Per fermamme

San Demetrio Nei Vestini (L’Aquila)   23/6/09

Siamo ormai ad  oltre due mesi dal sisma impressionante che ci ha colpito e proprio ieri sera, per non dimenticare, un’ulteriore scossa di assestamento si è fatta fortemente sentire facendo ripiombare tutti, almeno per poco, in momenti di paura e smarrimento.

La forza di chi, come me, e ce ne sono tanti, non ha abbandonato, non ha ceduto un passo e velocemente ha ripreso la propria attività fra mille difficoltà e peripezie – si peripezie perché provate a fare le cose usuali senza più le usuali strade e con banche ed uffici spostati e con mille mezzi della protezione civile che per fare il loro benedetto (e grato) lavoro, creano però ulteriore traffico nelle strade- tale forza si evince anche dal primo capoverso dello scritto che segue, dove c’è una sorta di sfida al terremoto, forza che vedo in tanta gente operosa intorno a me.

Tutti ci sono stati vicino anche se devo sottolineare i messaggi ricevuti dall’Irpinia/Campania dall’Umbria e dal Friuli, ci/mi hanno dato forza e volontà per riprendere il corso normale delle cose pur tra tante dette difficoltà.

Forse per superare questi momenti è stato anche necessario esorcizzare quanto accaduto, cercare di non pensare alle tante persone morte ed ai tanti in mille difficoltà e gettarsi con vigore nella propria attività , per me in particolare ringraziando Dio di non aver avuto gravi danni e lutti.

Ciò lo facciamo anche ridendo e scherzando su un fatto grave, cogliendo aspetti che chi ha postato sul web questa nota ha colto con grande precisione.

Riporto lo scritto di F. Giuliani  che pur in un Aquilano stretto credo sia facilmente comprensibile , ho solo aggiunto in alcuni passi le interpretazioni di alcune parole che credo potessero essere più difficili, mentre alcune espressioni colorite penso si traducano facilmente da sole.

Il finale è forse più un grido liberatorio e la voglia di fatti, cone meno parole e vetrine TV.

Buona risata a tutti.

AB

Ju Tarramutu ….

“Pe fermamme, ju tarramutu. me tà ccjie. Kjù fa ju strunzu, kjù ‘ndsosto (1) . Se solo sapesse come se smorza ji farria vede. Tengo solo trova addò cazzo hanno missu ju bottò. Se me la spalla la casa, la refaccio. Pure senza sordi, co lle sputazze (2) , ma la refaccio. Anzi me ne faccio una bassa e co le tavole cuscì vojo vedè  proprio come se mette.

Tengo solo la paura che me frega. Perché non è che se la pija solo co mmi. Se la pija co tutti quii che trova. Pìccoli e rossi. (3). Pure co ji vecchi che ggià non ne poteano kjù. Quiji ggià steano stracchi. E non va bbona. Noje ne te kjù de tribbolà. Ha cciso na frega de quatrani che non   c’entreano nà mazza. Che manco erano aquilani, ma ja ccisi ugnale. A che servea tutta sa carneficina lo sa solo jissu.

Po te ta vede tutta ssa ggente che te guarda e pare che te jice: “ma coma cazzo le sete fatte  sse case? Nojiatri le tenemo antisimiche”. Pure pe tilìvisiò te Ilo icono.

Antisimiche ju cazzo che vve frega!

So kjù de trecento anni che non se sentea manco na scettacata (4) e mo me vengo­no a di che lo sapeano tutti. Ma che sapeate? Chi ve ll’era ittu?(5) Che teneamo fa? Ji bunker?

Po me vengono a racconta che: “Era una scossa di media intensità, 6,3 della scala Rìchter. Non sarebbero dovute cadere tutte quelle abitazioni! E’ indice di poca attenzione alle regole”. Ma dico ji: “Ma addò ju teneate ssu’ misuratore de tarramuti. Appiccato co ji prosciutti !  “Ma se ss’è aperta la terra che appocatro se ‘gnotte tutto (6) “, Pe piacere! Onna l’ha spianata sana sana e Monticchiu, che sta a cinquecento metri e che tè le case pure più vecchie sta loco che manco se ne so accorti!!

A mi me ss’è aperto ju cascittu de ju bagno addò tengo ji ferri pe tajamme l’ogna (7) e j sso retroati dentro aju lavandino. E ju casciitu era quiiu bassu!. Me l’ha revordecata tutta la casa. A cognatemo, che sta a San Demetrio, no ji se so cascate manco le fotografie sopra a ju commodino e a Villa Sani ‘Angelo che sia loco attraverso ha fatto ne frega de morti .

E ‘ come tutte le cose: a chi tanto e a chi gnente.

Però è chiara na cosa sola: che non ci capite una beata mazza.

Ssi strumenti che tenete addopreteje pe facci quacche atra cosa. Altru che “sabbia nelle costruzioni”. Ha fatto na sorte de botta che appocatro se cascano le stelle no de “media intensità “, L’intensità, a certe parti, ci stea tutta quanta. Ma se sse so cascati pure gjì alberi. Stu ggiru è toccato a nojatri ma non è che potete sta tanto pricisi manco vojatri.

Allora mò se semo ‘mbarati. Semo diventati tutti “esperii in terremotologia applicata”.

Applicata perché so’ tre mesi che ropp’ju cazzu tutti li jorni e semo fatta pure la classifìcaziò de ju tipu delle scosse. Atru che Mercalli e Richter!

Mo ve la jico : ju tarramutu se reconosce pe quantu trojaio fa (8) :

  1. 1. Essiju; 2. bottarella; 3. Bella botta; 4. sileppa: 5. slenghera; 6. saraga; 7. petenga; 8. ‘ngulallazia.

E quando le sete passate tutte come nojatri ve potete presenta a fa ji esperti., media intensità :

“Ma jeteaffangulo”.

(Fulvio Giuliani AQ)

1- ‘ndosto    : più divento duro e non mollo

2- Sputazze  : “con lo sputo” intendendo anche con niente semplicemente

3- Rossi       : si intende grossi

4- Scettecata : piccola scossa

5- Chi ve ll’era ittu?  : Chi ve l’aveva detto ?

6- appocatro se ‘gnotte tutto : a momenti si inghiotte tutto

7- ogna : unghie

8- essiju  : eccolo arriva

le altre diciture sono tipi sempre crescenti di colpi o botte , con l’ottavo grado è una espressione “colorita” di chi s’impressiona .

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su giugno 23, 2009.

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