Archivio per la categoria ‘gomorra’

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Ho mangiato “cinese” grazie alla Coop

Novembre 10, 2009

Ero contenta di potermi fare un giro alla Coop di Avellino. Quella di Benevento non la frequento mai perché insiste nel centro commerciale di un imprenditore affarista che lo ha costruito su un parco fluviale (che è anche di interesse archeologico), con la connivenza di una giunta di centro-destra prima, e l’arrendevole accondiscendenza di una giunta di centro-sinistra poi.

Quando ho proposto al mio Stregatto Zio JD di fare una sosta lì, si è quasi emozionato (lui mi odia, per il fatto di non andare mai alla Coop) e  ci siamo addentrati tra gli scaffali.

La prima considerazione è stata proprio sui prezzi. Un livello medio-alto che corrisponde (a detta di chi vi fa compere) ad un discreto rapporto qualità/prezzo ed una selezione di prodotti che guarda molto, tra l’altro, alla territorialità del contesto in cui si trova. Era per questo, forse, che ho abbassato un po’ la guardia sulle etichette, che di solito controllo maniacalmente, nulla immaginando riguardo ciò che questa mia ingenua confiance mi avrebbe provocato..

Io e JD,  quindi, dopo aver brillantemente dribblato l’agroalimentare casertano ed i pomodori del Porto di Salerno, dopo esserci divincolati tra pasta e confezioni varie dell’area vesuviana, ben attenti al prezzo e pressoché fedeli alla lista della spesa, ci apprestavamo alla cassa, addentrandoci nel tragitto che si è rivelato scientificamente tra i più pericolosi per il portafogli di quelli che scelgono rigorosamente 3×2 e non di marca, per poi ridare al Supermercato tutto il margine risparmiato sugli altri prodotti, acquistandone uno solo, posizionato in bella evidenza alla fine del percorso, quando lo stomaco e le papille gustative, vostre e dei vostri figli, sono ormai stremati da tanta grazia..

Anche io pensavo di appropinquarmi all’uscita pressoché illesa, se non fosse stato per quel luccichio blu di un sacchetto (neanche riciclabile) di Mexicano’s… Chi li conosce sa come sbavare al pensiero di quei dischetti di formaggio sapientemente infarciti di paprika..

Cosa posso dire a mia discolpa se non che credevo di trovarmi presso il Gotha del consumo di qualità, per cui ho afferrato al volo il pacchetto e l’ho gettato nel carrello, sognando di sgranocchiarne il contenuto sul divano, mentre mi guardavo l’ennesimo episodio di Lie to me?

Solo a casa, e dopo un non meglio specificato fastidio allo stomaco (non dovuto alla quantità: lo giuro) mi salta il grillo di andare a guardare l’etichetta, qui disvelandomisi il più aberrante dei retroscena: importato dalla Cina, confezionato dall’impresa Caputo in provincia di Napoli.

dalla cina col furgone 003

Tutto, ma non questo. Anni di studi sui prodotti del territorio nel cesso.  Sette punti di tesi sull’agroalimentare sannita, nonchè la mia  stessa reputazione di Gourmet del cavolo, andati a farsi benedire in due chomp.

Mi sento avvilita, ma mi sta bene, la prossima volta ci penserò due volte, prima di comprare schifezze, anzi, ci penserò due volte anche prima di andare alla Coop.

A me non piace il cibo cinese.

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Senza famiglia (e senza casa)

Luglio 21, 2009

iduevolti di gomorra

Mia nonna mi raccontava di essere insegnante di economia domestica, da giovane. Le buone pratiche del risparmio e dei giusti investimenti in casa si imparava a scuola, per far quadrare i conti.

Oggi a Napoli le case famiglia non ne possono fare più, di conti. Chiudono e basta. Si parla ufficialmente di già 3.000 ragazzi (censiti perché in qualche modo già avviati al recupero, ma quanti ce ne saranno ancora là fuori?) per i quali la Regione Campania aveva preso l’impegno di “occuparsene”.

A Napoli l’emergenza criminale ormai è degenerata in cancro. Qualche tempo fa il Tg2 (e molto tempo prima lo avevano fatto Le Iene) ha fatto un giro per queste strutture, ha intervistato i ragazzi: non vogliono tornare a rubare per campare. Sono figli di ladri, prostitute, assassini, tossicodipendenti, tutti senza un lavoro legale, tutti almeno con un precedente, tutti irrimediabilmente feriti dal male che hanno commesso e ricevuto.

Non sanno dove andare, ma sanno dove andranno a finire, senza le loro comunità, che ormai cadono una per una sotto il peso insostenibile dei debiti accumulati: verso i fornitori, verso i dipendenti, verso le utenze, forse anche verso il padreterno. Colpa dell’irrimediabile: il disastroso (si dice) ed imponderabile baratro dei conti pubblici, per il quale la Regione Campania (che novità) non strizza lo straccio di un soldo da tre anni.

Se la politica lo permette, significa sostanzialmente che è questo, ciò che vuole. Se è vero che la P2 intendeva dirottare le coscienze della popolazione italiana lungo un percorso superficiale e governabile, servendosi delle tette di Tinì Cansino in televisione, non sembra da meno il governo della Regione ed il suo Consiglio, presieduto da Nostra Signora di Ceppaloni, che continua a dispensare consulenze e soldi per feste a destra e manca, dimenticando in quale capoluogo si trovi la poltrona dove posa il suo delicatissimo e statunitensissimo didietro.

Del resto, si sa, l’illegalità non è più illecita nel nostro Paese. Anzi, più larga è la maglia delle leggi che ormai ognuno si auto-produce, più è facile passarci, per tutti. E a tutti fa comodo così.

Per altre notizie:

Le Iene

www.corriere.it

TG2 Costume e società

http://informatisubito.myblog.it

http://www.dirittominorile.it

http://www.ansa.it

http://fraba.splinder.com

http://vivacampaniaviva.blogspot.com

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Il complotto di Mastella e Berlusconi

Febbraio 17, 2009

qcilcC’è ancora chi trova la forza di incazzarsi se Mastella, dopo aver fatto cadere il già traballante governo di centro-sinistra nazionale, dopo aver recato onta a sé stesso e ai suoi compagni di partito con le sue imbarazzanti comparse televisive, dopo aver rischiato di farsi impallettare dalla camorra per ingerenza nel loro potere, dopo essersi visto recludere la sua dolce metà (che poi tanto dolce non è, se è vero come è vero che al telefono urla come una iena..) abbia deciso ora di rivedere anche le coalizioni locali, decidendo, di fatto, di far cadere comune e provincia di Benevento con un colpo di tosse, passando con il centro-destra.

C’è chi dice che sia un saltimbanco, chi un politicante, chi un camorrista, chi una starlet incompresa, e c’è chi pensa, invece, che forse più verosimilmente Mastella sia da sempre, e che sempre sia stato, un uomo di Berlusconi.

Divertirsi a far credere che Prodi potesse governare per poi tornare al mandante, spostare voti in base al piede con cui scende dal letto la mattina, brevettare il brand del voto di scambio e farne un franchising replicabile su scala nazionale, altro non serve che a dimostrare che in Italia, un’alternativa al Silvio nazionale non c’è. Creare un vero e proprio mercato, il cui scopo ultimo, in realtà, è quello di consacrare Silvio Berlusconi a leader indiscusso del neo-totalitarismo italiano, secondo quanto scientificamente auspicato, progettato e realizzato dalla Loggia P2, è l’obiettivo per il quale Clemente Mastella potrebbe essere stato semplicemente programmato.

È vero, le nostre azioni quotidiane, la nostra condotta amministrativa, i programmi per il nostro territorio, la nostra stessa vita, forse, sono in balia di un pervertito della poltrona, un maniaco dell’auto-incensamento, un minuscolo neurone di una lobbie familiare sanguisuga (si ricordi che, nonostante tutto, il suo consuocero Camilleri ricopre la carica di presidente di Confidi degli industriali beneventani), un insetto piccolo e fastidioso, insinuante, che manovra voti e vite con lo spauracchio della sistemazione di figli e parenti, che al mondo d’oggi non hanno prezzo.

Come convincere costoro, allora, a non votare per Mastella?

Inutile fare appello agli ideali, in questo mondo che ha fame di superfluo, quello che conta è il cellulare ed essere su Facebook. Gettare anatemi su questa gente, non paga. Allora siamo pratici, e andiamo a vedere quali siano veramente, questi benefici accordati a questa sub-casta, a questo vassallato, che altro non è se non il codazzo dei Mastella, almeno in questa terra: quante persone ha veramente “sistemato” l’infiltrato di Berlusconi negli ultimi tempi? Per quanto riguarda Benevento, non si è sentito nulla di più che qualche contratto a progetto, esternalizzando alcune funzioni che facevano capo al Comune, che sono ancora, almeno in parte, non retribuite. E poi, magari, qualche giro di valzer intorno alla Festa di Nostra Signora di Ceppaloni, che si svolge per quattro notti, nelle calde serate del luglio beneventano.

La questione è che, purtroppo, ci sono i posti storici. Negli ospedali, nelle forze dell’ordine, in qualche fabbrica, tra i giornalisti. E costoro continueranno a votare per Mastella, purtroppo da lì non si torna indietro. Sarà, come sempre accade nella nostra bella democrazia, una lotta tra numeri e chi ne ha avuti di più, nient’altro.

Per il resto, io non so se Mastella si vergogni. Dopotutto, ormai qui nessuno si vergogna più di niente. Un grazie particolare vogliamo però renderlo ancora una volta a Simona Ventura, che con la sua spocchia da Talent Scout di questo par’ di palle, ce lo sta propinando a tutto spiano, completo di un inestimabile optional, oltretutto sponsorizzato: un gran bel Torrone di Benevento da troncarci a tutti quanti nel di dietro.

Ce ne libereremo mai? Non lo so. E in alternativa: cosa?

M.e.N.

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IL TERZO STATO

Dicembre 19, 2008

Il mio amico Ernesto, che tante volte ha saputo aprirmi gli orizzonti sui diversi modi di approcciarsi alla vita, mi aveva sempre detto che è inutile condannare la gente, se accoglie con sudditanza e rispetto il concetto di “camorra”.

Ernesto dice, tra l’altro, che nessuno, dotato di un minimo di cervello, rifiuterebbe un antistato che compra la tua complicità con soldi consegnati direttamente a casa, con un “corpo di polizia” privato in grado di mantenere l’ordine (molto più di quanto non sappia fare il cosiddetto governo), con una propria organizzazione che vede e provvede: più efficace della democrazia, più ideologica dei partiti, più certa della pena di morte, più rassicurante di un regime totalitario. E che conta se la droga che spacciano uccide la gente, o che i soldi vengono in vestiti in attività di strozzinaggio. Tanto in Italia le cose funzionano così: perché, non c’è il monopolio dei tabacchi? E le banche, non ti rubano la casa col pretesto del mutuo a tasso variabile?

Io gli avevo creduto, al mio amico Ernesto, e poiché non riuscivo a digerire questi concetti, che rumino ormai da quando lo conosco, ho continuato a ripetermi che è vero: nessun Paese merita che si stia dalla sua parte, nemmeno se tanta gente finisce ammazzata, nemmeno se sei un padreterno (ma da dietro le sbarre), nemmeno se devi vivere di sotterfugi e lutti familiari da sacrificare alla “causa”, come in una sorta di Comune da brivido, in cui i tuoi valori vengono sovvertiti in base ad un egoistico (tanto egoisti lo siamo tutti, anche Gesù Cristo) tornaconto, che vede in cima alla classifica la sopravvivenza in questo mondo cane.

Poi mi sono guardata un po’ intorno, ho visto su cosa si basa l’amministrazione pubblica oggi, ho assistito a scambi di favore fino a non distinguere più, dove stava il potere e dove la concussione, ho pensato per un attimo a questo tanto blasonato concetto di “casta” e mi è tornato in mente un grafico, che mi facevano studiare alle elementari per comprendere in che percentuale fosse divisa la popolazione francese prima della rivoluzione del 1789, e mi sono ricordata questo istogramma, sul sussidiario, in cui la nobiltà (in rosso) costituiva circa il 3% del totale, il clero (-che fantastico nome!- in rosa) circa il 7, mentre il popolo, lì definito Terzo Stato, era circa il 90%. E colorato in verde.

Allora mi sono chiesta: quanto vale la mia libertà, se deve servire al bieco sostentamento del privilegio di una minima cupola di gente, la cui condizione sociale, dopotutto, dipende anche dalla mia naturale assuefazione alla condizione di Terzo Stato?

Non lo so. Ma il guaio è, fondamentalmente, che io ho studiato che da qualche parte esiste uno stato di diritto, e non mi pare bello vituperarlo, solo perché chi lo rappresenta, ormai, non si distingue da chi ne succhia il sangue per poi sputarci sopra, politico, imprenditore, o camorrista che sia. Sicché: qual è la differenza tra Pomicino, Emanuele Filiberto, l’eminenza grigia che gestisce i flussi dello IOR e i casalesi?

Io credo nessuna, Ernesto. Perciò, la prossima volta che mi dirai che, almeno, la Camorra, a chi la sostiene gli dà da mangiare, credo che non ti dirò più che forse hai ragione. Credo invece che ti darò dell’anarchico utopista, e che poi ti manderò affanculo.

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Camilleri for President

Ottobre 26, 2008

Ho cercato di sognare una Benevento diversa, meno schiava, meno riverente, meno ripiegata su se stessa, più aperta agli scambi intellettuali, una Benevento più S..veglia, più Agile, più “ricca”, più intelligente, più sincera.

Poi qualche mattino fa, mentre mi accingevo ad iniziare la mia giornata lavorativa, ho aperto la posta elettronica, e cosa vedo? Una e-mail dello stregatto JD, con un laconico link: ci clicco sopra e scopro che Travaglio (non me ne voglia chi non lo sopporta, ma intanto è stato uno dei pochi ad esprimere un commento in proposito) mi aveva acconciato un post sull’elezione di Carlo Camilleri A PRESIDENTE DELLA CONFIDI DI BENEVENTO!!!!!!!!!!!!

Era da tempo che le imprese di questa provincia ne discutevano: del difficile rapporto con le banche, della necessità di rendere il credito più accessibile, del fatto che i grandi istituti burocratizzano e non ti conoscono, di quanto, in soldoni, sia difficile per l’imprenditore medio beneventano, avere un po’ di soldoni dalle benemerite prestatrici.

Insomma, si sono organizzati. Hanno fatto consorzio, hanno creato un fondo di garanzia collettivo, si sono presentati in gruppo ai bancari ed hanno finalmente creato le condizioni per farsi prestare questi benedetti denari.

Ora, alla guida del consorzio è stato posto (all’u-na-ni-mi-tà) il controverso padre-padrone, consuocero di Clemente Mastella (diventato tale, non si capisce se per farne il suo pupillo o per finire di arricchirsene alle spalle), primo protagonista dell’inchiesta di Santa Maria Capua Vetere, che ha falcidiato l’Udeur all’inizio del 2008, presunto corruttore, intrallazzatore, mani-in-pasta-tore, businessman dell’edilizia che bucherella cave in mezza Italia e firma progetti farlocchi in ATP, per poi lasciarci le penne giuridiche. Cosa si saranno fatti a Confindustria il giorno dell’elezione?

Di cosa si tratta? Di un risarcimento morale, di un contentino, di una dichiarazione d’amore?

L’unanimità di quel voto risuona sordo come un battito di tacchi all’unisono per mettersi sull’attenti, ma a questo punto la domanda nasce spontanea: sono i magistrati che non hanno capito nulla, oppure, effettivamente, in un mondo in cui le cose sono così complicate, la soluzione è quella di facilitare gli affidamenti con metodi veloci, pratici, persuasivi, di cui il grande imprenditore sembrerebbe esperto?

Ad ogni modo, i soldi sono i loro, e certamente sono liberi di fare come meglio credono. Mentre noi ci interroghiamo, ebbri di un clima surreale, se il silenzio clamoroso che circonda questo fatto, non sia che l’ennesima dimostrazione che “Camilleri presidente di Confidi BN” non sia, proprio per questo, esattamente ciò che ci meritiamo.