Archivio per la categoria ‘Sannio’

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Nessuno a Guardia (di Taurasi)

Agosto 14, 2009

Si è conclusa da poco Vinalia, una delle rassegne enogastronomiche più guardia 078importanti della provincia di Benevento. Impossibile non notare l’illustre assenza delle principali aziende vitivinicole dell’area.

Probabilmente non hanno cambiato mestiere, fanno ancora vino, eppure lì non c’erano.

Personalmente mancavo a Vinalia da diversi anni. Non so da quanto vada avanti questa “latitanza”, e senza nulla togliere alle realtà presenti alla fiera, alcune delle quali più in forma che mai, come prelibatezza dei vini e freschezza di idee, devo pur dire che, mai come stavolta, quell’aglianico mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca!

Contemporaneamente arriva la notizia che è stata annullata la Fiera di Taurasi. Qualcuno, come Luciano Pignataro, è insorto. Gli scribacchini delle testate locali hanno per lo più preferito pappagallare come meri megafoni le motivazioni ufficialmente addotte dalle istituzioni: il Decreto sulla Sicurezza ci impedisce di somministrare bevande.

Non bisogna essere Luciano Pignataro per capire che qualcosa non torna, anche se nessuno di noi ha la minima intenzione di approfondire quali annose e stra-note tipologie di vicende possano aver condotto a tutto questo. Tanto più che tutt’intorno la Regione ed il Paese continuano a pullulare di manifestazioni analoghe, avendo i sindaci la piena facoltà di derogare, ma già arrivano notizie di altre illustri defaillance…

guardia 063Mentre passeggiavo per il centro storico di Guardia Sanframondi guardavo la gente divertita, con i calici riposti nell’apposito taschino messo al collo, pronti a tirarli fuori per i meritati assaggi, offerti ad un prezzo, tuttora talmente accessibile da risultare ancora più invogliante.

I due universi paralleli, dei meccanismi sempre più impenetrabili di mancati accordi, da una parte, e di noi “gente normale” che continua a partecipare a ciò che di buono ci procurano dalle alture dove certe organizzazioni si mettono in moto, dall’altra, continuano a percorrere le rispettive strade con reciproca indifferenza.

Non sono molte le orecchie realmente tese all’ascolto di ciò che accade dietro i sipari delle decisioni prese, per cui sono le associazioni, fondamentalmente, a promuovere appelli, a fare domande scomode, a tentare delle risposte, ridicole a volte, ma pur sempre a connotazione di un’insofferenza che non dovrebbe essere di pochi.

E non importa se qualcuno ha deciso di non partecipare quest’anno, o se uno degli appuntamenti più importanti del gozzoviglio legalizzato salta per motivi a dir poco imbarazzanti. Gli individui, i singoli elementi delle comunità, si limitano ad usufruire, laddove ancora possibile, senza neanche domandarsi perché sia stato fatto così, o deciso come, nel rispetto del peggiore dei paradossi partoriti dalla nostra società: una massa inerme che si auto-imbavaglia, una minoranza di contestatori intellettuali poco avvezzi alla rivoluzione, un manipolo di cronisti prezzolati, ed un immenso volume d’affari gestito dall’oligopolio dei nuovi aristocratici della politica.

A quando la tassa sul gusto e sul piacere?

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SOS Benevento muore

Marzo 23, 2009

varie-064Mi piace sempre sottolineare che il mio datore di lavoro è un aquilano. Gente tosta, sprucida, a tratti rozza, buona quanto brutalmente schietta.

 

È per questo motivo che spesso mi reco a San Demetrio nei Vestini, un mini-paradiso tra il Gran Sasso ed il Sirente, dove la mia società ha la sua sede. Di sera, ergo, le mie timide uscite da beneventana-talpa (non più raro esemplare di roditore ipovedente, recalcitrante alla movida) mi hanno spesso portato al capoluogo abruzzese dove, devo dire, ho trovato del materiale per aggiungere un altro po’ di rimpianto per la mia povera città moribonda d’origine.

 

Fare quattro passi al centro de L’Aquila è rilassante, divertente, ricco, proprio come dovrebbe essere in una cittadina di circa settantamila abitanti. Solo che qui è dal 1936 che non c’è un calo di popolazione (ISTAT). Negozi, bar, pasticcerie che vendono quei meravigliosi tipici dolci alle mandorle ed il torrone fatto dalle tre sorelle con quel cognome così famoso, e tante piccole boutique giovanili e variopinte.

 

Guardando questi giovani camminare per un borgo che di sera raramente supera i 2 gradi di temperatura, veleggiando come delfini tra le correnti glaciali del nord che li colpiscono in pieno petto… trovandoli per strada a bere, divertirsi, rollare canne, socializzare, non posso nascondere di essermi chiesta che cosa manca a Benevento per essere altrettanto vissuta.

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Per quanto mi pare di ricordare, non ho mai visto un movimento simile da noi, alle nove di sera, in pieno centro, di mercoledì. L’ironia del destino vuole che la piazza centrale, lì, si chiami Piazza Duomo, e che l’impianto sia in stile medievale. Altre analogie: Benevento ha la Porta in Bronzo, L’aquila la Bolla della Perdonanza; Benevento era la capitale dell’Irpinia, valorosa tribù sannita, i Vestini condussero insieme a questa l’ultimo disperato tentativo della Guerra Sociale per cacciare i Romani dal Sannio.

A L’Aquila c’è l’università.

Un momento… a Benevento pure.

Si, ma a L’Aquila c’è anche il Conservatorio…MA A BENEVENTO PURE!! E se permettete c’è anche la Rocca dei Rettori, l’Arco di Traiano, tre teatri (più uno romano) e un Hortus Conclusus. Ma forse non c’è lo stesso…brio. E non stiamo mica facendo paragoni con Milano.

 

Se non fosse per qualche eroico locale che fa musica dal vivo, resistendo stoicamente agli innumerevoli attentati incendiari di qualche trullero vicino, neanche nel fine settimana avremmo di che dirci, ma deve sempre piacervi quella musica, e comunque, dovete riuscire ad entrarci.

 

Qualcuno mi dirà che in Abruzzo si fa sport invernale, che c’è molta acqua, che c’è un’autostrada che da Roma gli arriva dritto in bocca, che i suoi poli industriali sono enormi e ben attrezzati, (eppure non si dimentichi che quando l’IRI ne è uscito, li ha praticamente lasciati in ginocchio). Qualcuno dirà anche che L’Aquila ne è il capoluogo e non semplicemente l’entroterra, qualcuno, semplicemente, se ne sbatterà i coglioni, e probabilmente il problema è proprio questo.

 

Ci salverà la candidatura di Santa Sofia all’UNESCO?

Le rassegne teatrali, musicali, spettacolari, cantate e suonate fra di noi, solo per uscire sui nostri giornali e sentirci importanti?

Ci salverà l’ignoranza che finora ci ha preservato dal progresso??

E questa malsana abitudine di non puntare ad un target, continuando a guardare al vero turismo come un incomprensibile mistero che non riusciremo mai a svelare?

 

 

Non mi sento in grado di dare una risposta né una soluzione. Voglio semplicemente lanciare il mio grido di aiuto al cosmo.

 

SOS- BENEVENTO MUORE- SOS!!!

 

Grazie che ci sei, caro cosmo.

 

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La Ruzzola di Pontelandolfo

Febbraio 26, 2009

pontelandolfo-0361Se c’è un posto dove l’atmosfera permea di tradizione, amore per la terra, orgoglio dei tipici mestieri, attaccamento genuino ai valori ancestrali, questo posto è Pontelandolfo. Ma devo dire che man mano che si viaggia da Benevento verso Campobasso, nel cuore del Sannio antico, queste sensazioni si fanno sempre più intense e vere, fino a farti capire quanto sei tu, in realtà, ad essere fuori luogo e fuori dal tempo.

La Ruzzola del Formaggio pecorino di Pontelandolfo è una rappresentazione così surreale che sembra uno di quei racconti che si rianimano al rintocco della Mezzanotte, quando gli spiriti degli avi (signori medievali…? Greci… forse perfino etruschi??) popolano i luoghi in cui secoli prima avevano avuto luogo epiche scene, di cui non rimangono che vestigia.

È un gioco antico la Ruzzola, che si vuole iniziato da una sfida che un Barone lanciò ad un uomo del popolo con il quale aveva perso dei terreni a carte. Dice la tradizione, infatti, che le sue vacche avessero continuato a pascolare nei prati da lui persi, spingendo il cipiglioso nuovo proprietario terriero a chiedere che gli fosse reso il formaggio prodotto dagli ignari animali.

Il dialetto di Pontelandolfo è simpatico e caratteristico, lo si parla anche a Waterbury (NY), probabilmente la colonia più popolosa di pontelandolfesi nel mondo (circa 18.000 anime, se ricordo bene). Un meraviglioso villaggio nel quale sono stati riprodotti alcuni dei monumenti più caratteristici dell’originale paese qui, in provincia di Benevento, e dove per indicarti le direzioni usano splendidi intrecci di lingua aborigena e nuovo lessico, tipo: go down that way, abbasc’addo’ my brother, you know? Turn left n’copp’ a ra via, comme da ‘cca ‘a ‘o building, e sei arrivat.

Per cui: il giro d’andata diventa a via r’coppa; e r’ sc’proccul è pontelandolfo-034l’impugnatura di legno che si lega alla pezza di formaggio per lanciarla…e poi le grida, gli incitamenti de r’ vaccarèll, ossia gli spettatori tifosi di ciascuna delle squadre, che ridonano un entusiasmo che sembra impossibile essersi perpetuato intatto, lungo i declamati secoli trascorsi dalle presunte origini del gioco.

Negli occhi di questi uomini c’è l’innocenza di una devozione immutata per le loro tradizioni. Nelle loro voci, nelle loro imprecazioni, nelle loro incazzature, tutto un universo di suoni, immagini e di credo, di sfida, di virilità (o quanto meno di volerla così dimostrare), che non ha nulla a che vedere con l’abitudinarietà dei culti puritani.

Il Carnevale è il periodo del mese dei tornei di Ruzzola per eccellenza, ma nessun emigrante, durante i foltissimi mesi estivi del ritorno a casa, resiste al richiamo dell’ancestrale sfida che porta a nuove competizioni anche nel periodo di ferie.

Noi abbiamo mangiato alla Pignata. Irene Muccilli ci ha preparato una chitarrina lardiata, un pancotto coi broccoli, le tracchiole coi peperoni in agrodolce ed un podolico alla piastra DA URLO, intercalando ai piatti dei veraci aneddoti, raccontati col suo esilarante spirito battagliero, secondo il punto di vista, sempre interessante, di un imprenditore che in altri luoghi, come per esempio in Umbria, sarebbe uno dei tanti, ma che qui è un paladino, quasi un eroe, perché, amare questi posti e questi costumi, in una terra come la nostra, vuol dire quasi sempre solitudine e anche un po’ “martirio”. Dell’anima, si intende.

COME ARRIVARE A PONTELANDOLFO ->

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Camilleri for President

Ottobre 26, 2008

Ho cercato di sognare una Benevento diversa, meno schiava, meno riverente, meno ripiegata su se stessa, più aperta agli scambi intellettuali, una Benevento più S..veglia, più Agile, più “ricca”, più intelligente, più sincera.

Poi qualche mattino fa, mentre mi accingevo ad iniziare la mia giornata lavorativa, ho aperto la posta elettronica, e cosa vedo? Una e-mail dello stregatto JD, con un laconico link: ci clicco sopra e scopro che Travaglio (non me ne voglia chi non lo sopporta, ma intanto è stato uno dei pochi ad esprimere un commento in proposito) mi aveva acconciato un post sull’elezione di Carlo Camilleri A PRESIDENTE DELLA CONFIDI DI BENEVENTO!!!!!!!!!!!!

Era da tempo che le imprese di questa provincia ne discutevano: del difficile rapporto con le banche, della necessità di rendere il credito più accessibile, del fatto che i grandi istituti burocratizzano e non ti conoscono, di quanto, in soldoni, sia difficile per l’imprenditore medio beneventano, avere un po’ di soldoni dalle benemerite prestatrici.

Insomma, si sono organizzati. Hanno fatto consorzio, hanno creato un fondo di garanzia collettivo, si sono presentati in gruppo ai bancari ed hanno finalmente creato le condizioni per farsi prestare questi benedetti denari.

Ora, alla guida del consorzio è stato posto (all’u-na-ni-mi-tà) il controverso padre-padrone, consuocero di Clemente Mastella (diventato tale, non si capisce se per farne il suo pupillo o per finire di arricchirsene alle spalle), primo protagonista dell’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere, che ha falcidiato l’Udeur all’inizio del 2008, presunto corruttore, intrallazzatore, mani-in-pasta-tore, businessman dell’edilizia che bucherella cave in mezza Italia e firma progetti farlocchi in ATP, per poi lasciarci le penne giuridiche. Cosa si saranno fatti a Confindustria il giorno dell’elezione?

Di cosa si tratta? Di un risarcimento morale, di un contentino, di una dichiarazione d’amore?

L’unanimità di quel voto risuona sordo come un battito di tacchi all’unisono per mettersi sull’attenti, ma a questo punto la domanda nasce spontanea: sono i magistrati che non hanno capito nulla, oppure, effettivamente, in un mondo in cui le cose sono così complicate, la soluzione è quella di facilitare gli affidamenti con metodi veloci, pratici, persuasivi, di cui il grande imprenditore sembrerebbe esperto?

Ad ogni modo, i soldi sono i loro, e certamente sono liberi di fare come meglio credono. Mentre noi ci interroghiamo, ebbri di un clima surreale, se il silenzio clamoroso che circonda questo fatto, non sia che l’ennesima dimostrazione che “Camilleri presidente di Confidi BN” non sia, proprio per questo, esattamente ciò che ci meritiamo.