Professione abbordo

Guardavo questo stupido film in cui Will Smith insegna agli uomini come conquistare le donne, anche le più impossibili.

Il film è carino, divertente. Soprattutto nella parte in cui il super eroe della psiche femminile incontra una donna, e se ne innamora. Fantastico.

Lui è una frana, lei una stronza: ma quanto fascino esercitino una sull’altro, è impossibile dirlo a parole.

Lì ho pensato che non devo preoccuparmi se il mio uomo sta con una stronza (io), perché, nonostante anche noi due, come i protagonisti del film, spesso siamo in competizione (in materia di “essere in gamba”, e nella stessa stronzaggine…) lui mi ama così come sono, e viceversa, lui è tutto per me. Anche se vuole avere sempre la risposta pronta, impossessarsi dei fornelli, riempire la lavastoviglie a modo suo, lui è il mio uomo e io lo amo così com’è.

In effetti capita raramente di essere così lucidi, e in quel momento ero felice che una stupida, insignificante, melensa, ridicola commedia americana mi avesse fatto riflettere, perfino quando, durante uno speed date, i due litigano per questa ostinata esigenza sceneggiatica, a far sentire le donne delle emerite zoccole incontentabili…beh, perfino lì, devo ammetterlo, il film è divertente.

Mi crogiolavo in queste mie nuove consapevolezze, come in uno dei miei più intimi momenti di crescita adolescenziale, durante gli anni ottanta, a scuola di sentimenti da Meryl Streep, quando il mio ragazzo mi chiama, dicendomi che l’indomani sarebbe andato a casa di uno dei suoi migliori amici e della moglie, con… una sua collega.

La cosa non è così grave come sembra: lui è fuori per lavoro, a Brescia.

Io a casa, sul divano, col gatto.

Ecco uno dei rari momenti in cui una donna decide di essere sé stessa: gli ho detto che avrei preferito esserci io, al posto di quella viscida, invadente, irrispettosa, spudorata, insensibile. Ignorante, tra l’altro, delle più basilari regole di solidarietà femminile, in base alle quali, odio dover ribadire una cosa così ovvia, nessuna donna si sognerebbe mai di prendere fisicamente il tuo posto, in una condizione del genere. Ammesso che tu sia in grado, di capire che hai ricevuto eventualmente un invito solo per educazione (eccolo il vero problema: l’educazione).

Tornando a lui, per tutta risposta ha detto che mi lasciava al mio film, e ha riattaccato con un generico “ci risentiamo”, con quel tipico atteggiamento maschile da distaccato del cavolo.

È vero, dopo un po’ mi ha richiamato, e poi ci siamo chiariti, ma la verità è che le cose non si possono imparare semplicemente da un film. Credo, infatti, che le parole siano giunte a destinazione, credo che sia impensabile che debba essere un film a dirti che non c’è trucco nell’abbordo, e credo anche che se un uomo si sente uno stupido, farà di tutto per comportarsi ancora peggio di com’è. Come ha fatto lui quando, sentendomi incazzata, ha preferito pensare che volessi riattaccare.

La verità è che io stessa, in questo momento, sto utilizzando un mezzo pubblico (e che sarà…la RAI??) per dire una cosa ad una sola persona, nella convinzione che leggerà questo post, e comunicheremo nella forma che a lui è più congeniale: internet.

Ad ogni modo, il chiarimento, già lì per lì, c’è stato, l’osare non mi ha tradito. Probabilmente vi interesserà l’epilogo: sono riuscita a spiegargli che se tu vai a trovare un tuo amico di infanzia che vive a Brescia per lavoro, e ci vai con una collega, non con la tua fidanzata, quest’ultima, forse, un po’ ci rimane male.

Tutto ciò non ha modificato di molto le cose: la mentecatta all’aperitivo c’è andata, e lei non saprà mai quanto questo possa avermi fatto male.

Poi qualcuna dirà che sono troppo tollerante, e che al mio posto si sarebbe fatta afferrare per pazza e non ce l’avrebbe fatta andare. Io vi dico solo una cosa: so che del mio uomo ci si può fidare, anche se profonde inviti del cazzo a sproposito, infischiandosene della mia reazione, ma molto più probabilmente non ci ha pensato, oppure non ha saputo dire di no, perché soffre di una strana forma di crocerossismo al contrario, che io chiamo “la sindrome del principe azzurro”, quello che ti deve per forza salvare.

Gli capita spesso con questa sua collega mentecatta, solo che lei non ha speranza, ma è proprio questo il motivo per cui lei non mi preoccupa. Paradossalmente, infatti, sta fin troppo inguaiata. Se proprio qualcuno dovesse cadere in questo misero tranello della perenne sfortunata, puntualmente sedotta e abbandonata, certamente questo non sarà il mio uomo. Che vive la sua vita ad un dignitoso livello di lealtà, a suo modo cerca di non mentire, si lascia entusiasmare, e alla fine lo capisce, che pur non facendolo apposta, magari ti può ferire.

Ps. A proposito, ma lo sapete che Eva Mendes è TROOOPPO brava…??!?

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~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su dicembre 3, 2008.

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