Yes We Camp

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Questo slogan riassume la sagacia, la tenacia e l’ironia degli abruzzesi, anche di fronte ai disastri.

Gli umori sono divisi tra il disfattismo ad ogni costo e la felicità di esserci ancora, ma anche chi protesta in maniera più chiassosa, ha delle evidenti ragioni dalla sua parte.

Discostandoci per un momento da chi non ha meglio da fare che stare lì per il G8, per poi sbaraccare le sue tendopoli sponsorizzate da spuri fini politici, probabilmente tutta questa sommossa ha due pratiche ragioni: le promesse ed il rimbombare di cifre (anche se raccolte con iniziative di solidarietà).

Qualcuno deve spiegare a queste persone come mai in Irpinia non è ancora finita la ricostruzione (e Dio ci scansi dall’eventualità di seguirne l’iter…) mentre in Abruzzo il tutto dovrebbe avvenire in massimo due anni.

Le cifre: ma nelle mani di chi, andranno o sono già andati questi soldi? Come si adopereranno? E soprattutto: chi lo deciderà?

Se non fosse stata bombardata da questi due tormentoni, forse la gente non avrebbe reagito in questo modo, soprattutto in occasione dell’ultima decina di giorni a giugno, quando il decreto doveva essere approvato. Ed ora la ricostruzione è legge, così come è stata approvata, a noi le belle cose.

Qui di seguito ci sono le motivazioni del movimento “Yes, we camp!”, a ognuno il suo giudizio. Ma per non dimenticare un popolo così forte ed orgoglioso, va bene, a nostro parere, anche questo.

Yes, We Camp! è il grido di denuncia della gestione scellerata dell’emergenza post-sisma.
Per la prima volta nella storia recente dei terremoti dopo tre mesi la popolazione è ancora sotto le tende e ci dovrà stare, secondo i piani del Governo, ancora per molto.

Yes, We Camp! per smascherare le menzogne e le mancate promesse del presidente del consiglio. Dopo tante parole nessun fatto. I provvedimenti sono del tutto insufficienti, i soldi stanziati troppo pochi.

Yes, We Camp! per urlare tutti fuori dalle tende, ora! Si requisiscano le case sfitte o invendute, si installino container, roulotte, casette di legno. Nei campi la popolazione è stanca e i più deboli, in particolare gli anziani, muoiono ogni giorno di più.

Yes, We Camp! per affermare che tutti gli aquilani debbono tornare all’Aquila. Non si pensi a settembre di sistemare un solo abitante fuori dal proprio comune, in alberghi della regione. Ci opporremo a questa deportazione con ogni mezzo necessario.

Yes, We Camp! per constatare che si sono persi inutilmente tre mesi: nessuna opera di ricostruzione, solo lavori per il G8.

Yes, We Camp! per denunciare il processo di devastazione ambientale e sociale del nostro territorio perpetrato mediante il piano CASE. Non vogliamo una grande new town diffusa!

Yes, We Camp! per informare tutto il mondo del processo di militarizzazione e confisca degli elementari diritti costituzionali nei campi: di informazione, di riunione, di espressione.

Yes, We Camp! vuol dire 100% ricostruzione, trasparenza, partecipazione. Noi cittadini vogliamo essere gli artefici delle scelte che riguardano il nostro futuro. Non accettiamo decisioni prese dall’alto che non hanno a cuore al bene del territorio ma vanno a beneficio delle solite clientele e speculazioni.

Yes, We Camp! è la nostra ironia per dire a tutti che siamo vivi e determinati a difendere e far rinascere la nostra Terra.
Spente le luci accecanti della ribalta internazionale, rimarrà la targa ancora intatta all’ingresso del Castello dell’Aquila.
La apposero i dominatori spagnoli nel cinquecento e recita: “ad reprimendam audaciam aquilanorum”
.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su luglio 8, 2009.

Una Risposta to “Yes We Camp”

  1. la genesi del gigantesco YES WE CAMP che ci hai mandato l’ho seguita ieri mattina alle 9 per telefono. I ragazzi che l’hanno fatta sono del Social Forum Abruzzo e mentre stavano tentando di comporla con plastica, picchetti, materiali edili vari, io ero al cell con uno di loro (che ci aiuta a fare diffusione militante per il manifesto). La televisione ci ha raccontato placidamente di quella scritta ‘ironica e divertente’ fatta dal popolo dei terremotati per salutare Obama & co. Quello che non hanno detto è che i pochi volenterosi e molto creativi che hanno pensato e realizzato la cosa non hanno avuto vita facile per arrivare fin lì, fermati e perquisiti come se volessero fare qualcosa di terribile. I nostri mezzi di informazione non dicono mai niente sul come e grazie allo sforzo di chi accadono le cose. Certo per la maggior parte degli italiani forse è attualmente più interessante sapere che i ‘grandi’ mangeranno il vero gelato italiano preparato per loro dalla iglior gelateria di Roma e che domani, a conclusione dei lavori, assaggeranno la nostra buona Nutella! Buon appetito a Silvio &co.
    fau

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