Stagione di saldi

bancarelleOggi Benevento era particolarmente deserta. A mezzogiorno, cosa insolita, le bancarelle del mercato di Piazza Risorgimento erano già smontate, non solo nell’atto di…, erano proprio state già caricate sui camper, che si affrettavano a lasciare mestamente in fila l’area di sosta dedicata. È vero, il deterrente della pioggia influisce comunque sulle scelte dei comodi consumatori di questa “tranquilla” cittadina, ma generalmente la città non è così vuota di gente e ricca d’acqua nell’atmosfera, nemmeno quando piove come oggi, no: di solito qualche impavido beneventano tenta comunque l’assalto alle rivendite degli ambulanti, magari parcheggiando in quadrupla fila, pur di acchiappare al volo un paio di calzini, quattro carciofi, qualche pezza americana intravista appena nel marasma dei covoni. Oggi no. Non c’erano mamme che dovevano cambiare grembiulini di taglia più piccola, non c’erano adolescenti a provarsi il lucidalabbra, non c’erano le impiegate dell’ASL a prolungare lo spacco-sigaretta lungo i corridoi della nostra piccola piazza affari. Per la prima volta, ho respirato aria di immobilismo, ho percepito pavida prudenza, ho trovato meno di quanto mi aspettassi. Era mezzogiorno. E ho avuto paura.

Ho avuto paura della fine del mondo, delle ansie risparmio-logiche della gente, del silenzio lasciato dai soliti starnazzi di clacson, oggi assenti, ho perfino avuto paura che smettesse di piovere acqua tutt’intorno. Qualcuno dirà che in questo periodo è normale (anche se ci sono le svendite..). Dopo i gozzovigli e i regali, lo spumante e i botti, qualcuno penserà anche che intanto abbiamo dato, qualcuno comincerà a dire che questo era quanto potevamo dare. E magari si finirà col concludere che ora l’obiettivo delle famiglie sarà superare la seconda settimana del mese, e non più la terza.

Mi lasciavo strapazzare dalle spazzolate del mio nuovo parrucchiere (che ho deciso di chiamare Edward mani di forbice, per l’enfasi che ci mette nei tagli…), consolandomi col fatto che almeno il suo locale era pieno, e leggevo di filosofia, quasi cercando tra le pagine un conforto. Che puntualmente è arrivato (sarà che a volte la disperazione ti fa attaccare a qualsiasi cosa…): fermezza. Ossia temperanza, pazienza: calma.

Adesso che tutti sono sconvolti dall’allarmismo dei mass media, dall’incertezza del futuro, dal susseguirsi di notizie che parlano (se va bene) di cassa integrazione, stringendo il cerchio intorno a te e rendendolo sempre più vicino, tutto ciò che il cervello sa suggerirmi, immediatamente dopo aver visto svanire speranze e aspettative del brindisi di fine anno, è questo: resta calma. Il mio pensiero va immediatamente a chi ha un lavoro precario, a chi non ce l’ha proprio, e soprattutto, mi sia concesso, a chi invece ce l’ha ancora. Mentre cercavo, infatti, uno stralcio di motivo per tranquillizzarmi, sotto l’egida infame di un interminabile taglia-taglia intorno al mio sempre più sparuto cranio, credo di aver pensato la cosa più liberatoria della mia vita: ho fatto proprio bene a tagliarmi i capelli. Il parrucco, si sa, è terapeutico per noi donne. E nel mio caso, mai come oggi. E dirò di più: a marzo, mi comprerò la macchina nuova. E non mi frega nè di non avere ordini in portafoglio, nè di non sapere come andrà a finire.

Non so quanto lontana sia la fine del mondo, penso però che non sia il caso di aspettarla lesinando sulle spese. Primo perché, come tutti sanno benissimo, in caso di fine del mondo, non è che i soldi che risparmi te li ritrovi. Secondo, perché se non spendo, nella misura in cui posso farlo e come ho sempre fatto, non potrò lamentarmi che le cose vanno male: per ogni macchina potenzialmente acquistabile, che rimane invenduta, almeno dieci persone rimangono a casa. A meno che non voglia tenere il malloppo sotto il materasso, strategia che comincio ad intravedere come dovutamente riesumabile, dal dimenticatoio in cui i finanzieri l’hanno fatta cadere, agli albori della New Economy.

Naturalmente, se lo fa solo uno non cambia niente. Me lo sento ripetere da quando dico serenamente a tutti che non vado più a votare da anni. E non mi sentirei, in questo caso, più in colpa di quanto mi hanno fatto sentire coloro che a votare ci sono andati ‘per salvare il salvabile e scegliere il meno peggio’. Per cui credo che me ne infischierò, ed in una stagione in cui è fondamentale stare saldi, credo anche che correrò incontro al futuro a bordo di una bella Musa nuova. Non è questo il momento di risparmiarsi, né di risparmiare.

m.e.n.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su gennaio 14, 2009.

3 Risposte to “Stagione di saldi”

  1. Non lasciamoci suggestionare.
    Ci vogliono impauriti, perché impauriti ci gestiscono meglio
    La crisi è come l’aviaria e le varie pandemie, inventate.
    Tutte “ Bufale” della disinformazione.
    La crisi se c’è,tocca solo i grandi capitali.
    Per gli altri assolutamente nulla: solo contagio da paura e da pioggia.
    Basta: adesso ci riprenderemo con IL Grande Fratello ed il festival di San Remo,
    ballando sotto le stelle.

  2. Un malinconico e calibratissimo ‘fondo’ che non sfigurerebbe se pubblicato sul più importante quotidiano locale (considerato l’argomento).
    Lo so che te l’hanno già detto in tanti, ma mi sa che io non te l’ho mai detto abbastanza. Sei brava, cazzo. Sei brava davvero.

  3. Non bisogna assolutamente avere paura della congiuntura sfavorevole. Chiunque abbia semplici nozioni di economia sa benissimo che la congiuntura, in quanto tale, è temporanea,è ciclica.
    Esiste sempre una ripresa, veloce o lenta che sia. Più grave è invece la paura che genera il blocco dei consumi e frena il processo di ripresa, perchè alla fine è sempre la domanda che muove il mercato.
    Per cui un monito dal mio piccolo: essere oculati si, ma non farsi prendere dal panico ingiustificato.
    Al riguardo, cara Maria Elena, tu comprerai la macchina nuova a dispetto della crisi,beh…..io mi sposo, pensa un pò!!

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