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LO STREGATTO B.

Grazie.

Un /grazie/ ironico, stizzito, incazzato, falso.
Infatti, racchiude in sé il peggio di me e, credetemi, ce n’è di peggio
in me…
I discorsi, quelli belli, pieni di morale, quelli che a sentirli ti dici
“allora c’è ancora qualcuno che…oh sì, addio alla solitudine, uniamoci!”
Ti compiaci, gongoli nella tua nuova consapevolezza ed erigi piedistalli
sui quali poggiare i possessori di tali labbra, di tali idee, di tale
spessore intellettuale.
Ah, le parole…aria?
Oh, no: acqua per chi se le beve, cioè io.
Don Milani diceva saggiamente che le parole sono lo strumento di
discriminazione più potente in assoluto.
Immaginiamoci che cosa possono fare unite ai soldi..immaginato?
Favoreggiamento.
Chi ci è passato ha anche capito con quanta incredibile velocità e
solidissima concretezza si materializzino cose altrimenti impensabili.
No, nacqui diverso tempo fa, lo so che il mondo gira così e, infatti, il
mio disappunto circa la mia venuta al mondo risiede proprio nel fatto di
non aver usufruito della esperienza in merito al girar del mondo, ma se
mi capitasse di rinascere…
HA!
La morale?La giustizia?La meritochecosa?
Meritocrazia??
E che cos’é?
Ah, quella?Sì, ne ho sentito parlare veramente tanto e non posso
descrivere al meglio il disgusto che coglieva i moralisti nel pensare a
colui che immeritatamente gode di vantaggi alla faccia degli altri.
Certe facce, certi atteggiamenti e toni di voce sono unici, da vivere
sul momento o non se ne fa nulla.
Come delle belle parole, non se n’è fatto nulla.
Sì, devo metabolizzare l’accaduto e me ne rendo conto; inoltre, non sono
mica il primo essere umano vittima di quelli che senza il calcio in culo
non fanno nemmeno una O con il bicchiere…tant’è gente, per ingoiare ce
ne vuole.
Così, dal momento che devo ingoiare io, ho deciso che anche gli altri
ingoieranno.
La mia saliva, però.
Saliva e caffè.
Grazie, mi diranno.
Prego, risponderò.
Un /prego/ ironico, stizzito, incazzato, vero.

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