IL TERZO STATO

Il mio amico Ernesto, che tante volte ha saputo aprirmi gli orizzonti sui diversi modi di approcciarsi alla vita, mi aveva sempre detto che è inutile condannare la gente, se accoglie con sudditanza e rispetto il concetto di “camorra”.

Ernesto dice, tra l’altro, che nessuno, dotato di un minimo di cervello, rifiuterebbe un antistato che compra la tua complicità con soldi consegnati direttamente a casa, con un “corpo di polizia” privato in grado di mantenere l’ordine (molto più di quanto non sappia fare il cosiddetto governo), con una propria organizzazione che vede e provvede: più efficace della democrazia, più ideologica dei partiti, più certa della pena di morte, più rassicurante di un regime totalitario. E che conta se la droga che spacciano uccide la gente, o che i soldi vengono in vestiti in attività di strozzinaggio. Tanto in Italia le cose funzionano così: perché, non c’è il monopolio dei tabacchi? E le banche, non ti rubano la casa col pretesto del mutuo a tasso variabile?

Io gli avevo creduto, al mio amico Ernesto, e poiché non riuscivo a digerire questi concetti, che rumino ormai da quando lo conosco, ho continuato a ripetermi che è vero: nessun Paese merita che si stia dalla sua parte, nemmeno se tanta gente finisce ammazzata, nemmeno se sei un padreterno (ma da dietro le sbarre), nemmeno se devi vivere di sotterfugi e lutti familiari da sacrificare alla “causa”, come in una sorta di Comune da brivido, in cui i tuoi valori vengono sovvertiti in base ad un egoistico (tanto egoisti lo siamo tutti, anche Gesù Cristo) tornaconto, che vede in cima alla classifica la sopravvivenza in questo mondo cane.

Poi mi sono guardata un po’ intorno, ho visto su cosa si basa l’amministrazione pubblica oggi, ho assistito a scambi di favore fino a non distinguere più, dove stava il potere e dove la concussione, ho pensato per un attimo a questo tanto blasonato concetto di “casta” e mi è tornato in mente un grafico, che mi facevano studiare alle elementari per comprendere in che percentuale fosse divisa la popolazione francese prima della rivoluzione del 1789, e mi sono ricordata questo istogramma, sul sussidiario, in cui la nobiltà (in rosso) costituiva circa il 3% del totale, il clero (-che fantastico nome!- in rosa) circa il 7, mentre il popolo, lì definito Terzo Stato, era circa il 90%. E colorato in verde.

Allora mi sono chiesta: quanto vale la mia libertà, se deve servire al bieco sostentamento del privilegio di una minima cupola di gente, la cui condizione sociale, dopotutto, dipende anche dalla mia naturale assuefazione alla condizione di Terzo Stato?

Non lo so. Ma il guaio è, fondamentalmente, che io ho studiato che da qualche parte esiste uno stato di diritto, e non mi pare bello vituperarlo, solo perché chi lo rappresenta, ormai, non si distingue da chi ne succhia il sangue per poi sputarci sopra, politico, imprenditore, o camorrista che sia. Sicché: qual è la differenza tra Pomicino, Emanuele Filiberto, l’eminenza grigia che gestisce i flussi dello IOR e i casalesi?

Io credo nessuna, Ernesto. Perciò, la prossima volta che mi dirai che, almeno, la Camorra, a chi la sostiene gli dà da mangiare, credo che non ti dirò più che forse hai ragione. Credo invece che ti darò dell’anarchico utopista, e che poi ti manderò affanculo.

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su dicembre 19, 2008.

Una Risposta to “IL TERZO STATO”

  1. anche io sono giunto più o meno alla stessa conclusione, come credo molti altri: Stato ed Antistato si sono fusi e pasteggiano insieme.

    Certo è che, sia Stato che Antistato, se davvero sapessero incarnare il proprio ruolo di bravi governanti, saprebbero anche reggere un regime senza per questo dover terrorizzare ed immiserire una popolazione, ma naturalmente in quel caso staremmo parlando di persone intelligenti e non semplicemente furbe e/o violente.

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