Si è conclusa da poco Vinalia, una delle rassegne enogastronomiche più
importanti della provincia di Benevento. Impossibile non notare l’illustre assenza delle principali aziende vitivinicole dell’area.
Probabilmente non hanno cambiato mestiere, fanno ancora vino, eppure lì non c’erano.
Personalmente mancavo a Vinalia da diversi anni. Non so da quanto vada avanti questa “latitanza”, e senza nulla togliere alle realtà presenti alla fiera, alcune delle quali più in forma che mai, come prelibatezza dei vini e freschezza di idee, devo pur dire che, mai come stavolta, quell’aglianico mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca!
Contemporaneamente arriva la notizia che è stata annullata la Fiera di Taurasi. Qualcuno, come Luciano Pignataro, è insorto. Gli scribacchini delle testate locali hanno per lo più preferito pappagallare come meri megafoni le motivazioni ufficialmente addotte dalle istituzioni: il Decreto sulla Sicurezza ci impedisce di somministrare bevande.
Non bisogna essere Luciano Pignataro per capire che qualcosa non torna, anche se nessuno di noi ha la minima intenzione di approfondire quali annose e stra-note tipologie di vicende possano aver condotto a tutto questo. Tanto più che tutt’intorno la Regione ed il Paese continuano a pullulare di manifestazioni analoghe, avendo i sindaci la piena facoltà di derogare, ma già arrivano notizie di altre illustri defaillance…
Mentre passeggiavo per il centro storico di Guardia Sanframondi guardavo la gente divertita, con i calici riposti nell’apposito taschino messo al collo, pronti a tirarli fuori per i meritati assaggi, offerti ad un prezzo, tuttora talmente accessibile da risultare ancora più invogliante.
I due universi paralleli, dei meccanismi sempre più impenetrabili di mancati accordi, da una parte, e di noi “gente normale” che continua a partecipare a ciò che di buono ci procurano dalle alture dove certe organizzazioni si mettono in moto, dall’altra, continuano a percorrere le rispettive strade con reciproca indifferenza.
Non sono molte le orecchie realmente tese all’ascolto di ciò che accade dietro i sipari delle decisioni prese, per cui sono le associazioni, fondamentalmente, a promuovere appelli, a fare domande scomode, a tentare delle risposte, ridicole a volte, ma pur sempre a connotazione di un’insofferenza che non dovrebbe essere di pochi.
E non importa se qualcuno ha deciso di non partecipare quest’anno, o se uno degli appuntamenti più importanti del gozzoviglio legalizzato salta per motivi a dir poco imbarazzanti. Gli individui, i singoli elementi delle comunità, si limitano ad usufruire, laddove ancora possibile, senza neanche domandarsi perché sia stato fatto così, o deciso come, nel rispetto del peggiore dei paradossi partoriti dalla nostra società: una massa inerme che si auto-imbavaglia, una minoranza di contestatori intellettuali poco avvezzi alla rivoluzione, un manipolo di cronisti prezzolati, ed un immenso volume d’affari gestito dall’oligopolio dei nuovi aristocratici della politica.
A quando la tassa sul gusto e sul piacere?


Mi piace sempre sottolineare che il mio datore di lavoro è un aquilano. Gente tosta, sprucida, a tratti rozza, buona quanto brutalmente schietta.



l’impugnatura di legno che si lega alla pezza di formaggio per lanciarla…e poi le grida, gli incitamenti de r’ vaccarèll, ossia gli spettatori tifosi di ciascuna delle squadre, che ridonano un entusiasmo che sembra impossibile essersi perpetuato intatto, lungo i declamati secoli trascorsi dalle presunte origini del gioco. 







