Archivio per la categoria ‘marte e venere’

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Gli uomini e le parole

Febbraio 6, 2009

Gli uomini e le parole sono legati saldamente da un sottile filo di incoerenza: ti amano da morire ma ti lasciano i calzini a terra, nella certezza che tu li raccoglierai come li ha abituati la madre; ti gasano con prospettive di notti di fuoco al ritorno dalle trasferte, per poi crollare senza dire una parola, non prima di essersi soddisfatti alla meglio; ti promettono la luna quando ti conoscono, non hanno mai conosciuto una come te, ti guardano rimbambiti come se non ne avessero mai vista una così bella, e si lasciano inebriare dal tuo odore di feromone, facendosi trascinare dall’estasi delle loro stesse commoventi liriche. Perché non c’è poeta più alto, dell’uomo che si innamora.

Gli uomini e le parole sono incompatibili. È vero: siamo noi quelle che se dicono, non dicono quello che vogliono dire, e se non dicono, la colpa è tua che non hai capito, ma io qui credo che ci siano proprio problemi di sintassi, di semantica, di più specifico non saprei. In effetti le frasi hanno significati più o meno univoci, ma mi capita spesso, parlando con gli uomini, di dover domandare se ho capito bene, pur adoperando il loro stesso idioma. Ragazzi, qui non ci si capisce, o quanto meno si attribuiscono significati diversi alle parole.

Perché, se mi dici che mi ami e poi mi liquidi con due parole al telefono, mentre con le tue colleghe ci stai mezzora (nei giorni festivi), se poi passi metà del tuo tempo libero davanti alla tv, se devo fare i salti mortali per farti capire che ho bisogno di te, se dai sempre per scontato di avere ragione tu, mi dici: tu, tesoro, che cosa intendi con la parola ‘amore’?

D’altronde sono certa che anche noi donne spesso non sappiamo farci capire. E’ l’annosa questione del provenire da due pianeti diversi. Concludendo, non resta che ri-affermare quanto amava dire quella gran papera di Paperina… “Gli uomini hanno solo due cose che non vanno: tutto quello che dicono e tutto quello che (non) fanno”.

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Un’Ikea del “genere”

Novembre 19, 2008

Ultimamente mi domando sempre più spesso come sarebbe stata la mia vita se i miei genitori fossero ancora insieme. Magari mia madre avrebbe potuto affiancare mio padre dispensandogli preziosi consigli femminili sull’importanza dell’autonomia, nella formazione del carattere di un figlio, e mio padre avrebbe potuto contribuire più serenamente con le sue pratiche dritte, su cosa sia più conveniente, per il futuro dello stesso.

Avremmo cantato insieme, le canzoni dei cartoni animati verso il mare, detto a mio fratello di non stare troppo tempo davanti al computer, scelto insieme l’università, la nuova residenza, la nuova auto.

O forse sarebbero stati semplicemente una di quelle coppie che fa vite parallele, che meno si incrociano e meglio è, meno si condivide e meno spiegazioni vanno date, riservando l’intimità a qualche sporadico piacevole incontro, di circostanza.

Ho constatato con tristezza che ormai all’Ikea ci si va, si, in coppia, ma con persone del tuo stesso genere. Non solo in qualità di gusti, classe sociale ed identità di vedute, ma anche di sesso.

Passeggiando tra gli scaffali in compagnia di un’amica, con litri di bava da lasciare lasciva lungo miriadi di complementi, suppellettili ed oggettini dal design contemporaneo ed accattivante, mi sono resa conto che tutte, ma dico tutte le coppie presenti, erano formate da persone dello stesso…cromosoma: due maschi o due femmine.

Non parlo di coppie omosex, ma di gente che va lì e ci si porta l’amica (c’erano addirittura due ragazze con i rispettivi bambini nel passeggino), o il collaboratore, o la madre, o la sorella. Oppure ancora, ho visto persone sole. E sono sempre di più, a quanto pare, le persone che all’Ikea ci vanno da sole.

Perché?

Credo di poter affermare con un certo orgoglio che la mia coppia è sopravvissuta ad una, forse due, giornate all’Ikea.

La prima volta, innanzitutto, ci siamo accapigliati su una scrivania (la mia futura) che neanche mi piaceva. E alla fine non piaceva neanche a lui, perché stonava col resto del mobilio. Ci siamo anche tornati, stoici e fermi nei nostri intenti, ma non siamo riusciti a comprare neanche un guanto da forno.

Quello l’ho comprato io, quando ci sono andata con la mia amica, che a dire il vero non l’avrei comprato neanche da sola, perché si dice che lo shopping sia compulsivo, ma in due (dello stesso genere), lo è ancora di più.

Una poesia di Roberto Lerici recitava più o meno “che venga…venga presto il tempo in cui ci si innamori”… dello stesso soprammobile, aggiungerei io.