…And the winner is…

Si avvicina il 4 novembre, è la vigilia dell’ennesimo epocale appuntamento che chiama alle urne gli statunitensi.

Siamo tutti lì, a vedere come andrà a finire. Aspettando, facendo il tifo per Barack Obama, il principe della cronaca dagli esteri, il nuovo che avanza.

Dico “tutti” e uso una classica generalizzazione, di quelle che i linguisti definirebbero una grave distorsione verbale.

Certo, in tanti stanno invece aspettando che vinca Mac Cain.

Io non voterei Obama solo perché è democratico. Mi sta proprio simpatico, è riuscito a sembrarmi una persona vera, in più, merita senz’altro il premio della poltrona ambita, per le sue capacità mediatiche. Senza contare il fattore più reazionario: un presidente nero alla Casa Bianca.

Roba da far rivoltare nella tomba i negrieri, e da far resuscitare centinaia di generazioni di schiavi, a partire dal primo deportato africano.

Il fatto è che io non credo che vincerà Obama: nel mio intimo, profondamente temo che perderà le elezioni.

E non solo per paura di veder disilluse le mie speranze, quanto perché credo che tutta questa propaganda ci piaccia, e che non vogliamo vedere la realtà, o quanto meno non riusciamo a vederla, offuscati da tanta doviziosa promozione pubblicitaria.

Ma cambierà davvero tanto la situazione, se dovesse essere eletto il provetto politico dalle umili origini? Non sarà come qui in Italia, che aspettiamo il messia dalla morte di Aldo Moro, che abbiamo visto avvicendarsi tante facce da bravi ragazzi, puntualmente risucchiati nel vortice del potere, delle logiche di partito, della forma mentis da piccoli uomini, indispensabile, a quanto pare, per scalare le gradinate dei palazzi?

Non sarà, Obama, un nuovo Cofferati, che dopo aver cavalcato le spinte anti-imperialiste, si è accontentato della loggia di Bologna, un nuovo D’Alema, crollato miseramente sotto l’imponenza di Berlusconi, o non sarà, ancora, un nuovo Veltroni, che non è andato a Roma, e ha perso pure la poltrona?

Io dico che non vale la pena di sperare. Dico che non so quanto me ne freghi in realtà delle elezioni americane. E dico pure che me ne deve fregare per forza, perché non si parla d’altro, perfino su questo blog.

Nietsche diceva che bisogna avere un caos dentro, per generare una stella danzante. Beh, speriamo che Barack, se vince, balli. E speriamo che sia vera, questa storia, che eventualmente con lui saremo anche noi, a ballare.

Annunci

~ di Gli stregatti di Maria Elena Napodano su novembre 2, 2008.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: