente.

I’m bad, penso, mentre la mia anca non riesce a smettere di dimenarsi e mi figuro sulla cima di una reazionaria Montagna dalla quale sciorino il mio Discorso: beati voi che amate il pop, perché sarete ricompensati..

Mi sembra davvero di rivedere la mia vita, i successivi anni ’90 e quel che ne fu della mia musica preferita, soppiantata prima dalla techno e poi dalle tante forme di suburban che hanno lasciato emergere tutto ciò che le top ten di disco ring avevano soppiantato e maciullato fino al vomito, con il conseguente rigurgito di quanti, dal primo all’ultimo disco pop, non aspettavano che i giorni d’oggi per uscire dalle loro cantine attrezzate per suonare musica vera e trasformare tutto in concetti e denuncie, iper-realismo e tecnicismo, al punto che, per definirti un musicista degno di tale nome, devi assolutamente eliminare l’innamoramento, i non-sense e le melodie piacevoli dalla tua composizione.

Eh.. eppure siamo in tanti a rimpiangere (si, maledetta me, li rimpiango) la leggerezza e la s-canzonatezza della più folle euforia da sintetizzare in inni come “people from Ibiza” e “rumors”, oppure gli ammiccamenti dei nostri idoli super-spallinati, semplici zuccherini per animi così felicemente non complicati.

Che dire.. in omaggio a chiunque rievochi ancora con simpatica nostalgia quei tempi, beccatevi questo video-memorandum di solidarietà, non ce ne vogliano… essere pop dentro è (per fortuna o purtroppo?) una filosofia di vita…:

ps. per papà: se leggendo questo post pensi che lo abbia scritto io, sappi che non è vero assolutamente.

Fabio: dopotutto sei la dimostrazione che si può avere una sorella maggiore poppettara e sopravvivere..

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su novembre 3, 2009.

Una Risposta to “POP! Goes my heart”

  1. … io sarei la prova che si può sopravvivere con DUE sorelle poppettare e un fratello metallaro.. infatti sono uscito, non illeso, ma rockettaro.
    non abbiamo niente da invidiare ai van halen…

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