Gli uomini e le parole sono legati saldamente da un sottile filo di incoerenza: ti amano da morire ma ti lasciano i calzini a terra, nella certezza che tu li raccoglierai come li ha abituati la madre; ti gasano con prospettive di notti di fuoco al ritorno dalle trasferte, per poi crollare senza dire una parola, non prima di essersi soddisfatti alla meglio; ti promettono la luna quando ti conoscono, non hanno mai conosciuto una come te, ti guardano rimbambiti come se non ne avessero mai vista una così bella, e si lasciano inebriare dal tuo odore di feromone, facendosi trascinare dall’estasi delle loro stesse commoventi liriche. Perché non c’è poeta più alto, dell’uomo che si innamora.
Gli uomini e le parole sono incompatibili. È vero: siamo noi quelle che se dicono, non dicono quello che vogliono dire, e se non dicono, la colpa è tua che non hai capito, ma io qui credo che ci siano proprio problemi di sintassi, di semantica, di più specifico non saprei. In effetti le frasi hanno significati più o meno univoci, ma mi capita spesso, parlando con gli uomini, di dover domandare se ho capito bene, pur adoperando il loro stesso idioma. Ragazzi, qui non ci si capisce, o quanto meno si attribuiscono significati diversi alle parole.
Perché, se mi dici che mi ami e poi mi liquidi con due parole al telefono, mentre con le tue colleghe ci stai mezzora (nei giorni festivi), se poi passi metà del tuo tempo libero davanti alla tv, se devo fare i salti mortali per farti capire che ho bisogno di te, se dai sempre per scontato di avere ragione tu, mi dici: tu, tesoro, che cosa intendi con la parola ‘amore’?
D’altronde sono certa che anche noi donne spesso non sappiamo farci capire. E’ l’annosa questione del provenire da due pianeti diversi. Concludendo, non resta che ri-affermare quanto amava dire quella gran papera di Paperina… “Gli uomini hanno solo due cose che non vanno: tutto quello che dicono e tutto quello che (non) fanno”.


Ultimamente mi domando sempre più spesso come sarebbe stata la mia vita se i miei genitori fossero ancora insieme. Magari mia madre avrebbe potuto affiancare mio padre dispensandogli preziosi consigli femminili sull’importanza dell’autonomia, nella formazione del carattere di un figlio, e mio padre avrebbe potuto contribuire più serenamente con le sue pratiche dritte, su cosa sia più conveniente, per il futuro dello stesso.




