Sono strano

 

 Combatto come un drago e mi commuovono le storie. Sto in piedi su una fune da perfetto equilibrista, ma temo il vento.

È una vita, che combatto. Non ricordo l’ultima volta che ho preso un po’ di riposo. 

 

Nel cassetto accanto al letto ho richiuso un po’ di rimorsi che durante la notte fanno rumore, ma poi per fortuna, sfinito, sprofondo nel sonno. È da quando sono nato, da che mi ricordo, che vivo nel frastuono e nella confusione. Mille voci, mille ombre, tutte cose che nel bene o nel male hanno influito sulle mie decisioni, senza permettermi di inseguire la verità.

 

Poi un giorno l’ho scoperta: la visione, la rivelazione, l’impossibile. Il mio sogno è la libertà.

Non importa che abbia dovuto cominciare da subito a difendermi, a cercare di affermarmi, ogni giorno che passa metto una tacca sul calendario della vita e mi dico che anche oggi ce l’ho fatta. E va bene, va bene, anche non poter mai fare progetti, non avere radici, sentirmi in dovere di sondare l’equilibrio dell’universo, prima di fare un qualunque gesto. Non importa, davvero, non fa niente.

 

Certe volte cerco di pensare che dopotutto ho avuto tanto, certo… finché c’è la salute, e mi immagino a dovermi districare tra povertà e carrozzine, corsie di ospedali e padri farabutti e omicidi. E penso che sarei morto. Onestamente: che non sarei durato tanto. Se basta tanto poco a tirarmi giù da quel filo, io piuttosto mi lascio andare e cado.

 

 

Spina dorsale, spina dorsale, spina dorsale, tutto quello che mi serve è una spina dorsale. Per non tremare più prima di pronunciare le parole, per rimanere convinto delle mie idee, anche se sempre disponibile al confronto. Ecco, forse, perché sono strano: mi manca quello sguardo a tutto tondo, quel sapore della festa, quella spensieratezza sbarazzina che sta alla base di ogni uomo o donna che deve compiere un passo.

 

Sono strano, e non solo perché sono diverso. Sono strano perché voglio imparare come si sta al mondo, che cosa significa “normale”, anche se solo dal mio punto di vista: voglio essere una persona normale, anche quando mi chiudo in bagno per ore. E non c’è una ricetta, non c’è una medicina, c’è solo questa maledetta meravigliosa vita che c’è da vivere, da cambiare, da interpretare. C’è qualcuno che capisce quello che dico? Qui c’è da lavorare.

 

Ho appena avuto un crollo, sono stato quasi sul punto di darmi per vinto. Basta, RESET.

Ricalcolo le coordinate.

 

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su febbraio 18, 2009.

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