Archivio per la categoria ‘Esperienze’

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POP! Goes my heart

Novembre 3, 2009

Chiamavo un cliente per fissare un appuntamento (faccio il commerciale, di mestiere) e mi mettono in attesa per parlare con la persona che dovevano passarmi. Senza avere il tempo di alzare le difese mi sento appioppare la musica di cortesia, e cosa odono le mie orecchie? I like Chopin di Gazebo..SPLAT.. una tranvata al cuore.

Tutt’a un tratto vengo catapultata nei mirabolanti anni ’80 e mi passano davanti tutti i video dei vari Wham, Madonna, Michael Jackson, Culture Club, Duran, Spandau… che flash.

Rimango sospesa tra le immagini patinate dei cantanti doverosamente boni, ancora desiderosi di ammaliarti e pronti a girare un video in cui te lo cantano, dalle sequenze auto-narranti di quelle orrende clip sballate piene di avventure commoventi alla ricerca del vero amore… e poi  dai Papa don’t preach rivendicativi, dal mistico rapimento dei placebo per menti fuorviabili, dai cuori spezzati delle strofe intercalate da quegli irrecuperabili “oh! yeah…“, il tutto senza avere il minimo dubbio che il mio trip non sia assolutamente fantastico.

Il jingle gira già per la terza volta e comincio a domandarmi se Gazebo, looppato all’infinito, non finisca per rompere i gazebi, ed intimo al mio cervello di piantarla di dissociarsi, ma l’anfetamina poppettara riprende il sopravvento, come ha sempre fatto e sempre continuerà a fare, col suo fascino esercitato imperituramente.

I’m bad, penso, mentre la mia anca non riesce a smettere di dimenarsi e mi figuro sulla cima di una reazionaria Montagna dalla quale sciorino il mio Discorso: beati voi che amate il pop, perché sarete ricompensati..

Mi sembra davvero di rivedere la mia vita, i successivi anni ’90 e quel che ne fu della mia musica preferita, soppiantata prima dalla techno e poi dalle tante forme di suburban che hanno lasciato emergere tutto ciò che le top ten di disco ring avevano soppiantato e maciullato fino al vomito, con il conseguente rigurgito di quanti, dal primo all’ultimo disco pop, non aspettavano che i giorni d’oggi per uscire dalle loro cantine attrezzate per suonare musica vera e trasformare tutto in concetti e denuncie, iper-realismo e tecnicismo, al punto che, per definirti un musicista degno di tale nome, devi assolutamente eliminare l’innamoramento, i non-sense e le melodie piacevoli dalla tua composizione.

Eh.. eppure siamo in tanti a rimpiangere (si, maledetta me, li rimpiango) la leggerezza e la s-canzonatezza della più folle euforia da sintetizzare in inni come “people from Ibiza” e “rumors”, oppure gli ammiccamenti dei nostri idoli super-spallinati, semplici zuccherini per animi così felicemente non complicati.

Che dire.. in omaggio a chiunque rievochi ancora con simpatica nostalgia quei tempi, beccatevi questo video-memorandum di solidarietà, non ce ne vogliano… essere pop dentro è (per fortuna o purtroppo?) una filosofia di vita…:

ps. per papà: se leggendo questo post pensi che lo abbia scritto io, sappi che non è vero assolutamente.

Fabio: dopotutto sei la dimostrazione che si può avere una sorella maggiore poppettara e sopravvivere..

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RISSA AL MEGAPARCHEGGIO DI BENEVENTO

Settembre 16, 2009

Ill.mi

Sindaco di Benevento Fausto Pepe

Pres. AMTS di Benevento

Autorità e cittadinanza tutta di Benevento

Benevento, 16 settembre 2009

Oggetto: RISSA AL MEGAPARCHEGGIO

Carissimi tutti,

Vi scrivo a distanza di pochi minuti da un episodio per il quale non riesco a nascondere sconcerto ed incredulità, accaduto al Megaparcheggio di via del Pomerio.

Bisogna premettere che è abitudine consolidata e certo rimarchevole, da parte dei clienti del Megaparcheggio, quella di lasciare il veicolo con il motore acceso, in prossimità dell’uscita, recandosi alla casa per pagare il biglietto, bloccando in questo modo le autovetture di chi, tra l’altro, ha già provveduto al pagamento apprestandosi a lasciare la struttura.

Questa mattina, intorno alle undici, la scena si è ripetuta: non uno, ben due automobilisti hanno pensato bene di parcheggiare davanti al casellino di uscita, scendere dal veicolo per pagare alla cassa (bloccando il passaggio) e rendere impossibile a chi era in fila l’uscita stessa.

Tutto “normale”, per così dire, se non fosse che un paio di persone, che avevano già effettuato il pagamento (tra cui la sottoscritta) hanno cominciato a lamentarsi, suscitando le ire di chi, non solo bloccava l’uscita, ma pretendeva anche che si aspettasse buoni buoni. I proprietari delle autovetture in sosta vietata hanno dunque finito per istigare, con un atteggiamento provocatorio ed aggressivo, chi insisteva nella richiesta di liberare il passaggio.

In men che non si dica, ben cinque uomini sono venuti alle mani, scagliandosi l’uno contro l’altro, scaraventandosi poi a terra e continuando a massacrarsi letteralmente di calci e pugni, dando vita ad una vera e propria rissa.

L’intervento di un consigliere comunale, di cui vorrei fare il nome solo per elogiare la fermezza e la capacità di dominio con cui ha interrotto il pestaggio, ha posto fine al tumultuoso litigio, mentre un dipendente dell’AMTS, guardandosi bene dal farsi coinvolgere nel pericolosissimo turbinio di botte, ha agevolato l’uscita degli automezzi, tra i quali quelli di coloro che hanno provocato la rissa, che ben si sono guardati dal non fuggire a tutta velocità, nel disperato tentativo di non farsi identificare. Non tutti erano beneventani, si intuiva dall’accento, fatto sta che l’aver fatto delle rimostranze, ha messo nei guai un semplice cittadino che non chiedeva altro che uscire dopo aver regolarmente e civilmente pagato secondo le corrette modalità.

Perché bisogna arrivare a questo?

La tentazione di pagare mentre si esce è forte per chi, disabituato ad una convivenza civile, pretende che gli altri aspettino i suoi comodi mentre si accinge ad effettuare il pagamento a suo piacimento.

Ma non si può pretendere che, soltanto per la posizione comoda di una cassa che forse si farebbe meglio a spostare, si arrivi a sfiorare il massacro. Cosa sarebbe accaduto se uno di questi signori, che evidentemente ha avuto un giornata difficile e che non trova di meglio che farla pagare ai suoi colleghi automobilisti, fosse stato armato?

Perché una struttura così ben congeniata ed utile alla mobilità deve essere invece continuo motivo del contendere, fosse solo per il capriccio di chi non si limita a seguire le norme dell’utilizzo del parcheggio e del comune senso civile?

Sono una donna, ma sono anche ben certa che non mi sarebbe stato risparmiato alcun trattamento analogo, se avessi malauguratamente pensato di scendere anch’io dalla mia automobile, tant’è che io stessa sono stata avvicinata con fare minaccioso, dopo aver protestato con chi non si era comportato in maniera corretta.

Potrò ancora pensare di far valere i miei diritti? Dovrò continuare a pensare, e tutti come me, che è meglio subire prevaricazioni e scorrettezze piuttosto che cercare di condividere il rispetto per il prossimo, seppur in maniera più educata di quanto possa esserlo chi, esasperato dall’inciviltà, esca per un attimo fuori dai toni?

Queste domande sono naturalmente senza risposta, per ora. Nell’attesa lasciateci almeno raccontare di aver assistito ad una scena raccapricciante, che ha lasciato basiti ancor più che terrorizzati.

Sperando di poterci presto incontrare tutti in uno spazio ideale di ragionevole confronto, senza pericoli di doverci, la prossima volta, lasciare le penne, vi saluto tutti cordialmente e vi ringrazio di avermi dedicato il vostro tempo.

Maria Elena Napodano

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Afta

Settembre 10, 2009

La stomatite aftosa (per gli amici AFTA) è quella piaga, quel flagello, quel dolorosissimo fungo che, sotto le mentite spoglie di una innocente bolla, infetta la vostra bocca impedendovi qualsivoglia forma di alimentazione per via orale, per un periodo non inferiore ad una settimana.

È da venerdì scorso che provo a mangiare (per così dire..) patate lesse, pan carrè e sottilette (morbide al tatto e non troppo acide), riducendomi ad una larva per aver rifiutato ogni sorta di alimento che il mo ragazzo e il mio gatto mi pregavano di ingerire.

Avevo mangiato una bruschetta in un ristorante abruzzese (che dio li abbia in gloria) scorticandomi lievemente. Per qualche motivo la cosa è degenerata in una terrificante infezione.

Quando ancora non sapevo cosa fosse, ho innocentemente addentato un tramezzino col pomodoro, e mentre il crogiolo fiammante che mi si scatenava in bocca si accingeva a poter forgiare la Spada del Potere di He-man, ho avuto la brillante idea di annaffiarlo con la coca-cola (la prima sostanza liquida bevibile che sono riuscita ad afferrare): ho visto LE STELLE. Non paga, convinta che fosse solo una questione di consistenza, ho provato anche con yogurt e frullati: stavo per correre verso uno spigolo a tutta velocità, cercando il coraggio di spaccar mici la fronte. Il tutto sotto gli occhi sgomenti, increduli ed affascinati dei soggetti di cui sopra, tra i quali sempre il mio ragazzo, che con tanta dedizione aveva preparato il suddetto sprecato frullato di banana e mela.

Sogno una carbonara, le montanare di mia mamma, pasta e lenticchie, la cotoletta, la lasagna, i cornetti alla crema, il crodino e qualsiasi bibita ancor più gassata.

La notte mi sveglio coi crampi per la fame e faccio pipì almeno due-tre volte, perché, naturalmente, l’afta mi costringe a bere due bicchieri e mezzo d’acqua (rigorosamente liscia) per ogni dieci grammi di boccone che transita sul mio martoriato palato.

Pochi dolori sono paragonabili a questo. Un sollievo? L’ho provato, oltre che con gli abbracci, le strusciate di baffo e i baci di chi mi ama, con Corti-fluoral (ma ho letto di fantastici e ben più efficaci rimedi alternativi), un medicinale che in quel momento ti sembra un miraggio, che si fa gocciolare sul cotton-fioc, da passare poi sulla ferita. Ma attenzione: la parte va massaggiata per oltre qualche minuto con delicatezza ed insistenza. E ora sta passando.

La bestia è dura a morire, e più lei si avvinghia alle cavità orali, più il passaggio deve essere accurato ed insistente.

Ci vuole polso, con queste dannate carogne.monet