Archivio per la categoria ‘spettacoli per stregatti’

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One Froggy Evening per Marco Mengoni

Dicembre 3, 2009

C’è un cartone della WB che adoro, che parla di una rana cantante incantevole, che si trasforma da rospo orripilante a grande istrione nel momento in cui canta.

Marco è così. Può cantare da Bindi a Prince passando per Mia Martini, ha una voce straordinaria ed è un bravissimo interprete, ma a vederlo mentre ancora sale sul palco non gli daresti quattro soldi.

Tra lo psicopatico e l’uomo vissuto, Marco si è fatto rimbalzare addosso la personalità schiacciante di Morgan, stracciando i suoi capricci e vincendo ostinatamente ogni prova cui veniva sottoposto.

Il suo inedito Dove si vola è una vera cacata, diciamolo, ma lui, veramente, può cantare qualsiasi cosa.

In un’edizione contrassegnata dall’immancabile mancanza di Simona Ventura, la pesantezza infinita di Claudia Mori, la stanchezza di Mara Maionchi e le turbe di Morgan che, senza il contraddittorio di una brillante presenza femminile della tv italiana, AMMORBA da morire, un’edizione che noi fan irriducibili siamo comunque riusciti a seguire fino alla fine, Marco Mengoni ci ha ripagato della fiducia che già dalla seconda puntata avevamo riposto in lui, guadagnando una vittoria che ha dimostrato di meritare, con due grossi attributi, ineluttabilmente dimostrati  solo e soltanto al momento in cui si va in scena.

Francesco Facchinetti è stata una rivelazione, devo ammetterlo. Il ragazzo se l’è cavata.. anzi, diciamola tutta, sta veramente dando prova di onorare il proprio mestiere. È lui, la stella parlante di X-Factor di quest’anno.

Ed è quanto dire..

Forza Marco, incrociamo tutti le dita perché i prossimi brani che scriveranno per te siano meno melensi di una canzone di Spagna (seconda maniera). Qualsiasi cosa accadrà, voglio ricordarti così: fragilissimo nel backstage, un ghepardo sul palco e, te lo giuro, non finirò mai di ringraziarti, perchè se ci sei riuscito tu, posso riuscirci anch’io, ora lo so. Nel frattempo, grazie di averci fatto..volare.

Ci vediamo a San Remo!

e per chi non ha capito cosa voleva mo dire…:

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Prima che faccia male

Novembre 2, 2009

Una volta nella vita si deve assolutamente cantare “Bello e impossibile” insieme a Gianna Nannini, ed io posso dire di averlo fatto. Il tormentone più blasonato d’Italia ha tutto un altro significato, quando lo urli come un’ossessa dietro la sua voce ad un suo concerto.

Vorrei innanzitutto ringraziarla, se evidentemente sta guadagnando davvero molto poco da questo “Solo i sogni sono veri – Tour 2009”, pur continuando a farlo. Sui brani più recenti ci ha propinato dei suoni campionati imbarazzanti, ad un certo punto sembrava di essere al Karaoke di Fiorello di qualche anno fa, quando rivedi il passaggio di un allora sconosciuto astro nascente della musica italiana. Non so se è un problema di non aver fatto in tempo a provare, o è che Benevento fosse una piazza da piccolo budget, ma ci è toccato un evento low cost.

Comincia con “Maledetto ciao” e ho già i brividi, graffia con le sue corde vocali sporche e imbriglia con la sua voglia di feromone. Poi arrivano i dischetti con i riff artificiali… NO…!! Gianna questo non me lo dovevi fare, devo assolutamente resettare, prima di scappare, prima che faccia troppo male….

Ad ogni modo, 40 euro inclusa prevendita di biglietto hanno contemplato una generosissima performance vocale (non eccessivamente loquace, ma sufficientemente calda). Tolti i violini, aggiunto qualche anno all’incontenibile “Americana” del 1979, condito con un cambio d’abito che dietro la trasparenza di un led wall ha lasciato intravedere anche un torace coperto solo di un reggiseno nero, rimane più che mai il vigore di un’autrice, una vera cantautrice italiana, capace di dire a parole gli ipertesi turbinii che ogni donna genera dentro.

Non ho altri riferimenti per grandezze analoghe a:

“M’innamoro adesso subito/sul tuo corpo scivolo/suda amore la tua pioggia che accadrà/vieni amore è soltanto libertà…”

“Ma è la tenerezza/Che ci fa paura/Sei nell’anima/E lì ti lascio per sempre/Sospeso/Immobile/Fermo immagine/Un segno che non passa mai…”

“L’amore e’ bello solo se lo fai con me/Allora che ti meravigli…”

“Ci vuole molta fantasia/per sentirsi in due..”

Gianna è una di quelle che ha le parole giuste per dirlo, che centra il punto, che parla d’amore perché lo conosce, una di quelle che ti fa capire che veramente tu di sentimento non ha mai capito una mazza, in quanto donna.

Se avessi saputo esprimere così, quello che provavo nel momento in cui lo provavo, forse non sarei stata più felice, ma almeno avrei avuto più gratificazione.

Questo si che è un concerto, gente, un vero e proprio amplesso in stereofonia.

Grazie della tua voce, Gianna, grazie della tua penna, grazie della tua frenesia.

La prossima volta risparmia sul led wall e portati una violinista vera, però, pleeeease…..

>)) G.S.

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Un pazzo indietro – 2009 – F. Carcavallo

Ottobre 15, 2009

uncacacazzoindietroDopo due inquietantissimi trailer, i fan di “Un pazzo indietro” hanno avuto finalmente la loro dose.

È uscito l’ultimo capolavoro di Ferdinando Carcavallo, circondato stavolta da un cast composto addirittura da: un direttore di fotografia (uno che, si sa, ne capisce di fotografia..) ben quattro sceneggiatori, e altrettanti validissimi attori, che hanno scalzato sua figlia Marianna (precedentemente interprete di Lacrime napulitane), solo per dare vita ad un piccolo gioiello della cinematografia a basso costo, finanziata anche da alcuni sostenitori, invitati a partecipare in concomitanza con l’uscita delle prime anticipazioni.

Un pazzo indietro è la storia di una piaga sociale moderna: la mania di persecuzione, figlia dello stress, della spossatezza e dell’eccessivo affaticamento da prove cui ci sottoponiamo, più o meno volentieri, ogni giorno.

Nel corto non mancano citazioni del cinema colto napoletano, parrucche scintillanti, auto della marca più venduta in Europa, particolari curatissimi ed agghiaccianti, chicce di originalità, nonché l’omonima colonna sonora appositamente scritta dai famigerati Chameleons III, per un totale di 5.25 minuti (notare la precisione anche nella durata..con un numero di secondi pari ad un multiplo dei primi..) che non mancheranno di convincervi ancora di più che il vero cinema è quello amatoriale, indipendente, cervellotico, flippato e fuori di testa.

Buon divertimento con:

il Trailer n.1

il Trailer n. 2

il fantastico FILM! (oddio, ho detto film, devo correggere? Ma no… lo lascio, chi sene frega!).

Per approfondimenti: http://kinemazone.blogspot.com/

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Ridateci Rostagno!

Ottobre 4, 2009

Non me ne vorranno gli appassionati di Scalo 76 se solo ieri mi sono resa conto che Alessandro Rostagno è il nuovo co-conduttore dell’ennesimo Talent Show, che prima di ridursi a questo era una gradevole trasmissione di intrattenimento musicale.

Come tutte le cose nate storte e finite peggio, Alessandro Rostagno è passato da acidulo ed incomprensibile critico televisivo a showman, risucchiato anch’egli da un (meritato) successo che non dà scampo nemmeno ad un uomo che con il suo sarcasmo e la sua causticità ha saputo far traballare sonoramente le trippe di tutti noi, riempiendole di franche risa.

E ora? Mascherando l’imbarazzo (rispetto alle sue telecamere, ma anche alla sua precedente vita) dietro un pizzetto che, già che c’è, potrebbe anche eliminare insieme agli ultimi residui di ritrosia, fa da accompagnatore alla rediviva Lucilla Agosti (che insiste a non voler più fare la ballerina) nella conduzione dell’ennesima ma più che mai inutile galleria di buontemponi che si barcamenano tra questi provini e quelli della “Corrida” per tentare la loro carta verso la notorietà.

Benché umanamente siamo felici per quello che sembra essere un buon obiettivo professionale, raggiunto davvero con tenacia ed una certa fedeltà verso se stesso, non possiamo evitare di preferire la versione 1.0 di uno dei più corroboranti antidoti alla muffa che la televisione riesce a far spuntare sulla materia grigia di tutti noi.

Ridateci il vero Rostagno, quello rinchiuso nel suo salotto col chinotto in mano (e forse non solo quello..) ad incazzarsi torturando la sua ipersensibile anima con estenuanti maratone lungo i palinsesti televisivi. Ridateci l’uomo che usa il linguaggio a seconda del contesto etimologico del suo discorso, l’uomo che è riuscito a far piangere Antonella Elia, insomma: ridateci il giovane ma già crudele critico televisivo de Il Giornale.

Non avercela con noi, Alessandro, se vogliamo questo è solo perché ti abbiamo tanto amato..

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Protesta formale contro i vocal coach di X-Factor 3

Ottobre 1, 2009

Vorrei chiedere ai vocal coach di Damiano e dei Luana Fritz, se si sono accorti di come hanno cantato finora questi due artisti delle loro squadre.

Questa terza edizione è caratterizzata da un livello molto basso delle performance vocali e troppo ingombrante nelle realizzazioni sceniche.

Vogliamo più sostanza. Molti dei cantanti non li abbiamo ancora capiti, troppo presi dalle turbe di Claudia Mori, le crisi esistenziali di Morgan e le sbraitate di Mara Maionchi che, diciamolo, tutte insieme formano la vera crème della trasmissione. Senza parlare di quanto ci manca Simona Ventura ed il suo essere come il limone sulle cozze.

Ma la nostra protesta si concentra soprattutto su coloro che dovrebbero indirizzare gli artisti verso buone tecniche di canto e non limitarsi a dare canzoni gigione che salvano loro il sedere, come è clamorosamente successo ai Luana Fizz ieri sera (assurdo..).

Certo, quando un cantante ti va a genio è più facile lavorare con lui che con gli altri, e poi piantiamola anche con questo fatto del brano adatto o non adatto. Chi avrebbe mai pensato che Chiara potesse travestirsi da Marrabbio e cantare Sakamoto con quella delizia (e deliziarci nonostante il travestimento…?).

Se proprio non diamo un brano della Tosca a Mario, i vocal coach diventano fondamentali per guidare l’interprete a farselo entrare, il brano, in queste benedette corde (che poi che corde si intende? Quelle vocali? Quelle del cuore…?! Bah).

Quindi diciamo pure che almeno nelle squadre di Mori e Maionchi c’è qualcosa che non va, forse non si lavora in team, forse si è scelto persone non dotate (non per il canto, almeno, io Damiano lo vedrei benissimo come artista di strada, ma anche a cantare Vasco Rossi, se trovasse qualcuno che gli indicasse come…). E non avendo molto di meglio da fare, staremo a vedere che cosa continua a succedere, vigilando attentamente su ciò che dovrebbe costituire l’essenza del programma: il canto ed i cantanti.

Sulla scia della triste perdita di Ornella, sacrificata da Morgan in performance del tutto sballate, nel disperato tentativo di farci notare (perché secondo lui non ce n’eravamo accorti) che oltre ad essere bella è anche brava, ci salutiamo con il più profondo degli anatemi sugli allenatori delle squadre, ma uno ancor più profondo sui Luana Stizz: che sparissero al più presto dal video (se troviamo chi ha detto che devono starci per forza…).

Ps. Grandi le prove di Marco, Chiara e Silver, soprattutto di carattere. Francesca è divina. Le Yavanna, se resistono alla metamorfosi da fatine ignoranti ad Alien, ci daranno grandi emozioni.

Noi abbiamo già scelto su quali cavalli puntare..

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THE SHIELD

Settembre 6, 2009

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L’unico motivo decente per accendere il televisore ma non il lettore dvd è una serie tv. Ormai è cosa risaputa. In pratica la qualità dei “telefilm” (termine ormai desueto) è tendenzialmente quella del cinema vero e proprio (in alcuni casi è superiore). Sceneggiature accurate, attori dotati, registi coraggiosi, budget adeguati, soluzioni tecniche di prim’ordine creano un intrattenimento che non ha eguali, oggi come oggi.

Mi è capitano di vederne molte, di serie tv, nel corso degli anni. Alcune in modo rigoroso, dal primo all’ultimo episodio, altre a spezzoni.

A volte la qualità andava a braccetto con il successo popolare (Twin Peaks, X-Files, CSI), in altri casi dei piccoli gioiellini rimanevano sepolti dalla polvere dell’indifferenza (Millennium, Carnivàle).

Oggi, tra le tante buone visioni che valgono sempre il tempo speso (Criminal Minds, I Soprano, Dexter, The Mentalist…), ce n’è una che le surclassa per coinvolgimento emotivo: The Shield.

The Shield è un serial poliziesco cupo, realistico, violento, divertente, scomodo, sincopato, martellante come la sigla “Just Another Day” di Vivian Romero lascia presagire. Il protagonista è un intero distretto di polizia di un sobborgo malfamato di L.A., nel quale Shawn Ryan (l’ideatore della serie) ha deciso di tessere una ragnatela di accadimenti che intrecciano omicidi, affari di droga, gang criminali, ricatti, corruzione politica, e naturalmente le vite private dei poliziotti. Tra i quali spicca Vic Mackey (l’attore Michael Chiklis), detective a capo della Squadra D’Assalto, prepotente, rabbioso, venduto, padre di due bambini autistici.

Sette stagioni, ottantotto episodi in totale, un inizio, uno sviluppo ed una conclusione naturale che (chi ha già visto) assicura essere esplosiva e non gratuitamente spettacolare, una scrittura costantemente ispirata, personaggi tratteggiati con eccezionale precisione che subiscono le conseguenze delle loro azioni, una coerenza e una coesione senza eguali.

Mi ero bevuto le prime tre stagioni d’un fiato, qualche tempo fa, staccandomene a fatica come un drogato dalla dose quotidiana. Ora ho ripreso con la quarta e la scimmia è tornata. E intanto sta per partire l’ultima season in italiano sul satellite (AXN Canale Sky 120). Riuscirò a non morire di overdose?

Zio JD

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THE MENTALIST

Agosto 25, 2009

the mentalist

Mentalist: sostantivo; chi usa il proprio acume, l’ipnosi e/o la suggestione. Un maestro della manipolazione dei pensieri e del comportamento.

Con questa definizione, piuttosto elegante rispetto al senso comune, è spiegato già nella sigla il significato attribuito al vocabolo che dà il nome alla serie televisiva in arrivo a settembre su Italia 1, promettendo di oscurare tecnologie e scienze mirabolanti che imperversano nei serial più recenti.

In realtà i mentalist sono considerati degli affabulatori, ottimi conoscitori delle tecniche illusionistiche ai danni dei creduloni. Sul dizionario di inglese il termine non è neanche menzionato. Provate a cercare sulla rete, avrete addirittura la possibilità di accedere ai corsi di preparazione per diventare artisti della mistificazione. Altrove vi sarà anche spiegato che il successo delle loro imprese è solo nella vostra mente.

E’ in questa serie che la figura del mentalist viene sornionamente romanzata. Magari, verrebbe da dire, il sesto senso fosse così infallibile.

simon bakerLungi da quante cazzate possiate aver letto su di lui, Patrick Jane è stato definito intelligentemente solo in un modo: una specie di Dr. House, decisamente meno burbero ed impulsivo, ma stronzo uguale, forse più capace di dominare ogni istinto di prevaricazione, dando prova di grande self-control e quindi di forza e carattere.

Ridendo e scherzando risolverà miriadi di casi pressoché istantaneamente (non si capirà mai se: indovinando, osservando con attenzione – come dice lui – o perché sia davvero un sensitivo, come voleva far credere nella sua passata vita di truffatore), senza risparmiare scorrettezze, illegalità, raggiri ed altre bassezze, in nome della suprema causa del bene e della captatio benevolentiae del telespettatore, naturalmente, grazie anche ad un sorriso che farebbe sciogliere una guardia svizzera.

Per grande fortuna dei poveri malcapitati, ad un certo punto della sua vita chiude con un passato (di cui forse saprete tutto, se, avendo fatto le vostre ricerche, vi sarete letti tutti i finali delle prime due serie) che gli ha provocato traumi e ferite praticamente inguaribili, inducendolo a collaborare con il CBI (pure questo ci mancava, ma dopotutto una sigla dovevano mettercela anche loro…) per le indagini nello Stato della California, sempre sperando di poter mettere un giorno le mani addosso a John il Rosso. Vederlo senza sapere niente in merito è stato quasi più emozionante di andare al cinema a vedere Terminator 2 essendo all’oscuro della questione che Schwarzenegger era il buono… e credetemi, io so cosa significa.

The Mentalist è l’evoluzione più originale del profiling confezionato per la TV. La sua simpatia vi catturerà, vi spingerà verso irresistibili tentativi di emulazione, facendo leva sul maniaco onnipotente ed egocentrico che alberga in ognuno di noi, e portandovi a chiudere un occhio – a volte anche due – su una sceneggiatura a tratti imbarazzante (perché lo è…, oh, se lo è!).

Gli episodi non sono ancora stati trasmessi in chiaro, ma questa non è un’implicita ammissione di averli visti scaricandoli illegalmente ai danni di Mediaset Premium – Joy.

E adesso conterò fino a tre, dopodichè vi sveglierete con un’incontrollabile voglia di guardare la serie (soprattutto il flashantissimo Pilot), dimenticando di aver letto questo post, in particolare gli ultimi due capoversi.

Uno, due, tre, SNAP.

the man who knows

PER NOTIZIE SULLA SIGLA DI “THE MENTALIST” CLICCATE QUI:

http://www.thementalist-italia.com/news/sigla-di-the-mentalist/

SARESTI UN ABILE MENTALIST?

fai il test qui–>!

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Impossibile

Aprile 20, 2009

Matteo ha sempre avuto il suo piccolo codazzo di fedelissimi di un divo poco trasgressivo. L’avrete visto, durante la finale di X-factor, imitare le movenze di Freddy Mercury, ricalcando a mano con precisione chirurgica i tratti epici del compianto Great Pretender.

Bravo Morgan, che anche in questo caso ha saputo miscelare pillole indorate, polpettoni e un po’ di Queen per intortare il pubblico. E mettere a dura prova le ghiandole salivari di tutte noi…

Impossibile non notare come non sia mai stato in ballottaggio. Impossibile non notare che ha impazzato (da buon novello Hugh Grant di “scrivimi una canzone”) tra il disilluso pubblico di impiegate attempate, con i sogni infranti dalle strilla ultrasoniche di una media di tre figli a carico. Impossibile non notare che ha una bella voce, che l’eliminazione di Noemi ad opera di (questa volta sì) quell’arpia di Mara Maionchi lo ha facilitato di molto, che la sua voglia di riscatto abbia tirato fuori il cantante deluso che alberga in ognuno di noi, spingendone molti a votare per lui.

Quello che fa specie è esserci rimasti malissimo per i The bastard sons of Dioniso, unica vera colonna sonora originale di un X-factor un po’ appiattito rispetto alla scorsa edizione: dove sono finite le rivalità di genere nutrite da Simona Ventura per le ragazze che tentano la fortuna nel mondo dello spettacolo? E la riluttanza della Maionchi per la popolarità? E la conturbante inquietudine del Pirata Marco Castoldi (a proposito, Morgan: del fatto che ti sei messo con una bionda insipida e banale, che chiunque, guardandola, può pensare che ti sei scimunito per una che non è l’unghia della più brutta delle tue fan, ne parliamo la prossima volta >| )…?

Vi sembra giusto aver impedito di cantare inediti di autori famosi e togliere così la possibilità, iniquamente, a qualcuno di replicare le fortune di quella crivella-orecchie di Giusy Ferreri? E vogliamo parlare del rapido e (per fortuna) indolore passaggio degli Aram, che pure avevamo tanto amato, ma che in un anno sono stati capaci di scrivere soltanto “amo il pericolo di essere libero”?

L’amor carnale” dei Bastardi è invece un pezzo spumeggiante, autoironico, che una volta tanto sa rendere l’immagine autentica di tre adolescenti flippati nei loro piccoli enormi drammi da necessità di crescere, nell’indecisione tra il sapere di essere uomini e non sapere come dimostrarlo.

Molto più commerciali dei Cluster (che invece non durarono che poche puntate, lo scorso anno) avrebbero meritato la consacrazione di un contratto discografico corposo, anche per premiare chi li ha sostenuti come un fantastico ibrido tra un punk certe volte insostenibile ed il bisogno di ascoltare musica diversa anche in radio. Se diciassette di quelli che li avrebbero votati ma non l’hanno fatto, si fossero comportati diversamente (Matteo ha vinto con uno scatto di sedici voti…!), adesso non staremmo qui a far girare la scimmia.

Invece ci tocca sentire che il vero X factor ce l’ha Matteo…che dire? Ci ha spesso rotto le palle con quella sua saccenza da esperto incantatore, con le sue lamentele per le basi cambiate e la sua spocchia da Vostra Altezza di un par di bottoni. Eppure ha vinto lui.

Non rimane che da chiedergli: Matteo, dicci, tu davvero credi che tra un anno staremo ancora parlando di te? Che il contratto con una major vada oltre quello che, ahinoi, sarà il tuo tormentone estivo? Pensi davvero che, senza te, o con te, non sapremo vivere?

…Impossibile.

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L’era glaciale 2: il disgelo (Carlos Saldanha, 2006)

Febbraio 11, 2009

Rivisto su Italia 1 e rigoduto di nuovo. Ma è un film sul quale non sono lucido: scriverne significa fondamentalmente una battaglia in moderato equilibrio tra le ragioni del critico/scribacchino e le irragionevolezze del cuore. Perchè questo sequel, per il sottoscritto, ha significato il primo (timido e, a quanto pare, indovinato) approccio con Lei.

“Ti va di venire a casa mia? C’ho l’Era Glaciale due!”

Farsi aiutare dal mammuth Manny, dalla tigre zannuta Diego, dal bradipo Sid e soprattutto da Scrat, potrebbe addirittura essere considerato un espediente di bassa lega, un colpo sotto la cintura, l’utilizzo improprio di una corsia preferenziale. Ma si sa come va, in amore e in guerra. Sta di fatto che le (dis)avventure bibliche di questo gruppo di animali preistorici (ai quali se ne sono aggiunti molti, rispetto al primo episodio), ha funzionato come neanche i produttori hollywoodiani potevano immaginare. Gag fisiche e dinamiche da cinema muto, siparietti musical disneyani, un livello di mielosità tenuto rispettabilmente sotto il livello di guardia, un’animazione tecnicamente ineccepibile e mai invasiva. La storia lineare e prevedibile dell’Esodo e dell’Arca, poco più che un pretesto per farci reincontrare tutta la variopinta ciurma primitiva, è evidentemente scritta per assecondare un pubblico candido e fanciullesco, con Scrat che (novello Willy il Coyote) assurge a star indiscussa della pellicola, entrando prepotentemente nel finale anche a livello diegetico (è lui che salva tutti).

Ma sono sottigliezze che lasciano il tempo che trovano. A questo punto non resta che attendere con trepidazione il terzo capitolo in 3-D che dovrebbe essere imminente (uscita prevista: 30 Agosto 2009) e che cascasseilmondo andrò a vedere con Lei, la mia amata Ghianda.

Zio JD

Guarda il nuovo trailer dell’Era glaciale 3

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Professione abbordo

Dicembre 3, 2008

Guardavo questo stupido film in cui Will Smith insegna agli uomini come conquistare le donne, anche le più impossibili.

Il film è carino, divertente. Soprattutto nella parte in cui il super eroe della psiche femminile incontra una donna, e se ne innamora. Fantastico.

Lui è una frana, lei una stronza: ma quanto fascino esercitino una sull’altro, è impossibile dirlo a parole.

Lì ho pensato che non devo preoccuparmi se il mio uomo sta con una stronza (io), perché, nonostante anche noi due, come i protagonisti del film, spesso siamo in competizione (in materia di “essere in gamba”, e nella stessa stronzaggine…) lui mi ama così come sono, e viceversa, lui è tutto per me. Anche se vuole avere sempre la risposta pronta, impossessarsi dei fornelli, riempire la lavastoviglie a modo suo, lui è il mio uomo e io lo amo così com’è.

In effetti capita raramente di essere così lucidi, e in quel momento ero felice che una stupida, insignificante, melensa, ridicola commedia americana mi avesse fatto riflettere, perfino quando, durante uno speed date, i due litigano per questa ostinata esigenza sceneggiatica, a far sentire le donne delle emerite zoccole incontentabili…beh, perfino lì, devo ammetterlo, il film è divertente.

Mi crogiolavo in queste mie nuove consapevolezze, come in uno dei miei più intimi momenti di crescita adolescenziale, durante gli anni ottanta, a scuola di sentimenti da Meryl Streep, quando il mio ragazzo mi chiama, dicendomi che l’indomani sarebbe andato a casa di uno dei suoi migliori amici e della moglie, con… una sua collega.

La cosa non è così grave come sembra: lui è fuori per lavoro, a Brescia.

Io a casa, sul divano, col gatto.

Ecco uno dei rari momenti in cui una donna decide di essere sé stessa: gli ho detto che avrei preferito esserci io, al posto di quella viscida, invadente, irrispettosa, spudorata, insensibile. Ignorante, tra l’altro, delle più basilari regole di solidarietà femminile, in base alle quali, odio dover ribadire una cosa così ovvia, nessuna donna si sognerebbe mai di prendere fisicamente il tuo posto, in una condizione del genere. Ammesso che tu sia in grado, di capire che hai ricevuto eventualmente un invito solo per educazione (eccolo il vero problema: l’educazione).

Tornando a lui, per tutta risposta ha detto che mi lasciava al mio film, e ha riattaccato con un generico “ci risentiamo”, con quel tipico atteggiamento maschile da distaccato del cavolo.

È vero, dopo un po’ mi ha richiamato, e poi ci siamo chiariti, ma la verità è che le cose non si possono imparare semplicemente da un film. Credo, infatti, che le parole siano giunte a destinazione, credo che sia impensabile che debba essere un film a dirti che non c’è trucco nell’abbordo, e credo anche che se un uomo si sente uno stupido, farà di tutto per comportarsi ancora peggio di com’è. Come ha fatto lui quando, sentendomi incazzata, ha preferito pensare che volessi riattaccare.

La verità è che io stessa, in questo momento, sto utilizzando un mezzo pubblico (e che sarà…la RAI??) per dire una cosa ad una sola persona, nella convinzione che leggerà questo post, e comunicheremo nella forma che a lui è più congeniale: internet.

Ad ogni modo, il chiarimento, già lì per lì, c’è stato, l’osare non mi ha tradito. Probabilmente vi interesserà l’epilogo: sono riuscita a spiegargli che se tu vai a trovare un tuo amico di infanzia che vive a Brescia per lavoro, e ci vai con una collega, non con la tua fidanzata, quest’ultima, forse, un po’ ci rimane male.

Tutto ciò non ha modificato di molto le cose: la mentecatta all’aperitivo c’è andata, e lei non saprà mai quanto questo possa avermi fatto male.

Poi qualcuna dirà che sono troppo tollerante, e che al mio posto si sarebbe fatta afferrare per pazza e non ce l’avrebbe fatta andare. Io vi dico solo una cosa: so che del mio uomo ci si può fidare, anche se profonde inviti del cazzo a sproposito, infischiandosene della mia reazione, ma molto più probabilmente non ci ha pensato, oppure non ha saputo dire di no, perché soffre di una strana forma di crocerossismo al contrario, che io chiamo “la sindrome del principe azzurro”, quello che ti deve per forza salvare.

Gli capita spesso con questa sua collega mentecatta, solo che lei non ha speranza, ma è proprio questo il motivo per cui lei non mi preoccupa. Paradossalmente, infatti, sta fin troppo inguaiata. Se proprio qualcuno dovesse cadere in questo misero tranello della perenne sfortunata, puntualmente sedotta e abbandonata, certamente questo non sarà il mio uomo. Che vive la sua vita ad un dignitoso livello di lealtà, a suo modo cerca di non mentire, si lascia entusiasmare, e alla fine lo capisce, che pur non facendolo apposta, magari ti può ferire.

Ps. A proposito, ma lo sapete che Eva Mendes è TROOOPPO brava…??!?